Welcome to the killing sea
"Dobbiamo allora essere consapevoli del fatto che questa crudeltà del diritto contrasta non solo con i principi costituzionali stabiliti nelle costituzioni democratiche e nelle tante carte internazionali dei diritti umani, ma equivale alla negazione della ragion d’essere del diritto medesimo, consistente nel suo ruolo di legge del più debole contro la legge del più forte che vigerebbe in sua assenza e perciò nei limiti e nei vincoli da esso imposti alla legge selvaggia dei più forti. Prof. Luigi Ferrajoli
Il sistema giuridico costituisce la linea di demarcazione tra la barbarie e la civiltà. Ma come possiamo constatare nella realtà quotidiana la legge non è sinonimo di giustizia perché i suoi disposti rispecchiano le caratteristiche della mentalità del suo tempo. La Costituzione democratica dovrebbe rappresentare il superamento del sistema feudale ma nella pratica molti principi rimangono volontariamente inattuati per questo compaiono leggi oscurantiste che vanificano gli sforzi di coloro che hanno combattuto e sofferto per la realizzazione di una società più giusta.
La devastante influenza del potere economico sulla politica mina di fatto le fondamenta del sistema democratico che si sta indebolendo sempre di più attraverso l’uso strumentale dei mezzi di comunicazione che manipolano il senso critico dei lettori deviandoli da una corretta valutazione dei fatti e da una politica che dà vita a normative incostituzionali e reazionarie.
Voglio partire dall’ultimo tragico evento accaduto prima di natale che ha comportato la morte per annegamento di più di 100 migranti abbandonati a loro destino nel Mediterraneo. Perché oggi la maggior parte dei cittadini considera questi esseri umani un pericolo per la scurezza del loro paese? È proprio su questo importante tema giuridico-morale che l’Italia, l’Europa e anche tutti i paesi occidentali dimostrano di rinnegare la loro natura democratica praticando politiche razziste e disumane che mettono in discussione il diritto alla vita e alla dignità dei naufraghi e non solo.
Tutto l’Occidente preferisce nascondere sotto “il tappeto” dell’ipocrisia le proprie responsabilità del silenzioso massacro di migliaia di vittime che hanno la colpa di essere nati in paesi predati prima dalle nostre colonizzazioni e poi dalla nostra globalizzazione.
“Una politica razionale e antirazzista dovrebbe muovere, realisticamente, dalla consapevolezza che i flussi migratori sono fenomeni strutturali e irreversibili, frutto dell’odierna globalizzazione che né le leggi, né i muri, né le polizie di frontiera potranno fermare, ma solo rendere clandestini e drammatizzare, consegnando i migranti alla repressione, all’emarginazione a allo sfruttamento.”
Coloro che traggono vantaggio da queste pratiche disumane seminano odio e paura nella collettività trasformando le vittime in capri espiatori criminalizzandole e demonizzandole, tale atteggiamento determina un abbassamento dello spirito pubblico che consente a questi criminali di giustificare un tale delitto contro l’umanità.
“Il consenso ottenuto dalla società, presentato di solito come un loro avallo “democratico”, è in realtà il segno di un crollo del senso morale a livello di massa. Quando la disumanità, l’immoralità e l’indifferenza per le sofferenze, per la disperazione e per le morti in mare sono praticate, esibite e ostentate dalle pubbliche istituzioni, esse non solo sono legittimate, ma sono anche assecondate e alimentate.”
Altrimenti non potremmo capire il consenso di massa di cui godettero il fascismo e il nazismo (e tutt’ora purtroppo godono).
“Queste politiche inique, seminando la paura e l’odio per i diversi, svalutano i sentimenti elementari di uguaglianza e solidarietà che formano i presupposti di qualunque democrazia. Hanno avvelenato e incattivito le nostre società screditando la pratica del soccorso di chi è in pericolo di vita e, con essa, i normali sentimenti di umanità. Esse diventano contagiose e si normalizzano.”
Se ci spostiamo nel XVI secolo scopriamo che il diritto di emigrare è il più antico dei diritti umani, lo formulò Francisco De Vittoria a supporto della conquista del nuovo mondo. Da allora il diritto di emigrare divenne una norma fondamentale del diritto internazionale consuetudinario a sostegno delle colonizzazioni. Allora erano solo gli europei a poterlo esercitare, per invadere e depredare il resto del pianeta, grazie anche al diritto di muovere guerra contro chiunque si fosse opposto al suo legittimo esercizio: cosa che fu fatta, con la distruzione delle civiltà precolombiane e il massacro di milioni di nativi in tutti i continenti. Si parla di almeno 100 milioni di nativi americani massacrati nei civilissimi e democraticissimi Stati Uniti.
Attualmente tale diritto è considerato un diritto fondamentale stabilito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 ed anche dall’art. 35 della Costituzione italiana.
“Oggi che l’asimmetria si è capovolta, e non sono più gli europei, ma quanti fuggono dai paesi impoveriti dalle nostre politiche predatorie a esercitare il diritto di emigrare, l’esercizio di quel diritto si è capovolto in delitto, e lo si reprime con la stessa feroce durezza con cui lo si brandì alle origini della civiltà moderna a scopo di conquista, di rapina e colonizzazione.Le società occidentali stanno vivendo un periodo storico molto controverso e pericoloso proprio a causa della crudeltà del diritto che si manifesta a livello mondiale e che sta favorendo la crescita vertiginosa della disuguaglianza globale, e forme di sfruttamento schiavistico del lavoro e, soprattutto, nelle guerre in corso. La globalizzazione ha determinato un capovolgimento nel rapporto tra politica e diritto; tra il carattere planetario dei poteri economici e finanziari e l carattere prettamente statale della politica e del diritto infatti non è più la politica che guida l’economia garantendo la libera concorrenza tra le imprese, ma sono i grandi poteri economici e finanziari che mettono gli Stati in una concorrenza al ribasso, spostando i loro investimenti nei paesi in cui possono sfruttare il lavoro in forme schiavistiche, devastare impunemente l’ambiente, corrompere i governi e non pagare le imposte. Di qui l’abbassamento delle garanzie del lavoro e delle spese sociali anche nei paesi più avanzati.”
Proprio in questo periodo i cittadini dovrebbero mobilitarsi per difendere il diritto come strumento di salvaguardia della civiltà dalla quale dipende il futuro dell’umanità.
“E’ una battaglia che consiste nel prendere sul serio i principi di pace e di uguaglianza e i diritti fondamentali stabiliti in tante carte costituzionali e internazionali e nel leggere la loro distanza dalla realtà come un insieme di violazioni giuridiche, per commissione o per omissione, di tali principi. A cosa si devono infatti queste violazioni? Si devono, chiaramente, all’assenza di garanzie, inteso con “garanzie” quei divieti e quegli obblighi correlativi a quelle aspettative negative o positive in cui consistono la pace e tutti i diritti fondamentali.”
I diritti patrimoniali sorgono contemporaneamente alle loro garanzie - il credito simultaneamente al debito, il diritto reale di proprietà simultaneamente al divieto di turbarne l’esercizio – a differenza di un trattato di pace e dei diritti fondamentali non prevede la simultanea esistenza delle loro garanzie infatti non basta “enunciare l’imperativo della pace” come fa la carta dell’Onu perché non si producano guerre, oppure i diritti alla salute e all’istruzione, come fanno i patti del 1966 sui diritti economici e sociali, perché sorgano ospedali e scuole:
“E’ necessario che le garanzie della pace e dei diritti vengano introdotte da norme di attuazione, le quali peraltro sono logicamente implicate ed imposte dalle aspettative nelle quali consistono la pace e i diritti.”
Quali sono le garanzie della pace? “Esse consistono, come già scrisse Thomas Hobbes quasi quattro secoli fa, nel disarmo globale e totale che è la sola garanzia in grado di rendere impossibili le guerre: precisamente nella previsione e nella severa punizione come crimini contro l’umanità della produzione e del commercio non soltanto delle armi nucleari, ma di tutte le armi da fuoco. Solo la severa proibizione di tutte le armi da sparo può rendere impossibili le guerre, disarmare le formazioni terroristiche e le organizzazioni criminali e ridurre i 460.000 omicidi commessi ogni anno nel mondo per la maggior parte con armi da fuoco. Occorre a tal fine far crescere, nel senso comune, il riconoscimento della corresponsabilità morale, in ogni guerra e in ogni assassinio, dei produttori e dei venditori di armi. Giacché è da questi produttori di morte che sono armati eserciti, associazioni criminali, bande terroristiche e assassini. I soli ostacoli a questa unica, effettiva garanzia della pace e della sicurezza sono quelli opposti dai giganteschi interessi delle industrie e del commercio delle armi e dai miserabili poteri politici ad essi asserviti o che di essi si servono a fini di potenza. Dall’abolizione delle armi seguirebbe il passaggio della società internazionale dallo stato di natura allo stato di diritto, una generale civilizzazione del costume e delle relazioni sociali e la crescita della maturità intellettuale e morale dell’intera umanità.”
Per la difesa dell’ambiente occorrono iniziative concrete che garantiscano una reale difesa dell’habitat, che ci preservino dalle possibili future catastrofi.
“La garanzia più efficace della salvaguardia della natura è l’istituzione di un demanio planetario che sottragga alla privatizzazione e alla dissipazione i beni vitali della natura, come l’acqua potabile, l’aria pulita, le grandi foreste e i grandi ghiacciai. Le garanzie dei diritti alla salute, all’istruzione e alla sussistenza, stabiliti nei Patti del 1966, sono la creazione di istituzioni globali di garanzia primaria che assicurino a tutti le prestazioni sanitarie, quelle scolastiche, l’alimentazione di base, salari minimi stabiliti per legge e redditi di base per tutti gli abitanti del pianeta, nonché il finanziamento di tali istituzioni mediante una fiscalità globale realmente progressiva. Le garanzie delle libertà fondamentali consistono nell’istituzione di Tribunali penali obbligatori e di una Corte costituzionale globale in grado di censurare le loro violazioni come atti illeciti o come atti invalidi.”
Il Prof. Ferrajoli sta lavorando al progetto di un costituzionalismo globale come possibile alternativa allo strapotere economico che detta legge su tutto e su tutti.
“E’ questo il progetto di una Costituzione della Terra che abbiamo progettato e che, come Costituente Terra, stiamo diffondendo, sollecitando tutti coloro che sono interessati a questa impresa a proporre emendamenti e integrazioni Non si tratta di un obiettivo irrealistico. Si tratta della sola risposta razionale e realistica, nell’interesse di tutti, alle terribili sfide globali in grado di assicurare la sopravvivenza del genere umano. Dobbiamo infatti respingere come ideologico il realismo volgare di chi ritiene che non esistano alternative a ciò che di fatto accade, così naturalizzando la realtà sociale – la politica, il diritto, l’economia – e ignorando la realtà naturale delle catastrofi incombenti. Il vero problema è il tempo. I processi costituenti sono più lenti e difficili dei processi distruttivi, purtroppo in gran parte irreversibili. E potremmo non fare in tempo a formulare nuovi “mai più” costituzionali.”
Personalmente considero l’abolizione della personalità giuridica del capitale il primo passo concreto per eliminare l’eccessiva concentrazione di potere e di ricchezze in soggetti economici astratti ai quali la normativa societaria conferisce una eccessiva forza negoziale e potere di pressione sulle istituzioni e sulle masse che li pone al di sopra degli interessi generali delle collettività.
Altro passo importante è il conferimento della personalità giuridica alla Natura con tutti i suoi elementi e creature come insostituibile depositaria della vita del nostro pianeta.
I principali nemici del nostro futuro sono la mancanza di una diffusa coscienza civile e del coraggio di prendere drastiche e illuminate decisioni per fermare questo disastro.