Salute

Lombalgia cronica: le nuove linee guida dell’OMS per la gestione non chirurgica


La lombalgia (low back pain, LBP) è tra le condizioni più diffuse al mondo, colpendo persone di tutte le età e con un impatto maggiore su donne e anziani. Secondo le stime del Global Burden of Disease 2020, circa 619 milioni di individui hanno sofferto di lombalgia, con un incremento del 60% rispetto al 1990. Le proiezioni non sono incoraggianti: entro il 2050 i casi potrebbero aumentare di un ulteriore 36%.

Il dolore lombare cronico rappresenta una delle cause più frequenti di ricorso alle cure primarie. In circa un quarto dei pazienti un episodio acuto evolve in forma cronica entro 3-6 mesi dall’esordio, e oltre il 20% continua a presentare sintomi dopo un anno. Negli anziani, l’impatto è ancora più pesante: riduzione della mobilità, fragilità, cadute, incontinenza, disturbi del sonno e peggioramento della qualità di vita.

Nonostante l’elevata prevalenza, la gestione della lombalgia rimane eterogenea, con cure spesso non basate su evidenze scientifiche. Per questo motivo, nel 2023 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato per la prima volta linee guida globali per il trattamento non chirurgico della lombalgia cronica primaria (CPLBP), rivolte a clinici, fisioterapisti, psicologi, farmacisti e operatori della sanità pubblica.

 
Gli obiettivi delle linee guida OMS
Le nuove raccomandazioni mirano a fornire un supporto pratico agli operatori sanitari nella gestione del dolore lombare persistente negli adulti, inclusi gli over 60. L’approccio si concentra esclusivamente sugli interventi non chirurgici, valutando rischi e benefici rispetto a placebo, nessun trattamento o terapie standard.

  • Gli interventi considerati rientrano in cinque categorie principali:
  • educativi, per favorire la comprensione del dolore e l’autogestione;
  • fisici, come esercizi strutturati, stretching, yoga, pilates, tai chi;
  • psicologici, tra cui terapia cognitivo-comportamentale e condizionamento operante;
  • farmacologici, con attenzione ai farmaci di uso comune;
  • multicomponenti, che integrano aspetti fisici, psicologici e sociali.

 
Le raccomandazioni principali
L’OMS ha analizzato 37 interventi, emettendo 24 raccomandazioni, una “affermazione di buona pratica” e lasciando senza giudizio 12 approcci per insufficienza di prove.

Interventi raccomandati (condizionati a favore):

  • esercizio fisico strutturato (anche per anziani);
  • agopuntura;
  • manipolazioni spinali;
  • massaggi.

Interventi sconsigliati:

  • trazioni;
  • ultrasuoni terapeutici;
  • TENS (stimolazione elettrica transcutanea);
  • corsetti lombari e cinture di supporto.

È invece raccomandata l’adozione di ausili alla mobilità, se valutati su base individuale.


Psicologia e benessere
La terapia cognitivo-comportamentale e il condizionamento operante ricevono una raccomandazione condizionata, pur con bassa certezza delle evidenze. Nessuna raccomandazione, invece, per mindfulness, terapia cognitiva e rispondente.


Farmaci
Unica categoria con raccomandazione a favore: i FANS, con evidenze moderate.
Sconsigliati analgesici oppioidi, antidepressivi triciclici, anticonvulsivanti, miorilassanti, corticosteroidi e anestetici locali iniettabili.
Per paracetamolo, benzodiazepine e cannabis terapeutica non ci sono prove sufficienti, ma i potenziali rischi – soprattutto negli anziani – ne limitano l’uso.

 
Perché è importante
Le linee guida OMS segnano un passo avanti cruciale: fissano criteri chiari e basati su evidenze per una patologia che pesa enormemente sulla salute pubblica e sulla qualità di vita di milioni di persone. L’approccio integrato – che combina esercizio, supporto psicologico e uso oculato dei farmaci – mira non solo a ridurre il dolore, ma anche a restaurare funzionalità, autonomia e benessere, soprattutto nella popolazione anziana.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
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