Polio: l’Europa gioca con il fuoco mentre 450.000 bambini restano senza vaccino. Basta compiacenza, è tempo di agire.
Mentre i governi celebrano con superficialità l’illusione di un continente “polio-free”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia un allarme che dovrebbe scuotere ogni coscienza civile: l’Europa sta abbassando la guardia, e lo sta facendo sulla pelle dei bambini. Nel 2024 oltre 450.000 minori sono stati lasciati senza protezione vaccinale, un numero che non rappresenta solo una statistica, ma un fallimento politico e morale.
Le evidenze sono scioccanti: dal settembre 2024 il poliovirus di tipo 2 è stato rilevato nelle acque reflue di Finlandia, Germania, Israele, Polonia, Spagna e Regno Unito. L’ultimo campione positivo, datato settembre 2025 in Germania, dimostra che il virus è già tra noi. Non è un ricordo del passato, è un pericolo presente e concreto. Solo l’elevato livello di copertura nelle aree colpite ha evitato – per ora – casi di paralisi.
Ma non in tutti i paesi l’allerta è stata presa sul serio. In Israele, la rilevazione di un poliovirus di tipo 1 ha portato alla dichiarazione ufficiale di un focolaio epidemico nel febbraio 2025. Il governo ha dovuto correre ai ripari con campagne vaccinali urgenti per proteggere i gruppi vulnerabili. Per fortuna, negli ultimi due mesi non sono stati rilevati nuovi virus: una vittoria temporanea, conquistata con determinazione e responsabilità. Esattamente ciò che in Europa molti Stati stanno colpevolmente rifiutando di fare.
“I gap nella copertura lasciano i bambini vulnerabili e rappresentano un rischio per la sicurezza sanitaria della nostra Regione e oltre. Non possiamo tornare a un'epoca in cui la polio minacciava vite umane e sovraccaricava i sistemi sanitari”, ha dichiarato Ihor Perehinets dell’Oms/Europa.
Queste parole non sono retorica: sono un atto d’accusa. Perché la polio non perdona l’indifferenza. È una malattia feroce, capace di diffondersi silenziosamente e colpire senza preavviso. E oggi, mentre il mondo è a un passo dall’eradicazione totale – grazie a 35 anni di lotta che hanno fatto crollare i casi da 350.000 a meno di 50 all’anno – l’Europa rischia di essere ricordata come il continente che ha aperto la porta al ritorno della paralisi infantile per colpa dell’inerzia politica e della disinformazione.
Non è un dibattito: è un dovere civile
Ogni bambino non vaccinato non è una scelta individuale: è una falla nella sicurezza collettiva. È un bersaglio pronto per un nemico invisibile. Parlare di “libertà di scelta” quando si discute di vaccini significa ignorare il fatto che la libertà finisce dove inizia il rischio per la comunità.
Un traguardo a portata di mano, ma non garantito
L’iniziativa globale per l’eradicazione della polio, avviata nel 1988, ha portato l’umanità vicinissima a uno dei più grandi successi sanitari della storia. Ma il virus continua a circolare, pronto a sfruttare ogni breccia: ogni ritardo, ogni esitazione, ogni taglio ai programmi vaccinali è un regalo alla malattia.
È necessaria una risposta immediata, tramite:
- Ripristino urgente delle coperture vaccinali in tutta Europa.
- Campagne informative obbligatorie contro la disinformazione.
- Sorveglianza ambientale capillare e pubblica trasparenza dei dati.
- Sanzioni per i governi che espongono la popolazione a rischi evitabili.
Essere “polio-free” non è un trofeo da esibire, ma un patto da rinnovare ogni giorno. La polio potrà essere eliminata per sempre solo se l’Europa smetterà di comportarsi come se la battaglia fosse già vinta. La storia giudicherà severamente chi oggi sceglie l’inazione.
La polio è pronta a tornare. La domanda è: noi siamo pronti a fermarla?