Nel percorso verso gli Oscar 2026, la categoria Miglior Trucco e Acconciatura racconta più che mai la storia del corpo come campo di battaglia — fisico, psicologico e simbolico. Quest’anno, il filo rosso unisce trasformazioni estreme e realismo emotivo: dalla Creatura malinconica di Frankenstein al pugno viscerale di Christy, dai volti devastati di 28 Years Later alla doppia identità spirituale di Sinners. Il trucco non è più semplice decorazione, ma anatomia del racconto: ogni ferita, ombra o pigmento diventa segno di vita, di dolore, di rinascita.
A guidare la corsa sono Netflix, Universal e Warner Bros, ciascuna con strategie distinte ma complementari. Netflix scommette sul prestigio artigianale di Guillermo del Toro e sulla sua tradizione di creature iconiche; Universal combina il fascino retrò del mostro classico (Wolf Man) con la sontuosità cromatica del musical (Wicked: For Good); mentre Warner alterna l’intensità autoriale (Weapons) alla mitologia afroamericana di Sinners, confermando un interesse per l’identità come costruzione estetica e spirituale.
A24, invece, continua a esplorare il corpo realistico e vulnerabile con The Smashing Machine, dove la trasformazione di Dwayne Johnson si fa manifesto di cinema verità.
Le campagne promozionali puntano su un ritorno all’artigianato tangibile: making of dettagliati, focus sulle protesi e storytelling del mestiere. In un’epoca di CGI onnipresente, l’Academy sembra premiare il “tocco umano” — il trucco che respira, suda, vive nella pelle dell’attore. È il trionfo del craft, ma anche del coraggio estetico di fondere realtà e mito, spettacolo e intimità.
Con così tante visioni in gioco — dal gotico alla distopia, dal dramma sportivo alla fiaba musicale — la corsa al trucco dell’anno promette scintille: sarà la magia della trasformazione a decidere chi, sotto strati di colore e memoria, nasconderà la prossima statuetta d’oro.


