Esteri

Trump rivendica così l'attacco all'Iran: “Era l’ultima chance contro una minaccia intollerabile”

Operazioni militari su larga scala, il cordoglio per quattro soldati americani uccisi nella rappresaglia iraniana e la promessa di andare fino in fondo contro quella che definisce una “minaccia intollerabile” per gli Stati Uniti. Nel suo primo intervento pubblico sugli attacchi congiunti Usa-Israele in Iran, il presidente Donald Trump ha parlato alla Casa Bianca dell’“Operazione Epic Fury”, rivendicando la correttezza nella scelta di colpire Teheran.

Il discorso, pronunciato nella East Room durante una cerimonia di consegna della Medal of Honor, segna un passaggio politico e militare cruciale. Trump ha descritto l’azione come “l’ultima e migliore possibilità” per fermare le ambizioni nucleari iraniane e neutralizzare quella che ha definito la minaccia missilistica a lungo raggio. Ma in precedenza non aveva parlato di cambio di regime?!?

“Questa era la nostra ultima e migliore possibilità di colpire”, ha dichiarato il presidente, parlando di un regime “malato e sinistro”. Secondo Trump, l’obiettivo è impedire all’Iran di armare, finanziare e dirigere gruppi terroristici oltre i propri confini.

Il presidente ha anche rivendicato risultati militari significativi: “Stiamo annientando la loro marina. Abbiamo già distrutto 10 navi. Sono in fondo al mare”, ha affermato.

Trump si è detto “addolorato” per la morte di quattro militari statunitensi negli attacchi di rappresaglia lanciati da Teheran. “In loro memoria, continuiamo questa missione con feroce e incrollabile determinazione”, ha dichiarato, promettendo di “schiacciare la minaccia” che il regime iraniano rappresenterebbe per il popolo americano.

“Abbiamo l’esercito più forte e potente del mondo, di gran lunga, e prevarremo facilmente”, ha aggiunto, ribadendo la superiorità militare degli Stati Uniti.

Trump ha ricostruito le tappe dell’escalation, sostenendo che il programma nucleare iraniano era già stato “annientato” dall’“Operazione Midnight Hammer”, condotta nel giugno scorso con attacchi statunitensi. Ma, ha accusato, Teheran avrebbe tentato di ricostruire le proprie capacità.

“Li abbiamo avvertiti di non tentare di ricostruire i centri di ricerca nucleare in un luogo diverso”, ha detto. “Si sono rifiutati di cessare la loro ricerca di armi nucleari”.

Non solo nucleare. Per il presidente, anche il programma missilistico balistico convenzionale iraniano stava crescendo “rapidamente ed esponenzialmente”, rappresentando una minaccia diretta per l’America e per le forze armate statunitensi all’estero. “Avevano già missili in grado di colpire l’Europa e le nostre basi. Presto avrebbero avuto missili capaci di raggiungere l’America”, ha affermato.

La linea della Casa Bianca è netta: un Iran dotato di missili a lungo raggio e armi nucleari non è accettabile. “Rappresenterebbe una minaccia intollerabile per il Medio Oriente e per il popolo americano”, ha detto Trump, sostenendo che anche il territorio statunitense sarebbe stato a rischio.

Da qui la decisione di intervenire con forza. “Il nostro Paese stesso sarebbe minacciato”, ha insistito.

Nel suo intervento, Trump ha respinto anche le critiche secondo cui potrebbe perdere interesse in un conflitto prolungato. “Hanno detto che dopo quattro o cinque settimane mi annoierò. Non mi annoio. Non c’è niente di noioso in questo”, ha affermato, liquidando le obiezioni con una battuta ma ribadendo la determinazione a proseguire.

In un’intervista al New York Post, il presidente non ha escluso l’ipotesi di un coinvolgimento diretto sul terreno. “Non ho alcun problema con gli stivali sul terreno, ma non sto dicendo che ci saranno”, ha precisato. “Probabilmente non ne abbiamo bisogno. Se fossero necessari, però…”.

La porta resta socchiusa. Intanto, le operazioni militari continuano e la tensione tra Washington e Teheran sale di livello, con il rischio di un conflitto destinato ad allargarsi ben oltre i confini iraniani.


Dopo questa “psico-spiegazione”, la domanda che sorge spontanea - dal punto di vista logico e che rimarrà senza risposta - non può che essere la seguente: e allora perché Trump non attacca la Corea del Nord o la Cina (la Russia no, perché è un fedele alleato) visto che quei due Paesi l'arma nucleare già ce l'hanno e pure i missili balistici in grado di colpire gli Stati Uniti?

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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