Nel tennis moderno, dominato da atleti scolpiti in laboratorio e routine millimetriche, c'è ancora spazio per i miracoli sportivi? La risposta è sì, e ha il volto di Marcus Willis.

Immaginate la scena: il Centre Court, il tempio del tennis mondiale. Da un lato della rete c'è Roger Federer, "Il Re", l'eleganza fatta tennista. Dall'altra parte non c'è un top 10, ma un maestro di circolo di venticinque anni, classificato oltre la settecentesima posizione del ranking ATP, noto nell'ambiente con il soprannome di "Cartman" per via di una corporatura non proprio filiforme.

Pochi giorni prima di quel match leggendario, Willis si guadagnava da vivere lanciando palline a bambini e adulti nei circoli di periferia, rassegnato all'idea di abbandonare il sogno del professionismo. Poi, l'incredibile cavalcata partita dalle prequalificazioni.

Con un tennis d'altri tempi – fatto di slice, smorzate, discese a rete e pura fantasia – e abitudini decisamente insolite per un atleta, Marcus Willis ha incarnato il sogno di ogni tennista della domenica.

Quella partita contro Federer finì come doveva finire, in tre set per lo svizzero. Ma il punteggio, quel giorno, non è importato a nessuno. 

Per conoscere meglio questa storia vi rimando all'articolo in link.

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