“Linea di confine”. Ricordi di una Brianza ormai svanita
C’è una linea sottile che attraversa i luoghi, le persone, la memoria. Che non divide soltanto, ma unisce ciò che sembra perduto a ciò che ancora pulsa. “Linea di confine” di Gianni Caspani, pubblicato nella collana “I Diamanti della Narrativa” dell’Aletti editore e disponibile anche in e-book, è un libro che cammina su questa soglia con passo sicuro, lirico e insieme reale. «Il mio libro - spiega l’autore, nato a Monza, che attualmente vive a Tradate (in provincia di Varese) - si intitola così perché i racconti in esso compresi, pur nella eterogeneità dei temi trattati, hanno in comune una demarcazione tra realtà e rielaborazione fantastica della stessa; tra la storia come è stata e come avrebbe potuto essere o come mi sarebbe piaciuto che fosse; tra esseri reali e fantasmi che si relazionano all’interno delle vicende narrate; tra vita e morte, in un contesto surreale ed onirico».
La raccolta di racconti nasce dall’elaborazione di esperienze vissute e restituisce, con voce intensa e a tratti ironica, un mondo fatto di cortili operai di Monza, di una Brianza rurale ormai svanita, di fabbriche dismesse dell’Altomilanese che ancora parlano a chi sa ascoltare. Sono luoghi concreti e simbolici, spazi della formazione e della perdita, dove il tempo sembra fermarsi per poi ripartire all’improvviso. «Monza, la mia città natale; la Brianza, in cui affondano le mie origini; la periferia dell’Altomilanese, in cui si è svolta gran parte della mia vita: sono questi - sottolinea Caspani - i luoghi in cui sono ambientati quasi tutti i racconti. Pur sentendomi intimamente cosmopolita e pur non essendo per nulla legato a un luogo, a una città, a una nazione, non posso sottrarmi ad una evocazione di ancestralità a cui la scrittura conferisce valore».
Caspani intreccia ricordi d’infanzia e storie familiari, riti antichi e leggende popolari, amicizie di gioventù e lotte sindacali, facendo emergere piccole e grandi ingiustizie sociali che hanno inciso le vite di intere generazioni. La storia entra nei racconti e viene rivisitata attraverso invenzioni fantastiche e lampi surreali, capaci di spostare lo sguardo e ampliare il senso del reale. «La sovrapposizione tra passato e presente che caratterizza tutti i racconti - afferma l’autore, la cui vita professionale si è svolta interamente nel settore della Pubblica Amministrazione - è una sensazione che mi ha accompagnato in tutta la vita: non sono mai riuscito a rimuovere i ricordi, neppure quelli molesti o quelli apparentemente rimossi, che via via riaffiorano talvolta suscitando rimpianto, simpatia, rimembranze di genti che mi hanno accompagnato nella vita. Credo che in questo la scrittura abbia una funzione di testimonianza e di catarsi che trascende l’individuale per farsi universale». Un mosaico narrativo in cui passato e presente si intrecciano fino a confondersi, così come realtà e affabulazione. La scrittura, asciutta e poetica, traccia una demarcazione fragile, continuamente attraversata, tra ciò che è stato e ciò che continua a essere. Fino a spingersi oltre l’ultimo limite, laddove la distinzione tra la vita e la morte si fa incerta, quasi indistinguibile.
“Linea di confine” sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Non sono sufficientemente narcisista per sentirmi lusingato. Vorrei trasmettere solo una testimonianza di impegno politico, sociale, di ricerca anche spirituale, di interpretazione storica, che si riscontrano, scavando a fondo e non limitandosi a una lettura dei meri eventi narrati». Un libro che non si limita a raccontare, ma custodisce e interroga la memoria collettiva, restituendo dignità narrativa anche a mondi apparentemente marginali e trasformandoli in materia viva, necessaria, universale.