Una vicenda inquietante scuote ancora una volta la Diocesi di Brescia. Don Jordan Coraglia, parroco di Castelcovati e volto molto noto nel mondo cattolico bresciano, è stato arrestato con l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Attualmente si trova agli arresti domiciliari, mentre le indagini della polizia postale proseguono. Il caso si è aperto nell’ambito di un’inchiesta su alcuni canali Telegram in cui circolava materiale illegale. La successiva perquisizione ha portato al ritrovamento di contenuti compromettenti sul telefono del sacerdote.
Don Coraglia non è un prete qualsiasi: era considerato un punto di riferimento per molti giovani, grazie anche alla sua passione per il calcio. Organizzava tornei in oratorio ed era fondatore e presidente della Nazionale italiana sacerdoti di calcio. La sua immagine pubblica era quella di un religioso vicino ai ragazzi, impegnato nella comunità e capace di unire fede e sport.
Nel 2019 era balzato agli onori delle cronache per un’iniziativa particolarmente simbolica: un’amichevole contro la squadra delle Guardie Svizzere, seguita da un incontro con Papa Francesco in piazza San Pietro. In quell’occasione, don Coraglia donò al Pontefice una maglietta con il numero 6 e il nome “Francesco” stampato sul retro. Bergoglio, con il suo consueto stile ironico, gli chiese: «Delle volte dite la messa o no?».
Ora quell’immagine pubblica è crollata di colpo. La Diocesi di Brescia ha confermato sia l’arresto sia la sospensione di don Coraglia dalle attività pastorali. In una nota, ha precisato che “non sono coinvolti minori che gli erano stati affidati nella cura pastorale”, ma ha anche dichiarato la propria «vicinanza a tutte le vittime di questo genere di crimini» e assicurato la piena collaborazione con la magistratura. Verrà inoltre aperta un’indagine canonica interna, nei tempi ritenuti opportuni.
Questo episodio rappresenta il secondo caso grave in pochi mesi per la diocesi. Il 16 aprile scorso, infatti, era stato arrestato anche don Ciro Panigara, con l'accusa di violenza sessuale su minore. Due casi che sollevano interrogativi profondi sul sistema di vigilanza interno alla Chiesa e sulla necessità di affrontare con maggiore trasparenza e fermezza queste derive criminali.
Il caso di don Coraglia è destinato a lasciare un segno pesante nella comunità bresciana, non solo per la gravità delle accuse, ma anche per il tradimento della fiducia che molti, soprattutto giovani, avevano riposto in lui.
Fonte immagine: brescia.corriere.it


