Il Cdm n.175 della serata del 22 maggio piazza la quarta flebo consecutiva (terapia in atto dal 19 marzo) per alleviare i danni dal rialzo dei prezzi dei beni energetici conseguenti al conflitto in corso in Iran da quasi tre mesi. Il Comunicato stampa del Cdm spiega che “il provvedimento ridetermina le aliquote di accisa su benzina, gasolio, GPL e gas naturale usati come carburanti, nonché sui carburanti HVO e biodiesel, per il periodo dal 23 maggio al 6 giugno 2026, confermando le riduzioni già applicate in precedenza: circa 5 centesimi al litro per la benzina e 10 centesimi al litro per il gasolio” (era di 20 centesimi). “È prorogato al mese di giugno 2026 il credito d'imposta a favore dell'autotrasporto per i maggiori costi di carburante sostenuti nel periodo marzo-giugno 2026, con un limite di spesa complessivo di 300 milioni di euro, comprensivi dei 100 milioni di euro già stanziati allo stesso fine dal decreto-legge n. 33 del 2026” (gli autotrasportatori sospendono lo sciopero proclamato dal 25 al 29 maggio).

“È introdotto un credito d'imposta, fino al 30 per cento della spesa sostenuta, per l'acquisto di fertilizzanti agricoli nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, nel limite massimo di 40 milioni di euro, concesso nel rispetto del Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato adottato dalla Commissione europea il 29 aprile 2026 in risposta alla crisi in Medio Oriente. È inoltre ampliata l'agevolazione per l'acquisto di gasolio in agricoltura, con una dotazione complessiva di 90 milioni di euro, comprensivi dei 30 milioni di euro già stanziati allo stesso fine da precedenti provvedimenti. Il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale è incrementato di 80 milioni di euro annui a decorrere dal 2026 per il finanziamento del rinnovo contrattuale del settore.

Ai soggetti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) e ai contribuenti in regime forfetario e di vantaggio è riconosciuta la possibilità di effettuare i versamenti fiscali in scadenza al 30 giugno 2026 entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazioni. Il versamento potrà essere effettuato anche entro i trenta giorni successivi (19 agosto) con una maggiorazione dello 0,80 per cento a titolo di interesse corrispettivo” (è una novità che produce qualche euro di gettito in più). E’ un intervento di emergenza (il costo stimato di circa 800 milioni, cioè lo 0,07% dei 1.150 miliardi di spesa annua, dovrebbe essere coperto dall'extragettito dell'Iva, da multe dell'Antitrust e da tagli vari) in attesa di una terapia Ue strutturata che il Premier Giorgia Meloni (come già notificato con lettera personale alla Presidente Ursula von der Leyen), ed i Ministri pretendono da Bruxelles immediata e confezionata in National Escape Clause (strumento previsto dal Patto che consente di deviare temporaneamente dagli obiettivi di bilancio concordati, senza incorrere in procedure sanzionatorie, in presenza di circostanze eccezionali o eventi con un forte impatto sulle finanze pubbliche come già avviene per le spese legate alla difesa). 


Al vertice Nato in Svezia del 22 maggio, il Ministro degli esteri Antonio Tajani risponde al segretario generale dell'Alleanza, Mark Rutte
, che sollecita una distribuzione più equa degli oneri - una maggiore condivisione degli sforzi a sostegno dell’Ucraina (il peso maggiore è sostenuto da 6-7 alleati) e un’accelerazione verso l’obiettivo del 5% sul Pil di spese per la difesa: "Siamo pronti a incrementare la spesa per la difesa e vogliamo raggiungere la soglia del 5% del Pil. Tuttavia, a livello europeo, abbiamo bisogno di maggiore flessibilità in ambito energetico. Per l'Italia è necessario che vigano le stesse regole sia per la difesa che per l'energia in questo momento difficile per l'economia europea e per ogni economia a livello globale".

Il Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti non perde occasione per sollecitare ai Colleghi l’autorizzazione alla deroga dal Patto (in qualsiasi forma) e, in attesa della risposta ufficiale alla lettera personale del Premier Meloni, solleva la questione di una maggiore flessibilità di bilancio anche all'Eurogruppo di Nicosia, a Cipro, del 22 maggio e aggiunge che se la Commissione non dovesse approvare la richiesta italiana ci sono altre vie (il concetto dei fattori rilevanti previsto dal quadro fiscale oppure la nuova revisione del Pnrr a cui stanno lavorando gli uffici competenti).

Il Commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, commenta con un pizzico di ironia: “L'Italia è il paese che, con maggiore coerenza – costanza, chiede maggiore flessibilità, ma nell'Eurogruppo c'è un largo accordo sulla necessità di non attuare politiche di stimolo dell'economia ad ampio raggio". Risponde il Ministro Giorgetti: il Governo è pienamente consapevole che i tempi di esame e di valutazione da parte degli organismi europei, da parte degli altri paesi sono non immediati, quindi richiedono qualche giorno, magari qualche settimana, però continuiamo a insistere perché riteniamo di essere nel giusto.

IlPremier Giorgia Meloni spiega perché è giusto insistere in sede Ue sull’estensione subito del campo di applicazione della National Escape Clause anche agli interventi necessari per tutelare le famiglie, i lavoratori e le imprese dall’impatto della crisi energetica. “Siamo davanti a circostanze straordinarie, al di fuori del controllo degli Stati membri, che a nostro avviso necessitano di risposte, che legittimano l’estensione della flessibilità, che è stata già concessa per le spese in sicurezza e difesa, anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica”.

Cioè, se il Governo deve rispettare i vincoli di bilancio, non solo non ha margini di manovra per interventi emergenziali di breve durata ma non riesce neanche a spiegare a cittadini e imprese perché si deve indebitare per la difesa e per “gli 800 milioni di spesa per ristrutturare la sede del Consiglio Ue” e non si può indebitare anche per risolvere i problemi dei cittadini-delle imprese tuttora irrisolti nonostante i 1.150 miliardi di spesa annua.


Il 21 maggio, l’Istat conferma, con il Rapporto annuale 2025 che i problemi in attesa di soluzione sono rilevanti.
Rimane una perdita di potere d'acquisto dell'8,6% dal 2019 e, anche nel ceto medio, il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà. Il 62,2% delle persone rinuncia ad avere i figli desiderati per problematiche di varia natura, a partire dalla sfera economico-lavorativa. Il tasso di occupazione (62,5%) rimane il più basso tra i Paesi dell'Ue 27, a distanza di quasi 9 punti percentuali dalla media Ue ed il tasso di occupazione dei 15-34enni è appena al 43,9% e scende al 17,9% tra i 15-24enni. Non accennano a migliorare le prospettive di un imminente inverno demografico.

La popolazione a rischio di povertà è pari al 18,6% del totale (11 milioni di individui). Sul fronte della povertà energetica, definita come l’impossibilità per un nucleo famigliare di accedere a servizi energetici essenziali, nel 2024 è pari al 9,1%. Servono maggiori investimenti in istruzione, competenze digitali e innovazione perché rappresentano una condizione essenziale per la tenuta dei livelli occupazionali - il miglioramento delle condizioni salariali e, più in generale, il benessere collettivo.

Si stanno cristallizzando le disuguaglianze sociali, economiche, sanitarie e territoriali. Il 21 maggio, il Comandante generale Gdf, Andrea De Gennaro, intervenendo a Trento nel panel “Economia sommersa, l’altra faccia dell’Italia” fa l’esempio di influencer e digital creator dove l’evasione fiscale “continua a essere ampia e diffusa” nonostante il piano di attività congiunta con l’agenzia delle Entrate per individuare la sproporzione tra redditi dichiarati e le visualizzazioni, il numero di iscritti al canale…”. Cioè, se l’evasione fiscale fosse più contenuta, ci sarebbero meno “soggetti falsi vulnerabili” - scrocconi e si amplierebbero i margini di manovra – di intervento sociale nei 1.150 miliardi di spesa annuale.


Il 21 maggio, l’Istat, nel Rapporto annuale 2025, segnala il miglioramento dei conti pubblici
(ma senza margini di manovra) e l’incertezza delle prospettive economiche globali che frena la crescita (rendendo problematica la disponibilità futura di margini di manovra) con riflessi sul clima di fiducia dei consumatori (in forte peggioramento a partire da marzo 2026) e delle imprese (in deterioramento da aprile 2026). Migliorano i conti pubblici, sostenuti dall'incremento dell’avanzo primario, in aumento allo 0,8 per cento del Pil, e dalla spesa per interessi stabile al 3,9 per cento.

L’indebitamento netto cala al 3,1 per cento del Pil (dal +3,4 dell’anno precedente), a fronte di un deficit dell’area euro del 2,9 per cento. Il rapporto debito/Pil si attesta al 137,1 per cento, restando però il secondo valore più elevato nell'area euro dopo quello della Grecia (+146,1 per cento) e superiore alla media europea (+87,8 per cento). La pressione fiscale, intanto, “aumenta al 43,1 per cento”. Le previsioni più recenti per il 2026 hanno rivisto fortemente al ribasso la crescita del Pil in Italia. In particolare, la Banca d'Italia e il ministero dell'Economia e delle Finanze stimano una crescita del Pil, rispettivamente dello 0,5 per cento e dello 0,6 per cento, e il Fmi dello 0,5 per cento. Il 21 maggio, il Comandante generale Gdf, Andrea De Gennaro, intervenendo al Festival dell’economia di Trento segnala che “l’economia che sfugge al Fisco potrebbe quindi rappresentare 9, 10, 11 punti di pil, ma il fenomeno è complesso”. Cioè, i margini di manovra potrebbero anche esserci se l’impianto di contrasto al sommerso impedisse le ruberie miliardarie


Il 21 maggio, la Commissione europea, nelle previsioni economiche di primavera, lancia l'allarme sugli effetti del nuovo shock energetico
provocato dal conflitto in Medio Oriente ed il commissario all’economia Valdis Dombrovskis avverte: "dobbiamo salvaguardare la sostenibilità fiscale" e sottolinea che gli eventuali aiuti dovranno restare "temporanei e ben mirati", soprattutto per i Paesi ad alto debito. Con riferimento all’Italia, l’Ue ribadisce che “il deficit pubblico è sceso al 3,1% del Pil, rispetto al 3,4% del 2024, mancando però l’obiettivo del 3% per uscire dalla procedura di infrazione. Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil questo dovrebbe raggiungere il 139,2% entro la fine del 2027, rispetto al 137,1% del 2025. L'aumento è guidato da un differenziale tra tassi di interesse e crescita che aumenta il debito e da grandi aggiustamenti del flusso di stock legati ai crediti d'imposta per la ristrutturazione abitativa che hanno influenzato il deficit negli anni precedenti (Superbonus)”.

E’ il superbonus "la sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II che al momento, impedisce all'Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al Governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi" dichiara il Premier Giorgia Meloni il 22 aprile quando Eurostat certifica che l’obiettivo deficit al 3% sul Pil è stato fallito. E il 12 maggio si scopre che il conto del superbonus 110% ammonta a 174 miliardi (4 volte quanto preventivato) e che, nei primi 3 mesi 2026, sono stati bloccati per frodi ed illeciti 4,1 mdi di crediti superbonus (il 33% del totale dei crediti maturati per le spese 2025).  E la Gdf continua a scoprire frodi costruite su carte false (false le asseverazioni, le firme in nome e per conto di ignari clienti, le fatture per interventi di riqualificazione e ristrutturazione in realtà mai eseguiti). Cioè, i soldi potrebbero anche esserci se i Politici fossero attrezzati per monitorare come vengono spesi 1.150 miliardi all’anno e per non pagare su carte false.

Cioè, i soldi per risolvere i problemi da sempre irrisolti di famiglie-imprese e per superare le emergenze e contenerne i danni si trovano solo superando le rigidità del Patto di stabilità (ma garantendosi un ombrello protettivo ai conti pubblici sempre più scassati) e continuando ad indebitarsi (il debito a marzo sale a 3.158,8mdi dai 3095,5 di fine 2025) o, soprattutto, attrezzandosi per sapere a chi-per cosa-con quali risultati vengono redistribuiti i 1.150 mdi all’anno e per impedire ruberie e scrocchi miliardari?