Le tensioni internazionali tornano al centro del dibattito dopo le dure accuse di Dmitry Medvedev agli Stati Uniti. Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo ha definito l’operazione americana in Venezuela, culminata nel sequestro di Nicolás Maduro, un atto di aggressione e una violazione del diritto internazionale. Secondo Medvedev, dopo un intervento così diretto Washington non avrebbe più alcun titolo per criticare le azioni di Mosca.
Il dirigente russo ha ricordato come Maduro avesse più volte denunciato l’interesse statunitense per petrolio e risorse naturali, un obiettivo che – a suo dire – l’amministrazione americana non avrebbe mai nascosto. Medvedev ha poi accusato l’Europa di doppi standard, respingendo i dubbi sulla legittimità del leader venezuelano.
Non è mancato un avvertimento al presidente ucraino Zelensky, che secondo Medvedev, con il mandato ormai scaduto, potrebbe essere rimosso dal potere. Il politico russo ha criticato anche l’inefficacia dei meccanismi dell’ONU, incapaci di prevenire azioni unilaterali come quella statunitense.
Infine, ha sottolineato le possibili conseguenze dell’operazione: nessun Paese ostile a Washington potrebbe sentirsi al sicuro, citando anche Danimarca e Groenlandia. L’arresto di Maduro, ha concluso, alimenterà ulteriormente il risentimento dell’America Latina verso gli Stati Uniti.


