Meloni piange lacrime di coccodrillo: nelle scuole ostacola l'educazione sessuale e poi dice di aver fatto molto contro la violenza di genere
"Martina aveva solo 14 anni.
Aveva la vita davanti, i sogni, le amicizie, la scuola. Le è stata tolta con una violenza che lascia senza fiato, uccisa brutalmente da chi diceva di volerle bene. Un delitto spietato, che colpisce nel profondo ogni genitore, ogni cittadino, ogni essere umano.
La sua morte ci sconvolge. Ci impone di guardare in faccia un male profondo, che non possiamo né ignorare né normalizzare: la violenza cieca e possessiva che troppo spesso si abbatte sulle donne, anche sulle più giovani.
Alla famiglia di Martina va il mio abbraccio, pieno di dolore e vicinanza.
Alla Giustizia il compito di intervenire con la massima severità.
Alle Istituzioni il dovere di non voltarsi dall'altra parte.
Sono molti i provvedimenti che abbiamo approvato finora per tentare di fermare questo male, ma dobbiamo essere consapevoli che le norme non saranno mai sufficienti se non daremo vita ad una profonda svolta culturale e sociale. In questi anni dei passi in avanti sono stati fatti, ma evidentemente non basta. Dobbiamo fare di più, tutti insieme.
Per Martina. Per tutte".
Questo è quanto, ieri, Giorgia Meloni ha avuto il coraggio di scrivere sui suoi profili social a commento dell'assassinio (barbaro) di una ragazzina ad opera del suo "fidanzato", appena diciottenne. Da un'ipocrita non possiamo che attenderci dichiarazioni simili. Infatti, se la premier Meloni non fosse un'ipocrita, e oltretutto pure smemorata, invece di dire quello che ha detto, si sarebbe solo scusata.
Questo è l'elenco dei "provvedimenti" fatti da Meloni per i giovani, che avrebbe dovuto comprendere anche ciò che non ha fatto nelle scuole in modo da cercare di circoscrivere ed evitare la violenza di genere: il male di cui ha avuto il coraggio di parlare...
Per "cercare" di prevenire fatti simili a quello accaduto a Martina, servono prevenzione, educazione alle relazioni, all'affettività al rispetto... fin dalla scuola!
Ma per il governo Meloni - la stessa Meloni che dice di aver fatto tanto per prevenire la violenza di genere - e per il suo ministro dell'Istruzione - uno dei tanti incapaci gaffeur di cui ha scientemente preteso di circondarsi, tale Giuseppe Valditara - per poter insegnare a scuola educazione sessuale e affettiva serve il consenso dei genitori:
"L'articolo 30 della Costituzione", ha dichiarato in una conferenza stampa il ministro Valditara, "stabilisce che spetta ai genitori il diritto-dovere di formare i figli. Per l'ampliamento dell'offerta formativa sulla sessualità serve un consenso preventivo scritto dei genitori facendo sapere quale è il materiale didattico, le finalità e le modalità di svolgimento delle attività prodotte. Le scuole devono fornire una attività formativa alternativa se i genitori negano il consenso. I soggetti erogatori devono avere requisiti di professionalità scientifica e accademica. Per le elementari i temi della sessualità sono solo quelli contenuti nei programmi nazionali".
Il tal ministro che ha avuto il coraggio di fare tali affermazioni, che pretende anche di rappresentare il Merito, non ha però spiegato perché ai genitori non venga chiesto anche il consenso scritto sulle altre materie di studio come storia, matematica, italiano... nel rispetto dell'articolo 30 della Costituzione.
Ma non è finita qua.
Per esser certo di ostacolare l'iniziativa di fornire un'educazione sessuale ai giovani, i fondi assegnati a tali corsi (comunque un'inezia visto che si parlava di 500mila euro), il Governo li ha destinati alla formazione degli insegnanti sui temi della prevenzione dell'infertilità!
E adesso, dopo l'ennesima tragedia, la premier Meloni ha avuto il coraggio di dire che "sono molti i provvedimenti che" ha "approvato finora per tentare di fermare questo male"... senza vergognarsi.