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Il 25 aprile e i tre giorni che cambiarono la narrazione della Liberazione

Fu il 25 aprile 1945 quando il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) diede l'ordine operativo di insurrezione armata generale contro l’occupazione nazista e il regime fascista ancora presenti nel nord Italia. 

Il testo ufficiale, diffuso da Milano attraverso Radio Milano Liberata e i canali clandestini della Resistenza, dava ordine che tutte le forze partigiane dovessero assumere il controllo militare delle zone ancora occupate e colpire i presidi tedeschi e fascisti in ritirata.

Infatti, le forze tedesche e della Repubblica Sociale Italiana presenti in Italia settentrionale e centrale stavano negoziando la capitolazione formale agli Alleati, che poi venne firmata il 29 aprile 1945 a Caserta, nel quartier generale del comando alleato in Italia, tra i rappresentanti militari tedeschi e gli ufficiali dell’Allied Forces
La firma sanciva la resa incondizionata di tutte le forze armate tedesche presenti sul territorio italiano e delle unità della Repubblica Sociale Italiana che combattevano ancora al loro fianco.

In questo contesto il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia non “aspettò la fine della guerra”, ma agì in una finestra molto specifica: quando l’apparato nazifascista è ancora armato ma già in ritirata e prima che le città vengano occupate completamente dagli Alleati.

L’ordine di insurrezione del 25 aprile servì soprattutto a evitare un rischio concreto documentato nelle fonti storiche (come Istituto Parri e studi di Claudio Pavone): che il vuoto di potere lasciato dai nazifascisti venisse riempito solo dagli Alleati senza un ruolo politico italiano nella transizione.

Infatti, il passaggio chiave recitava, nella sostanza documentata dagli archivi storici dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e riportato anche dall’Enciclopedia Treccani, che il CLNAI “assume tutti i poteri civili e militari.

In termini concreti il documento significava tre cose operative: il CLNAI si proclamava autorità politica e militare legittima nel Nord Italia, ordinava l’insurrezione generale contro le forze tedesche e della Repubblica Sociale Italiana e autorizzava la presa del controllo di città, uffici, infrastrutture e centri strategici prima dell’arrivo definitivo degli Alleati.

La Resa di Caserta è rimasta dimenticata, anche se fu quel 29 aprile l'effettiva data della Liberazione, cioè della prima capitolazione tedesca su vasta scala in Europa seguita dalla resa generale del Terzo Reich (che avverrà pochi giorni dopo, l’8 maggio 1945 con la resa di Berlino). Quanto alla Repubblica Sociale, finì con l'esecuzione sommaria di Mussolini, appeso a Piazzale Loreto nello stesso giorno.

Intanto, la necessità politica di 'accelerare i tempi', attaccando i nazifascisti in ritirata a guerra praticamente finita, ebbe il suo caro prezzo di sangue
Le stime degli storici della Resistenza (in particolare quelle raccolte dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e dalla storiografia di Claudio Pavone) indicano che nella fase conclusiva della Liberazione — quindi tra fine aprile e i primi giorni di maggio 1945 — i partigiani caduti  furono nell’ordine di alcune migliaia complessive.
Negli stessi giorni, le stime disponibili parlano di centinaia fino a qualche migliaio di caduti complessivi tra militari tedeschi e repubblichini.

Quello che la storiografia (in particolare gli studi raccolti dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri) descrive è un caos di colonne motorizzate o miste tedesche e della RSI in ritirata lungo le principali vie alpine e pedemontane, attaccate da formazioni partigiane che controllavano già colline, vallate e punti di passaggio. 
In particolare, in Piemonte, dove le colonne in fuga verso la Valle d’Aosta e il traforo del Monte Bianco o del Gran San Bernardo cercavano di evitare imboscate, blocchi stradali e attacchi a convogli militari, con combattimenti spesso brevi ma sanguinosi.

Infatti, la Resa di Caserta fu siglata il 29 aprile, ma il cessate il fuoco generale entrò in vigore il 2 maggio 1945 alle ore 14:00, per "consentire la trasmissione degli ordini lungo tutta la catena di comando e garantire l’applicazione coordinata della capitolazione su un fronte ancora in movimento".

Questa interpretazione è confermata dalle edizioni archivistiche del testo conservate nei fondi del U.S. Army Center of Military History e del National Archives (UK), dove si sottolinea che il ritardo tra firma ed efficacia serviva a evitare che unità isolate continuassero a combattere per mancanza di comunicazioni affidabili in una fase in cui le linee telefoniche e radio erano spesso interrotte e le forze tedesche stavano già ritirandosi in modo disorganizzato.

Forse è per questo che noi italiani ricordiamo la Liberazione dal nazifascismo nel 25 aprile, il giorno del proclama, e non il 29 dello stesso mese nel giorno della capitolazione ... rinviato - però - di ben 72 ore.


Foto: Partigiani Milano Barriera 1945 - www.vivoin.it

Autore scienzenews
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