Esteri

Mamdani rompe un tabù a New York: niente partecipazione alla parata per Israele

Il sindaco rifiuta una tradizione decennale e rivendica la memoria della Nakba. Una scelta che divide, ma che segna un cambiamento storico nel dibattito politico americano.


Per decenni è stato uno di quei rituali politici considerati obbligatori. Sindaci, governatori, parlamentari e candidati in cerca di consenso si sono sempre presentati alla tradizionale parata dedicata a Israele sulla Fifth Avenue, trasformando l'evento in una sorta di certificazione pubblica della propria fedeltà alla causa dello Stato ebraico.

Quest'anno, però, qualcosa è cambiato. E il cambiamento porta il nome di Zohran Mamdani.

Il sindaco di New York ha confermato che non prenderà parte alla manifestazione, rompendo una consuetudine che sembrava intoccabile nella più grande città americana. Una decisione che non nasce da un'improvvisazione ma da una posizione politica dichiarata e coerente, costruita negli anni attorno alla difesa dei diritti dei palestinesi e alla critica delle politiche portate avanti dai governi israeliani.

«L'ho detto durante la campagna elettorale e ho espresso chiaramente le mie opinioni sul governo israeliano»,

ha spiegato Mamdani. Parole semplici ma che assumono un peso enorme in un contesto politico dove, per decenni, qualsiasi critica a Israele è stata spesso trattata come un argomento quasi proibito.

La scelta del sindaco arriva poche settimane dopo la pubblicazione da parte del Comune di New York di un video dedicato alla Nakba, termine arabo che significa "catastrofe" e che indica l'espulsione e la fuga di circa 700.000 palestinesi durante la guerra del 1948 seguita alla nascita dello Stato di Israele.

Si tratta di un gesto dal forte valore simbolico. Per la prima volta un sindaco in carica della città più importante degli Stati Uniti ha riconosciuto pubblicamente una delle tragedie fondative della storia palestinese. Un fatto che, da solo, racconta quanto stia cambiando il panorama politico americano.

Per decenni la narrazione dominante negli Stati Uniti ha raccontato quasi esclusivamente la storia della nascita di Israele, lasciando spesso in secondo piano o ignorando completamente la vicenda dei palestinesi costretti ad abbandonare case, terre e villaggi. Mamdani ha scelto invece di dare spazio anche a quella memoria, sostenendo che il riconoscimento della sofferenza palestinese non rappresenta una minaccia per nessuno ma costituisce un elemento indispensabile per comprendere la complessità del conflitto.

Naturalmente le reazioni non si sono fatte attendere. Alcuni leader della comunità ebraica americana hanno accusato il sindaco di aver offeso gli ebrei newyorkesi e di aver utilizzato il tema della Nakba come strumento politico. Le critiche sono state particolarmente dure da parte del rabbino Marc Schneier, che ha definito l'assenza di Mamdani dalla parata «uno schiaffo in faccia» alla comunità ebraica.

Ma il punto centrale della vicenda è un altro. Mamdani non ha contestato il diritto di Israele a esistere. Al contrario, ha più volte ribadito di riconoscerlo. Ciò che mette in discussione è un sistema che, a suo giudizio, continua a produrre disuguaglianze e discriminazioni nei confronti dei palestinesi. Una posizione che riflette una parte crescente dell'opinione pubblica americana, soprattutto tra i giovani.

Negli ultimi anni il sostegno incondizionato a Israele ha infatti mostrato evidenti segni di erosione negli Stati Uniti. Le immagini provenienti dalla Striscia di Gaza, le migliaia di vittime civili, la distruzione di interi quartieri e le accuse formulate da organizzazioni internazionali hanno alimentato interrogativi sempre più diffusi all'interno della società americana.

In questo contesto Mamdani rappresenta qualcosa di nuovo. Non soltanto il primo sindaco musulmano della storia di New York, ma anche il simbolo di una generazione politica che rifiuta le vecchie ortodossie e pretende di discutere apertamente questioni che per troppo tempo sono state considerate intoccabili.

Particolarmente significativa è stata la sua scelta di separare nettamente la critica alle politiche israeliane dalla lotta contro l'antisemitismo. Il sindaco ha infatti ribadito il proprio impegno nella protezione della comunità ebraica newyorkese, ricordando il lavoro svolto dall'Ufficio comunale per il contrasto all'antisemitismo e garantendo una massiccia presenza delle forze dell'ordine durante la parata.

Una distinzione che molti osservatori considerano fondamentale: difendere i diritti dei palestinesi non significa essere ostili agli ebrei, così come criticare le decisioni di un governo non equivale ad attaccare un popolo o una religione.

Al di là delle polemiche immediate, la decisione di Mamdani segna probabilmente un passaggio storico. Per la prima volta uno dei politici più influenti degli Stati Uniti dimostra che è possibile non allinearsi automaticamente alle tradizioni consolidate del sostegno politico a Israele senza per questo rinunciare al dialogo con tutte le comunità della città.

Che piaccia o meno ai suoi critici, il sindaco ha scelto di seguire una linea coerente con le proprie convinzioni, assumendosi il costo politico delle sue decisioni. In un'epoca dominata spesso dal calcolo elettorale e dall'opportunismo, è proprio questa coerenza a rendere la sua posizione particolarmente rilevante.

E forse il vero significato della vicenda è proprio questo: la questione palestinese non è più confinata ai margini del dibattito pubblico americano. Oggi siede al centro della scena politica di New York, la città più influente del Paese, e il nome di Zohran Mamdani è diventato uno dei simboli più evidenti di questo cambiamento.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
ha ricevuto 257 voti
Commenta Inserisci Notizia