Davanti al silenzio assordante che circonda la campagna di riammissione dei preti sposati e la preferenza di molte diocesi di affidare le parrocchie a "guide laiche" piuttosto che riammettere i presbiteri regolari con matrimonio religioso, con un Decreto di riammissione che Papa Leone XIV potrebbe emanare dal 26 maggio ricomincia il secondo “Digiuno dei 40 giorni”
ROMA, 26 MAGGIO 2026 – La svolta epocale della Diocesi di Verona, rimbalzata in queste ore sulle pagine de Il Giornale, viene accolta dal Movimento Sacerdoti Sposati non come una riforma progressista, ma come la drammatica certificazione di un fallimento pastorale e burocratico. La decisione di rassegnarsi alla chiusura dei tabernacoli, rinunciando alla Santa Messa domenicale per sostituirla con "liturgie della Parola" affidate a laici e donne in qualità di "guide pastorali", svela il volto di una Chiesa che preferisce l'estinzione sacramentale all'accettazione del realismo umano e familiare.
Il dato più grave e doloroso di questa vicenda è che gli innumerevoli e documentati appelli inviati a Papa Leone XIV e ai Vescovi italiani per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati non sono stati minimamente presi in considerazione.
«Siamo davanti a un paradosso teologico inaccettabile», dichiara con fermezza il Movimento dei sacerdoti sposati. «Si preferisce privare i fedeli dell'Eucaristia e svuotare il senso stesso del ministero ordinato pur di non sanare la situazione di centinaia di sacerdoti regolari, formati e con matrimonio religioso, che chiedono solo di poter tornare a servire l'altare. Valorizzare i laici e le donne è sacrosanto, ma usarli come scudo o ripiego per coprire i vuoti dei campanili, ignorando braccia già pronte per la mietitura, significa fare ideologia sulla pelle delle comunità locali».
Davanti a questo muro di gomma istituzionale, il Movimento annuncia un'importante azione di testimonianza e di forte protesta spirituale. A partire da domani, martedì 26 maggio 2026, riprenderà ufficialmente il suo secondo "Digiuno di 40 giorni".
Questo nuovo percorso di astinenza e preghiera, che fa seguito a quello già compiuto tra marzo e maggio, è un'offerta di collaborazione per gestire al meglio la crisi vocazionale che calpesta il diritto dei fedeli a ricevere i Sacramenti.
Il Movimento continuerà a chiedere l'emanazione di un Decreto di Riammissione che rimetta al centro la cura delle anime e la verità del Vangelo.
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