Il diritto internazionale contemporaneo è costruito su un principio fondamentale: limitare il ricorso alla guerra tra Stati. Dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale, la comunità internazionale ha creato un sistema giuridico che proibisce quasi completamente l’uso della forza militare tra Stati sovrani.

Il centro di questo sistema è la Carta delle Nazioni Unite, che stabilisce che gli Stati devono astenersi dall’uso della forza nelle relazioni internazionali, salvo eccezioni molto limitate. L’articolo 2 afferma infatti che gli Stati devono “astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato”. (reference.org)

All’interno di questo quadro giuridico, un conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran solleva questioni cruciali di legalità internazionale.

L’analisi giuridica deve distinguere due piani diversi: Jus ad bellum (la legalità iniziale del conflitto) e Jus in bello ( la legalità della condotta militare durante il conflitto). 

1. Il divieto dell’uso della forza nel diritto internazionale
Il diritto internazionale contemporaneo si fonda sul principio del divieto della guerra come strumento di politica internazionale.

L’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite proibisce l’uso della forza contro un altro Stato sovrano, salvo due eccezioni principali: Autorizzazione del Consiglio di Sicurezza o
Autodifesa contro un attacco armato.
Il sistema si basa sull’idea che la sicurezza internazionale non debba essere gestita unilateralmente dagli Stati ma collettivamente dalla comunità internazionale, attraverso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. 

Se uno Stato usa la forza senza rientrare in queste eccezioni, l’azione può essere qualificata come aggressione internazionale. La definizione moderna di aggressione è stata elaborata anche dalla risoluzione ONU 3314 del 1974, secondo cui l’aggressione consiste nell’uso della forza armata contro la sovranità o l’integrità territoriale di un altro Stato. (Wikipedia)

 2. L’illegalità di un attacco di Israele e USA contro l’Iran
L'attacco militare di Israele e USA contro l’Iran solleva immediatamente il problema della legalità dell’uso della forza, essendo impossibile sostenere che l’attacco fosse necessario per prevenire una futura minaccia, ad esempio legata al programma nucleare iraniano, se proprio la delegazione USA ha abbandonato il Tavolo di trattativa.
Il crimine di aggressione è considerato uno dei più gravi crimini internazionali perché mina il sistema di sicurezza collettiva creato dopo il 1945.

A nulla vale il fatto che il regime iraniano abbia calpestato per due generazioni i diritti umani del suo stesso popolo, né vale il fatto che l'Iran abbia armato milizie accusate di terrorismo come Hamas, Hezbollah e Houthi.
Per essere legittimo, un attacco dovrebbe rientrare in una delle due eccezioni previste dalla Carta ONU, ma c'è la questione dell’autodifesa preventiva a cui solitamente si appellano gli USA.

3. La guerra preventiva
Nella lettura tradizionale del diritto internazionale, la guerra preventiva non è legale
perché anticipa una minaccia che non si è ancora materializzata militarmente. Dagli anni della Guerra Fredda in poi, è però subentrata una interpretazione più ampia, da cui deriva il principio secondo cui l’autodifesa può essere ammessa se la minaccia é immediata, inevitabile, schiacciante e non lascia alternative diplomatiche. 
Questo concetto è chiamato autodifesa anticipata (anticipatory self-defense). 

Dopo gli Attentati dell'11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno sostenuto che uno Stato che ospita o sostiene o finanzia organizzazioni terroristiche può essere considerato responsabile di attacchi armati, cioè oggetto di "anticipatory self-defense".
La teoria della guerra preventiva è stata esplicitamente formulata nella strategia di sicurezza degli Stati Uniti nel 2002, durante la presidenza di George W. Bush.
Questa dottrina sostiene che gli Stati Uniti potessero colpire preventivamente i regimi ostili, i programmi nucleari o di distruzione di massa e gli Stati che sostengono il terrorismo.
E' stata la base politica dell’Invasione dell'Afganistan e dell'Iraq, con G.W. Bush, degli interventi militari in Libia e Siria con Obama e in Yemen con Biden,

Tuttavia, la maggioranza della dottrina giuridica considera la guerra preventiva incompatibile con il diritto internazionale. L’autodifesa prevista dall’articolo 51 della Carta ONU richiede normalmente un attacco armato già avvenuto o imminente, non una minaccia potenziale.

4. L’illegalità di un attacco dell’Iran contro stati non belligeranti
Chiarito questo, un altro principio fondamentale del diritto dei conflitti armati è la proporzionalità: anche quando un obiettivo è militare, un attacco è illegale se i danni collaterali ai civili risultano eccessivi rispetto al vantaggio militare previsto. La violazione di questi principi può costituire crimine di guerra, perseguibile anche davanti alla Corte Penale Internazionale.

Inoltre, il diritto internazionale prevede che gli Stati non coinvolti nelle ostilità non possano essere attaccati. Questo principio deriva dalle Convenzioni dell'Aia, che regolano i diritti e i doveri degli Stati neutrali. Anche quando un obiettivo è militare, gli attacchi devono rispettare il principio di proporzionalità, che vieta operazioni che causino danni civili eccessivi rispetto al vantaggio militare previsto.
La valutazione giuridica cambia se uno Stato formalmente non belligerante permette l’uso del proprio territorio per operazioni militari. Ad esempio, se basi militari situate in uno Stato arabo venissero usate da Stati Uniti o Israele per colpire l’Iran, tali basi potrebbero diventare obiettivi militari legittimi.

Il diritto della neutralità stabilisce - però - che uno Stato neutrale non possa permettere che il proprio territorio venga usato per lanciare attacchi. 
Ovvio,, ma ... esiste un caso più ambiguo: lo Stato non partecipa direttamente, ma non impedisce l’uso del territorio per operazioni militari. In questo scenario la dottrina è divisa, ma molti giuristi sostengono che solo le installazioni militari coinvolte possono essere colpite, ma non l’intero Stato indiscriminatamente. In parole povere,  se l'Iran colpisce un oleodotto o una raffineria arabi, è nella legalità, ma non lo è se ad essere colpito è un hotel o un aeroporto civile.

Andando alla sintesi, nel diritto internazionale contemporaneo la guerra preventiva contro uno Stato per un programma nucleare o per il sospetto di sostegno al terrorismo è generalmente considerata illegale, come sono illegali gli attacchi alle installazioni civili dei paesi non belligeranti che ospitano basi nemiche.
Il sistema creato dalla Carta delle Nazioni Unite cerca infatti di evitare che gli Stati possano giustificare la guerra sulla base di minacce ipotetiche o future, perché storicamente proprio queste giustificazioni hanno spesso portato a conflitti devastanti. 

 Il problema è che la Carta delle Nazioni Unite non prevede né cosa fare se una nazione militarista commette crimini contro l'umanità e arma il terrorismo internazionale, né come intervenire se il conflitto ormai è scoppiato, rischia di estendersi e di affossare l'economia mondiale.