La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti entra nella terza settimana senza alcun segnale concreto di de-escalation. Mentre sul terreno si moltiplicano gli attacchi missilistici e i raid aerei, da Teheran arrivano messaggi contraddittori: apertura a un negoziato, ma anche nuove minacce militari.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il conflitto potrà terminare solo se saranno garantite assicurazioni che l'attacco contro l'Iran non si ripeterà e se verranno pagati i risarcimenti. Allo stesso tempo, Teheran afferma di essere pronta a sostenere qualsiasi iniziativa diplomatica regionale che possa portare a una fine «giusta» delle ostilità.
Hormuz “aperto”, ma non per Usa e alleati
Uno dei punti più delicati riguarda lo Stretto di Hormuz, la rotta strategica attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale.
Araghchi ha assicurato che lo stretto resterà aperto alla navigazione internazionale, ma ha precisato che le navi statunitensi e quelle dei loro alleati non potranno attraversarlo liberamente.
Una posizione che rischia di alimentare ulteriormente la tensione internazionale, proprio mentre Washington e diversi Paesi occidentali valutano l'invio di navi militari per garantire la sicurezza della rotta energetica più importante del pianeta.
«Colpiamo solo interessi americani»
Il ministro iraniano ha anche respinto le accuse di attacchi contro obiettivi civili nei Paesi della regione. Secondo Teheran, le operazioni militari iraniane avrebbero preso di mira solo basi e interessi statunitensi, evitando deliberatamente infrastrutture civili.
Araghchi ha proposto inoltre la creazione di una commissione investigativa congiunta con i Paesi della regione per verificare gli obiettivi colpiti durante l'escalation militare.
Secondo Teheran, eventuali attacchi contro obiettivi civili nei Paesi arabi potrebbero essere stati operazioni condotte da Israele e USA con lo scopo di deteriorare i rapporti tra l'Iran e il mondo arabo.
Araghchi sostiene che gli Stati Uniti hanno sviluppato un drone chiamato "Lucas" simile al drone iraniano "Shahed", affermando che sia del tutto "identico" e che venga utilizzato per condurre attacchi all'interno dei paesi arabi.
Minacce dirette contro Netanyahu
Sul fronte militare il tono è molto più aggressivo.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha dichiarato apertamente di voler «dare la caccia e uccidere» il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, definito in un comunicato ufficiale «un criminale che uccide bambini».
Nella stessa nota i Pasdaran hanno annunciato l'avvio della 53ª ondata dell'operazione militare “Promessa Veritiera 4”, promettendo nuovi attacchi contro interessi statunitensi e israeliani.
Migliaia di missili e droni nella guerra
Secondo i dati diffusi dall'Istituto israeliano per gli studi sulla sicurezza nazionale, l'intensità degli attacchi nelle ultime due settimane è stata enorme.
L'Iran avrebbe lanciato oltre 290 missili balistici e circa 500 droni contro Israele in 227 ondate di attacco.
Dal Libano, Hezbollah avrebbe sparato più di 400 razzi in quasi 380 attacchi.
Parallelamente Teheran ha preso di mira anche basi americane nella regione del Golfo:
- 309 missili e 1.600 droni contro gli Emirati Arabi Uniti
- 234 missili e 422 droni contro il Kuwait
- 136 missili e 59 droni contro il Qatar
- 25 missili e 70 droni contro l'Arabia Saudita
- 125 missili e 203 droni contro il Bahrein
Il bilancio provvisorio parla di 67 morti nei Paesi del Golfo, tra cui 13 militari statunitensi, e almeno 579 feriti.
Raid massicci su Iran e Libano
Sul fronte opposto, l'offensiva aerea americana e israeliana contro l'Iran ha raggiunto numeri senza precedenti.
Secondo le stesse stime:
- Israele ha colpito oltre 7.600 obiettivi in Iran, tra cui basi missilistiche, sistemi di difesa, aeroporti militari e unità navali.
- Le operazioni sono state condotte in circa 4.700 missioni aeree.
- Gli Stati Uniti avrebbero attaccato oltre 5.500 obiettivi.
In parallelo, l'esercito israeliano ha bombardato circa 1.100 obiettivi in Libano, tra cui infrastrutture militari di Hezbollah e postazioni di lancio di razzi.
Diplomazia ancora in movimento
Nonostante l'intensità degli scontri, Teheran sostiene che i contatti diplomatici con Qatar, Arabia Saudita, Oman e altri Paesi della regione continuano nel tentativo di contenere l'escalation.
Araghchi ha inoltre assicurato che la situazione interna iraniana è stabile e che la guida suprema Mojtaba Khamenei sarebbe «in buona salute e pienamente al comando», smentendo voci su possibili divisioni interne.
Per ora però non esiste alcuna proposta concreta per porre fine alla guerra. E mentre i missili continuano a cadere in tutto il Medio Oriente, il rischio è che il conflitto si allarghi ulteriormente, trascinando l'intera regione in una crisi sempre più difficile da contenere.


