E alla fine, rieccola di nuovo. La legge di Bilancio appena varata dal governo segna il ritorno, in piena regola, della legge Fornero. Nessuno lo ammette apertamente, naturalmente. Troppo imbarazzante confessare che, dopo anni di propaganda, magliette “Stop Fornero” e promesse di rivoluzione sociale, si è tornati esattamente al punto di partenza.

Eppure i numeri non mentono: l’età pensionabile salirà di un mese nel 2027 e di due mesi nel 2028. Il famigerato “scatto” legato alla speranza di vita – quello che lega la pensione alla longevità media, come se vivere più a lungo fosse una colpa – torna pienamente operativo. Proprio quel meccanismo che gli attuali governanti definivano disumano, quando stavano all’opposizione.

A prescindere da destra, sinistra e centro, la strategia è chiara: allungare l'età pensionabile fino a 70 anni, confidando che in pochi arrivino a riscuotere la pensione!

È un capolavoro di ipocrisia politica. Gli stessi che accusavano la Fornero di “rubare" il futuro ai giovani e anni di vita a chi aveva sottoscritto contratti di lavoro che prevedevano una pensione a 65 anni e col sistema retributivo, oggi la rilanciano nella più totale assenza di dibattito pubblico. Nessuna conferenza stampa, nessun proclama, nessun post sui social. Solo un silenzio calcolato, una strategia comunicativa perfetta per non smentire anni di propaganda.
Perché dire la verità – e cioè che la Legge Fornero non è mai davvero morta – significherebbe ammettere che per anni si è venduto fumo, costruendo consensi su illusioni e promesse mai mantenute.

Ma non è solo questione di pensioni. È questione di credibilità, di rispetto, di onestà politica. Perché non si può costruire una candidatura a Palazzo Chigi gridando contro una legge e poi, una volta al potere, riproporla come se nulla fosse. Non si può chiedere fiducia a chi lavora ogni giorno per arrivare alla pensione e poi tradirlo con un tratto di penna, nascosto tra le righe di una legge di Bilancio.
E intanto, chi dovrebbe difendere i lavoratori – i partiti che un tempo rappresentavano i cittadini, i sindacati che dovevano difendere i diritti dei lavoratori – tace o si distrae, magari impegnato in passerelle internazionali dai risultati modesti e dall’utilità dubbia.

La verità è che la politica italiana ha smesso da tempo di cambiare le cose: preferisce raccontarle. Il cambiamento è diventato una parola vuota, un mantra elettorale. Si promette di “superare la Fornero”, di “ridare dignità”, di “difendere i lavoratori”. Poi, una volta arrivati al governo, si fa esattamente l’opposto, contando sul fatto che la memoria degli elettori sia corta.

Ecco perché oggi nessuno parla del ritorno della Fornero: perché significherebbe ammettere che la politica italiana è prigioniera della propria ipocrisia. Che vive di slogan e di consenso a breve termine, mentre i salari ristagnano, le pensioni si allontano e i giovani continuano a scappare all’estero.
E allora non stupiamoci se metà degli italiani non va più a votare. Quando la politica diventa uno show mediatico e la coerenza un eufemismo, la democrazia si svuota. E il popolo, semplicemente, si stanca di farsi prendere per i fondelli dalle loro bugie.