A quattro anni dal suo ultimo lavoro, Serena Brancale torna sulla scena musicale con "Sacro", un album che rappresenta molto più di una semplice nuova uscita discografica: è un vero e proprio punto di svolta, artistico e umano. Frutto di un lungo percorso fatto di concerti, viaggi e ricerca sonora, il disco restituisce oggi il ritratto più autentico e consapevole di un’artista in costante evoluzione.
"Sacro" si presenta come un racconto stratificato, in cui convivono dimensioni diverse, ma complementari. Le radici dell’artista si intrecciano con influenze internazionali, dando vita a un equilibrio raffinato tra introspezione e ritmo, spiritualità e istinto. Le sonorità attraversano generi e confini: dal jazz al soul, dall’R&B alla world music, in un dialogo continuo che arricchisce il progetto senza mai snaturarne l’identità.
Dopo aver emozionato il pubblico al Festival di Sanremo 2026 con il brano “Qui con me”, intenso e profondamente personale, Brancale amplia quel racconto intimo trasformandolo in qualcosa di universale. Il disco alterna momenti di leggerezza e festa a spazi più riflessivi, mantenendo sempre saldo il legame con la propria terra e, al tempo stesso, mostrando un’apertura decisa verso nuove direzioni artistiche.
Il viaggio musicale di "Sacro" si arricchisce ulteriormente grazie a una serie di collaborazioni significative. Tra queste spiccano quelle con Levante e Delia nel singolo “Al mio paese”, brano che celebra identità e appartenenza. Ma il respiro del progetto si estende ben oltre i confini italiani, grazie alla presenza di artisti di fama internazionale come Gregory Porter, Omara Portuondo e Richard Bona, che contribuiscono a rendere il disco un crocevia di culture e sensibilità.
Il titolo stesso racchiude il senso più profondo dell’opera: "Sacro" è tutto ciò che, per Serena Brancale, è essenziale: la musica, le radici, le esperienze e la libertà espressiva conquistata nel tempo. Un lavoro maturo, elegante e autentico, che segna una nuova tappa nel percorso di una delle voci più riconoscibili della scena contemporanea italiana.
È da qui che prende il via il racconto di un disco che non è solo da ascoltare, ma da vivere.


