C’era una volta chi voleva abolire la Fornero....
Lo ripetevano in ogni piazza, in ogni talk show, in ogni campagna elettorale. Matteo Salvini la definiva “un’infamia”, Giorgia Meloni prometteva di “superarla” restituendo dignità ai lavoratori italiani. Sembrava l’inizio di una rivoluzione previdenziale: basta con pensioni sempre più lontane, basta con l’idea di lavorare fino allo sfinimento, basta con una riforma vissuta da milioni di persone come una condanna.
Poi però sono arrivati al governo. E il fascino della 'poltrona', come spesso accade, ha preso il posto delle promesse fatte a milioni di lavoratori italiani.
Dopo quasi quattro anni di governo Meloni, la legge Fornero non solo è ancora lì, ma viene di fatto rafforzata. L’età pensionabile resta ancorata ai 67 anni e 3 mesi dal 2028 e si prepara addirittura a salire ulteriormente a 67 anni e 6 mesi dal 2029. Altro che abolizione: la destra che aveva costruito consenso promettendo di smontare il sistema oggi ne difende l’impianto e ne alza persino l’asticella.
È il grande tradimento silenzioso di questa stagione politica. Perché sulle pensioni si misura il rapporto tra Stato e cittadini, tra lavoro e dignità.
E ancora una volta a pagare il prezzo sono sempre gli stessi: lavoratori dipendenti e pensionati.
Sono loro che tengono in piedi il Paese pagando tasse fino all’ultimo euro in busta paga. Sono loro che vedono gli stipendi fermi da trent’anni mentre il costo della vita cresce senza tregua. Sono loro che hanno perso potere d’acquisto, schiacciati da un’inflazione che ha eroso salari e pensioni senza che vi fosse una risposta strutturale.
Eppure, quando si tratta di trovare risorse, i soldi sembrano comparire sempre. Per i superbonus. Per le operazioni di salvataggio bancario. Per le spese militari e l’invio di armi in Ucraina. Per mille emergenze e priorità politiche. Ma quando si parla di aumentare salari, tutelare pensioni o permettere a un muratore, un operaio, un infermiere, un impiegato di andare in pensione prima che il fisico ceda definitivamente, allora improvvisamente “non ci sono coperture”.
La verità è che la politica italiana continua a chiedere sacrifici a chi vive di "busta paga"! Si allunga la vita lavorativa mentre si accorcia quella dignitosa ed in buona salute scesa statisticamente a 58 anni!. Si pretende che persone con quarant’anni di contributi continuino a lavorare fino a età sempre più avanzate, spesso in condizioni fisiche precarie e con contratti che non garantiscono nemmeno serenità economica.
E così la promessa di abolire la Fornero si è trasformata nell’ennesimo slogan elettorale consumato dal potere. Chi gridava contro il sistema oggi lo gestisce. Chi parlava di giustizia sociale oggi chiede ancora pazienza a chi non ne può più.
Ma un Paese civile non dovrebbe costringere i suoi cittadini a lavorare “finché sono vivi”. Dovrebbe garantire salari dignitosi durante la vita attiva e una pensione giusta dopo decenni di contributi. Tutto il resto è propaganda.
L’Italia è il Paese UE con l’età pensionabile più alta: 67 anni e 6 mesi.
L’Italia è il Paese UE con gli stipendi & le pensioni più bassi.


