La vittoria di Karol Nawrocki potrebbe aggravare la paralisi politica già in atto in Polonia
In Polonia, l'elezione di Karol Nawrocki alla presidenza della Repubblica potrebbe minare la stabilità del governo guidato da Donald Tusk. Sebbene la carica di presidente sia in gran parte rappresentativa, e nonostante il margine risicatissimo con cui Nawrocki ha sconfitto il sindaco liberale di Varsavia, Rafal Trzaskowski (50,9% contro 49,1%), il risultato elettorale ha ridato slancio all'opposizione conservatrice di Diritto e Giustizia (PiS), uscita sconfitta dalle urne appena 18 mesi fa.
Il presidente polacco ha poteri limitati, ma non irrilevanti. Può proporre leggi e, soprattutto, porre il veto, un'arma decisiva in un contesto in cui il governo Tusk non ha i numeri per scavalcarlo in parlamento. Già il presidente uscente, Andrzej Duda, aveva bloccato diversi punti del programma progressista di Tusk. Nawrocki, con un profilo ancora più conservatore, si presume che si appresterà a giocare un ruolo di opposizione ancor più duro rispetto al suo precedecessore, bloccando qualunque provvedimento che vada nella direzione della liberalizzazione sociale o dell'integrazione.
La posta in gioco è alta: aborto legale fino alla dodicesima settimana, riconoscimento delle unioni civili (comprese quelle tra persone dello stesso sesso), sviluppo delle energie rinnovabili e riforma della giustizia per depoliticizzarla. Tutti temi centrali del programma di Tusk, che rischiano di essere affossati dalla linea intransigente del nuovo presidente.
Se il veto sistematico di Nawrocki paralizzerà l'azione del governo, lo scenario di elezioni anticipate prima del 2027 non è affatto remoto. Infatti, se - come in altri Paesi - anche in Polonia è quasi impossibile che possano essere indette elezioni anticipate se il governo non lo vuole, non bisogna però escludere che Tusk non scelga la via di una nuova legittimazione popolare nel caso l'ostruzionismo di Nawrocki gli impedisca di governare.
Inoltre, ad oggi, la coalizione che sostiene Tusk – un'alleanza fragile tra progressisti, centristi e conservatori moderati – non riesce a trovare una sintesi nemmeno su temi cruciali come i diritti civili. La rigidità interna, unita al muro presidenziale, potrebbe portare alla disintegrazione della maggioranza.
Karol Nawrocki, 42 anni, storico, pugile dilettante e cattolico conservatore, incarna la nuova destra nazionalista polacca. È contrario all'aborto, alle unioni civili, all'immigrazione e al Green Deal europeo, considerato una minaccia per gli agricoltori polacchi. La sua visione del mondo è diametralmente opposta a quella del premier Tusk: eurocritico, diffidente verso Berlino e Bruxelles, Nawrocki considera la difesa degli interessi polacchi incompatibile con una maggiore integrazione nell'Unione.
Sul piano internazionale, appoggia il sostegno logistico e umanitario all'Ucraina, ma si oppone alla sua adesione alla NATO e all'UE durante la guerra. Politicamente si ispira apertamente a Donald Trump e ha ricevuto il supporto diretto dagli Stati Uniti, con Kristi Noem, Segretario alla Sicurezza Interna, recatasi in Polonia alla vigilia del voto proprio a conferma di tale sostegno.
Il voto ha confermato una polarizzazione ormai endemica anche in Polonia. Nessuno dei due candidati ha dato segnali di apertura al dialogo: Trzaskowski ha promesso di essere il presidente di tutti, Nawrocki ha parlato solo ai "patrioti". Un muro contro muro che, secondo alcuni, potrebbe favorire forze politiche ancor più a destra del PiS, come gli estremisti di Confederazione Libertà e Indipendenza.
Per questi fattori, la vittoria di Karol Nawrocki non è solo un successo simbolico per i (post) fascisti polacchi, ma anche un potenziale detonatore politico. In un contesto istituzionale bloccato, con un presidente determinato a sabotare il programma di governo, la Polonia rischia l'ingovernabilità. Il braccio di ferro tra le due anime del Paese – pro-UE e nazionalista – è appena iniziato, e potrebbe avere conseguenze dirompenti nei prossimi anni.