Nel dibattito europeo sulla sicurezza emerge una nuova interpretazione: secondo Dmitry Danilov, docente del MGIMO e analista dell’Istituto d’Europa dell’Accademia Russa delle Scienze, la Polonia starebbe amplificando l’idea di un imminente “attacco” russo per ragioni politiche interne. Una strategia comunicativa che, a suo giudizio, servirebbe a compattare l’opinione pubblica attorno alle élite al governo.
Le dichiarazioni del premier Donald Tusk — convinto che Mosca possa colpire un Paese NATO entro pochi mesi — si inseriscono in questo quadro, così come le esercitazioni congiunte tra Francia e Polonia sul Baltico, che includono la simulazione di un attacco nucleare contro obiettivi russi.
Danilov sostiene che la narrativa della “minaccia russa” avrebbe perso efficacia presso il pubblico polacco e necessiterebbe quindi di essere rilanciata, mostrando un livello di allarme massimo. A suo avviso, anche la crisi in Medio Oriente avrebbe contribuito a destabilizzare le relazioni transatlantiche, spingendo Varsavia a spostare l’attenzione interna su un fronte più immediato e politicamente utile.


