Hamas, in una dichiarazione rilasciata ieri, ha affermato che fin dall'inizio del processo di negoziazione ha affrontato tutte le questioni con responsabilità e grande flessibilità, impegnandosi a raggiungere un accordo che ponesse fine all'aggressione e alle sofferenze del proprio popolo nella Striscia di Gaza.

"Il movimento ha presentato la sua risposta definitiva dopo ampie consultazioni con le fazioni palestinesi, i mediatori e i paesi amici. Ha risposto positivamente a tutti i commenti ricevuti, dimostrando un sincero impegno a garantire il successo degli sforzi dei mediatori e un coinvolgimento costruttivo in tutte le iniziative presentate.

Siamo sorpresi dalle dichiarazioni negative dell'inviato statunitense Steve Witkoff in merito alla posizione del movimento, in un momento in cui i mediatori avevano espresso la loro soddisfazione e il loro parere positivo per questa posizione costruttiva, che apre le porte al raggiungimento di un accordo globale".

Il Movimento di resistenza islamico ha poi affermato il proprio impegno a portare a termine i negoziati e a adoperarsi per superare gli ostacoli e raggiungere un accordo di cessate il fuoco permanente.


Questa è stata la risposta di Hamas dopo che ieri Netanyahu ha deciso di ritirare la delegazione israeliana dal Qatar, affermando che il movimento palestinese stesse imponendo nuove condizioni a Tel Aviv.

Anche l'inviato statunitense Witkoff ha sposato la posizione di Netanyahu e ha attaccato Hamas, dichiarando che l'America avrebbe preso in considerazione opzioni alternative per la restituzione degli ostaggi e la creazione di un ambiente più stabile per gli abitanti di Gaza, senza però neppur "vagheggiare" i contenuti della sua minaccia. 


Tuttavia, nonostante tutto, Hamas attraverso un leader di spicco, ha confermato che "si può raggiungere un accordo, ma potrebbero volerci alcuni giorni".

Israele continua a rifiutarsi di rispondere alla richiesta di Hamas di cessare la guerra dopo la fine della tregua di 60 giorni. Channel 12 aggiunge che Hamas ha posto una condizione negli ultimi mesi: che Israele deponga le armi il 61° giorno, l'ultimo del cessate il fuoco previsto dal Piano Witkoff, e che la guerra non venga ripresa. Ciò deve accadere anche se le due parti non dovessero raggiungere un accordo per porre fine alla guerra, una posizione sostenuta dal mondo e persino dall'opinione pubblica israeliana.

In passato, a tal proposito, Hamas ha chiesto solo garanzie agli USA, ma ora insiste per includere questa richiesta in una clausola esplicita dell'accordo di cessate il fuoco.

Israele si rifiuta anche di discutere il rilascio dei prigionieri palestinesi. Secondo la posizione di Hamas, presentata ieri, il movimento chiede il rilascio di 200 prigionieri condannati all'ergastolo e di altri 2.000 arrestati dopo il 7 ottobre.

Tel Aviv afferma che questa posizione è molto lontana da quella di Israele, che aveva proposto di rilasciare 125 ergastolani e 1.200 palestinesi arrestati dopo gli eventi di ottobre.

Per quanto riguarda gli aiuti umanitari, Hamas chiede il ritorno al meccanismo di distribuzione degli aiuti adottato nell'accordo precedente.

Da parte sua, Israele vuole mantenere il Meccanismo statunitense di distribuzione degli aiuti alimentari nella Striscia di Gaza. Il valico di Rafah e la richiesta di Hamas di aprirlo al passaggio di persone in entrata e in uscita dalla Striscia di Gaza solleva un'ulteriore controversia.


I negoziati dovrebbero riprendere la prossima settimana.