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CEI: la normalità della guerra è il vero scandalo

La Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, pubblicata ad Assisi il 19 novembre 2025, non si limita a ribadire un principio astratto sulla pace: colpisce per l’urgenza, la concretezza e la lucidità con cui denuncia il collasso morale e politico di un mondo che ha smesso di credere alla convivenza. Non è un testo da archiviare tra i documenti “buoni e inutili”; è uno schiaffo al modo in cui accettiamo la violenza come sfondo naturale della storia. La pace, affermano i vescovi, non è un orpello spirituale per anime gentili, ma questione strutturale che riguarda potere, economia, cultura e fede.

Il punto più duro — e più vero — è la diagnosi: viviamo dentro una normalizzazione della guerra. La CEI non si perde in perifrasi: l’aumento record della spesa militare, l’espansione della logica nucleare, l’accelerazione delle tecnologie belliche e l’irresponsabilità dei governi nel trattare la corsa agli armamenti come fosse “sviluppo” sono segnali inequivocabili di un collasso di civiltà, non di progresso. 

Nessuna retorica diplomatica regge davanti a un dato crudo: stiamo spendendo per distruggere, non per vivere. L’“inutile strage”, evocata fin da subito, non è un’immagine poetica, è una contabilità macabra che coinvolge civili, bambini, intere popolazioni e generazioni future.

La Nota però non si limita alla denuncia. Apre una frattura fondamentale: la pace non è tolleranza tiepida ma disarmo — interiore, sociale, culturale, politico. Disarmare significa smettere di considerare la violenza come strumento legittimo di ordine, difesa o identità. È qui che il testo risulta più scomodo, soprattutto per quanti, nel mondo occidentale, continuano a giustificare conflitti e invio di armi in nome della “sicurezza” e della “deterrenza”. La CEI, con un linguaggio fermo, rovescia la prospettiva: la deterrenza non costruisce pace, la ritarda e la corrompe.

Il documento scardina inoltre l’ipocrisia religiosa. I vescovi ricordano che Cristo non è icona morale per chi predica bene e arma male, ma fondamento teologico di una riconciliazione reale e non negoziabile: «Cristo è la nostra pace».  Non si tratta di un’affermazione devozionale. La CEI la usa come criterio politico. Se Cristo è pace, nessun uso bellico della religione è teologicamente legittimabile. E qui il riferimento all’uso della retorica religiosa in conflitti contemporanei — esplicito e severo — pesa come un macigno.

Sul piano culturale, il documento colpisce nel segno quando descrive la nuova ecologia della violenza: Rete, intelligenza artificiale, propaganda digitale, polarizzazione, linguaggio d’odio, identità usate come armi. La guerra oggi è cognitiva prima che territoriale, psicologica prima che militare. 
Il testo non indulge nell’apocalisse tecnologica, ma mette il dito nella piaga: un popolo che vive costantemente in ambiente digitale aggressivo non può essere educato alla pace. Anzi, rischia di non percepirne più il valore.

La Nota guarda anche all’Europa come laboratorio concreto di pace. Non perfetto, non compiuto, spesso frainteso, ma alternativo alla barbarie dei nazionalismi che risorgono sulla promessa tossica della protezione identitaria. L’Europa come “patria plurale” non è un’idea romantica, è l’argine storico al ritorno dell’istinto primordiale della tribù.

Il documento, infine, mette sotto accusa la pace “di facciata”: quella che predica mitezza e pratica esclusione, che parla di dialogo e costruisce confini, che invoca la dignità e alimenta discriminazioni — antisemitismo, islamofobia, cristianofobia. 

La CEI non salva nessuno: la violenza non è solo nei campi di battaglia, ma nei commenti social, nei talk show, nelle scuole, nelle famiglie, negli stadi, nel linguaggio politico, nelle relazioni affettive. Riconoscere questo è l’unico punto da cui può partire un’educazione reale, non ornamentale.

In conclusione, il testo è scomodo e necessario. Non concede attenuanti e non offre alibi. La pace, dice la CEI, non si invoca: si costruisce. Non si predica: si paga. Non si proclama: si disarma. La pace è umile, quotidiana, ostinata. E non sarà credibile finché resterà esercizio retorico anziché rischio reale.




Fonte: www.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/31/2025/12/05/NotaPastorale_EducarePace.pdf

Autore Angelo Zanotti
Categoria Politica
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