Cronaca

Tavolara, Sottosegretario Sbarra: _nessun “ripensamento” del Governo, ogni decisione assunta esclusivamente sulla base delle richieste degli enti locali_

La vicenda Tavolara Bay non è il segnale di un ripensamento del Governo sulla ZES, né tantomeno una retromarcia politica su uno degli strumenti centrali della strategia di rilancio del Mezzogiorno. È, piuttosto, la dimostrazione concreta di come la Zona economica speciale unica funzioni dentro un perimetro preciso: semplificare, accelerare, coordinare, ma sempre sulla base degli atti formali assunti dagli enti competenti.

Il chiarimento arriva dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, intervenuto sul progetto Tavolara Bay nell’area di Cala Finanza. Sbarra ha escluso in modo netto qualsiasi “ripensamento” dell’Esecutivo, spiegando che ogni decisione è stata assunta esclusivamente sulla base delle richieste e delle determinazioni degli enti locali.

Il caso riguarda l’Autorizzazione unica ZES n. 74 del 2026, rilasciata nell’ambito di un procedimento che prevedeva il recupero di un fabbricato esistente, Villa Joy, e l’installazione di sette casette amovibili, senza incremento di volumetrie edilizie. Un intervento, dunque, presentato non come operazione di trasformazione invasiva del territorio, ma come progetto di ricettività sostenibile, fondato sul recupero dell’esistente e su strutture leggere e removibili.

Il punto politico e amministrativo è rilevante. La ZES unica non sostituisce gli enti locali nelle loro valutazioni urbanistiche, paesaggistiche e territoriali. Al contrario, ne assume gli atti, li coordina dentro una procedura unica e consente di arrivare a una decisione finale in tempi più certi. È questa la funzione dell’Autorizzazione unica: non creare scorciatoie, ma evitare che investimenti e progetti restino bloccati in una frammentazione burocratica infinita. La normativa sulla ZES unica, introdotta dal decreto-legge n. 124 del 2023, configura infatti l’Autorizzazione unica come strumento di semplificazione amministrativa per i progetti di investimento che richiedono più titoli abilitativi. (dipartimentosud.gov.it)

Nel caso di Tavolara, l’iter autorizzativo è stato curato dalla Struttura di missione ZES, oggi ricondotta al Dipartimento per il Sud, e si è sviluppato attraverso quattro sedute di conferenza dei servizi, con il coinvolgimento delle amministrazioni chiamate a esprimersi. La Struttura ZES, in questo quadro, non agisce come soggetto politico che impone una scelta dall’alto, ma come amministrazione procedente che cura l’istruttoria e porta a sintesi le determinazioni emerse nella conferenza dei servizi. La stessa Presidenza del Consiglio indica tra i compiti della Struttura di missione proprio quello di curare l’istruttoria per il rilascio dell’Autorizzazione unica prevista dall’articolo 15 del decreto-legge 124/2023. 

"L’iter autorizzativo, curato dalla Struttura di missione ZES, oggi Dipartimento per il Sud, si è sviluppato nell'arco di diversi mesi, con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni chiamate ad esprimersi in quattro sedute di conferenza dei servizi.
In tale procedimento, la struttura conclude l’iter sulla base delle determinazioni assunte nell’ambito della conferenza di servizi, in conformità al piano strategico approvato dalla cabina di regia ZES e tenendo conto dell’impatto economico-occupazione dei singoli interventi.
Nel caso specifico, il rilascio dell'Autorizzazione Unica è avvenuto sulla base degli atti formalmente adottati dal Comune di Loiri Porto San Paolo e, in particolare, della deliberazione n. 50 del novembre 2025 con la quale il Consiglio comunale aveva approvato la variante urbanistica costituente il presupposto giuridico indispensabile per la prosecuzione del procedimento." ha spiegato il sottosegretario Sbarra

Il rilascio dell’autorizzazione, ha ricordato Sbarra, è avvenuto sulla base degli atti formalmente adottati dal Comune di Loiri Porto San Paolo. In particolare, la deliberazione n. 50 del novembre 2025 aveva approvato la variante urbanistica che costituiva il presupposto giuridico indispensabile per la prosecuzione del procedimento. In quella sede, il Consiglio comunale aveva riconosciuto l’interesse dell’intervento per il territorio, ritenendolo compatibile con la tutela del contesto paesaggistico e con una forma di ospitalità sostenibile.

Quando però, il 30 giugno, lo stesso Consiglio comunale ha revocato la deliberazione che rappresentava il fondamento giuridico dell’Autorizzazione unica, il Dipartimento per il Sud non ha potuto che prenderne atto. Venuto meno il presupposto locale, il 1° luglio è stata disposta la revoca dell’autorizzazione. Non una scelta politica contro il progetto, dunque, ma la conseguenza amministrativa della mutata volontà dell’ente territoriale.

È qui che emerge il ruolo vero della ZES: uno strumento di governo ordinato dello sviluppo, non una forzatura centralistica. La ZES unica serve a rendere più efficiente il rapporto tra imprese, amministrazioni e territori. Serve a dare tempi certi agli investimenti, a riunire in un’unica sede valutazioni che altrimenti resterebbero disperse tra uffici, pareri e procedimenti paralleli. Ma non cancella la responsabilità degli enti locali, né sterilizza le decisioni dei Comuni, che restano centrali quando si tratta di pianificazione urbanistica e compatibilità territoriale.

La vicenda Tavolara, letta correttamente, conferma quindi due elementi. Il primo è che il Governo considera la ZES una leva strategica per attrarre investimenti, sostenere occupazione e rafforzare la competitività dei territori. Il secondo è che questa leva opera dentro un quadro di legalità amministrativa, nel quale ogni passaggio deve poggiare su atti validi, deliberazioni coerenti e determinazioni assunte dagli enti competenti.

La ZES unica per il Mezzogiorno è stata istituita dal 1° gennaio 2024 e comprende le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna, sostituendo il precedente sistema frammentato delle diverse ZES territoriali. (Politiche di Coesione) La sua logica è quella di superare la dispersione amministrativa, costruendo una governance più unitaria e più rapida per gli investimenti. Ma proprio perché si tratta di una procedura seria, non può prescindere dagli atti dei territori.

Il chiarimento di Sbarra, dunque, punta a respingere una lettura polemica della vicenda. Non c’è un Governo che prima autorizza e poi cambia idea. C’è un procedimento amministrativo che si fonda su una deliberazione comunale; e quando quella deliberazione viene revocata, viene meno anche la base dell’autorizzazione. È la differenza tra propaganda e amministrazione: la prima cerca lo scontro politico, la seconda segue gli atti.

In questo senso, il caso Tavolara può diventare anche un precedente utile per spiegare che cosa sia davvero la ZES. Non una deregulation, non un lasciapassare indiscriminato, non una corsia preferenziale sottratta ai controlli. La ZES è una macchina amministrativa pensata per far funzionare meglio lo Stato, riducendo tempi e sovrapposizioni, ma mantenendo intatti i livelli di verifica, responsabilità e tutela.

Il Governo, con questa impostazione, rivendica una linea di equilibrio: favorire sviluppo e investimenti, ma senza scavalcare i territori; accelerare le procedure, ma senza indebolire i presìdi amministrativi; promuovere crescita e occupazione, ma dentro un quadro ordinato di compatibilità urbanistica, ambientale e istituzionale.

La posizione espressa da Sbarra serve quindi anche a difendere il modello ZES da una rappresentazione distorta. Se un ente locale sostiene un progetto e ne approva gli atti presupposti, la procedura unica può accompagnare l’investimento fino alla conclusione. Se invece l’ente locale revoca quegli atti, la procedura non può ignorare quella decisione. È un principio di correttezza amministrativa, ma anche di rispetto dell’autonomia territoriale.

La ZES resta così uno degli strumenti principali della politica del Governo per il Sud: una piattaforma di semplificazione, attrazione degli investimenti e sviluppo produttivo. Ma il caso Tavolara dimostra che la semplificazione non significa arbitrio. Significa rendere più lineare e trasparente il percorso decisionale, lasciando però che ogni amministrazione si assuma la responsabilità delle proprie scelte.

Da questo punto di vista, la nota del Sottosegretario Sbarra non chiude solo una polemica locale. Ribadisce una filosofia di governo: lo sviluppo non si costruisce contro i territori, ma insieme ai territori; non attraverso scorciatoie, ma attraverso procedure più rapide, più chiare e più responsabili. E la ZES, se letta in questa chiave, resta esattamente questo: non un problema, ma uno strumento moderno per far dialogare investimento, legalità amministrativa e interesse pubblico.

Autore Vincenzo caccioppoli
Categoria Cronaca
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