Le stime sul numero delle forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica variano perché includono componenti diverse, ma si attestano tra i 125.000 – 190.000 membri attivi. A loro vanno aggiunti gli appartenenti alla milizia volontaria Basij, che vanta circa un milione di membri registrati o mobilitabili.
In altre parole, una dimensione analoga a quella della Schultz Staffeln durante il Nazismo.

Detto questo, prima di proseguire serve una premessa, dato se è Trump che ha avviato illegalmente una guerra locale l'Iran, è anche vero che è il regime iraniano ad ampliare a livello mondiale il contesto bellico, attaccando paesi e navi estranei al conflitto.

Il fatto è che, quando un presidente USA "coopera" con le politiche UE, i media europei tendono a dare  copertura positiva, mentre la copertura si fa critica, se la Casa Bianca entra in conflitto con Palais Bourbon o con il Reichstagsgebäude.  A maggior ragione nel caso di Donald  Trump, con dazi, NATO, clima e comunicazione politica hanno aumentato la polarizzazione narrativa, producendo una copertura mediaticamente più critica, se non antagonista.
Non a caso, infatti, sia Obama sia Biden ci furono presentati come multilaterali, dialoganti e vicini ai valori europei, con grande enfasi su cooperazione internazionale e accordi sul clima, ma a fine mandato la Storia ha fatto la sua brava conta di instabilità, milizie, repressioni, guerre, devastazioni, morti e sfollati in Siria, Libia, Iraq, Afghanistan, Ucraina, effetto palese di una pianificazione e una intelligence  fallimentari sfociate in gestioni comunicativi e operativi a dir poco "caotiche" ... più o meno come oggi, insomma.

In questa dinamica, in questa percezione, però, parlando sempre e solo di Donald 'Mad Dog' Trump, rischiamo di perderci cosa sia l'Iran o meglio cosa siano le sue Guardie Rivoluzionarie, come la pensano e che progetti hanno.

Per capire meglio, partiamo dalle richieste iraniane di proseguire il loro programma nucleare, imporre un pedaggio ad Hormuz, fermare l'intervento israeliano contro Hezbollah.

Ebbene, sono almeno 20 anni che l'Iran ha annunciato il proprio sviluppo nucleare, ma finora ha realizzato un'unica centrale nucleare - quella di Bushehr, situata sul Golfo Persico -  avviata nel 2011, per giustificare siti segreti di arricchimento dell'uranio di Natanz e di Fordow/Qom, scoperti nel 2009.
In questi ultimi quindici anni, a parte quella prima centrale necessaria per giustificare il siti di arricchimento, l'Iran non ha costruito altre centrali, mentre ha proseguito lo sviluppo di uranio utile a scopi militari.
Perché? Perché se uno più uno fa sempre due, ricordando che Ali Khamenei definì Israele come un “tumore/cancro” della regione, mentre Mahmoud Ahmadinejad ha affermato che “Israele deve essere cancellato dalla mappa”, in un discorso del 2005 in cui citava l'Ayatollah Khomeini.

Quanto ad imporre un pedaggio ad Hormuz, come chiede l'Iran, due giorni fa l'Autorità internazionale per il traffico marittimo ha contestato fermamente questa ipotesi in nome dei tanti trattati che lo escludono in ogni parte del mondo.
La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 1958 il mare è diviso in zone giuridiche (acque territoriali, ZEE, alto mare) e negli Stretti internazionali esiste il diritto di “transit passage” (passaggio di transito).
Se uno Stato tenta di imporre “pedaggi” o blocchi illegittimi, sono previste conseguenze giuridiche presso il Tribunale internazionale per il diritto del mare (ITLOS) e la Corte internazionale di giustizia (ICJ) contromisure diplomatiche/economiche, a parte misure economiche o politiche (caso per caso) da parte di altri Stati o possibile richiesta di risarcimento danni da parte degli Armatori.
Dunque, gli USA e/o le nazioni arabe sarebbe corresponsabili di una grave violazione internazionale accettando la richiesta dell'Iran di imporre pedaggi ad Hormuz, andando contro le regole basilari del traffico merci mondiale.

Infine, fermare l'intervento israeliano contro Hezbollah. Lo stato sovrano però è il Libano e da trent'anni è proprio l'Iran che arma pesantemente le forze paramilitari di Hezbollah. Intanto, innanzitutto Israele e soprattutto il Libano non erano al tavolo delle trattative USA-Iran in Pakistan.
Di cosa stiamo parlando?

Dunque, se da un lato Donald Trump si sta dimostrando dispotico e imprevedibile come tutti temevano, dall'altro lato c'è l'Iran che non smette di manipolare la diplomazia, i mercati e l'opinione pubblica mondiale per scopi che non conosciamo.

Nel linguaggio politico delle Guardie della Rivoluzione iraniane, fondato sulla propaganda maturata dopo la Rivoluzione iraniana del 1979, la Repubblica Islamica nasce come rottura con un modello di dipendenza politica e culturale percepito come imposto dall’esterno. 
Accanto a questa dimensione geopolitica si colloca un piano più culturale, spesso riassunto nell’idea di anti-consumismo. Qui il bersaglio non è solo l’economia globale, ma ciò che viene percepito come il suo correlato culturale: una società centrata sul consumo come misura del benessere e sull’influenza di modelli occidentali considerati estranei ai valori islamici rivoluzionari.
In questa lettura, lo stile di vita occidentale non è neutro, ma veicolo di trasformazione culturale e potenziale perdita di identità, a cui opporsi con una società totalitaria (teocratica) dove la dimensione religiosa e quella politica si intrecciano senza soluzione di continuità.

Nelle logiche delle IRGC l'anti-occidentalismo definisce con chiarezza quale sia il nemico esterno e la struttura del conflitto internazionale, funzionali alla costruzione di una risposta interna tradizionalista, novellata come una presunta forma di resistenza culturale che dovrebbe rendere la società meno permeabile all’influenza esterna.

Secondo molte analisi, le IRGC non sono solo una forza armata, ma anche un attore economico e politico. Nel tempo hanno sviluppato una rete di imprese, contratti infrastrutturali e partecipazioni che le rendono un soggetto centrale dell’economia iraniana. Questo crea una forma di asimmetria istituzionale: un’organizzazione militare che accumula anche potere economico e influenza politica, riducendo la separazione tra Stato, esercito ed economia.

Nella realtà storica recente, possiamo ricordare l'Italia e la Germania nazi-fasciste, la Russia stalinista, la Cina maoista, l'Afganistan talebano, la Birmania e la Corea comuniste, eccetera.