Per coloro che dividono il mondo in buoni e cattivi la notizia è eclatante: Dario Amodei (Anthropic) e Elon Musk (SpaceX) hanno siglato un accordo strategico.
L'accordo siglato il 6 maggio 2026 tra Anthropic e SpaceX rappresenta - infatti - il più clamoroso "armistizio commerciale" nella storia recente dell'Intelligenza Artificiale.
Solo pochi mesi fa, Musk attaccava pubblicamente Anthropic definendola "misanthropic" ed "evil" a causa delle sue rigide politiche di sicurezza, tra gli applausi del popolo Maga, mentre Amodei esprimeva preoccupazione per i continui "flame wars" (guerre di insulti) su X guidati da Musk.
Nessuno avrebbe immaginato un terreno d'incontro tra i fautori della sicurezza estrema (come Anthropic) e i libertari della deregulation (come Musk).
Nelle conferenze successive alla firma del mega-accordo di maggio 2026, Amodei ha spiegato in modo molto pragmatico che Anthropic sta "lavorando il più rapidamente possibile" per assicurarsi risorse. Senza fare riferimenti ideologici, ha chiarito che la domanda per i modelli Claude Pro e Claude Max ha superato i limiti fisici terrestri, giustificando così la decisione commerciale di affittare il supercomputer Colossus 1 di Musk e pianificare i data center spaziali.
A conferma delle dichiarazioni di Amodei, lo stesso Elon Musk ha radicalmente invertito la propria narrativa. Dopo aver accusato Anthropic per mesi di essere "destinata a diventare l'opposto del suo nome (quindi misantropica)", Musk ha commentato la firma dell'accordo con una battuta distensiva su X: "nessuno in Anthropic ha fatto scattare il mio rilevatore di malvagità".
L'accordo multimiliardario tra Dario Amodei, paladino dell'etica democratica e della regolamentazione progressista, ed Elon Musk, scudiero della destra libertaria e trumpiana, è un capolavoro di squisito pragmatismo che lascia i tifosi della politica con il cerino in mano. Per mesi i rispettivi sostenitori si sono scambiati insulti sui social, convinti di assistere a una crociata tra il Bene e il Male.
È bastato che a uno servissero disperatamente i chip e all'altro i capitali per far svanire ogni afflato ideologico nello spazio di un tweet distensivo.
La verità, espressa con tutta la delicatezza del caso, è che i tecnocrati della Silicon Valley non sono né di destra né di sinistra.
Per chi progetta il futuro a colpi di intelligenza artificiale, le categorie politiche tradizionali sono solo folklore per le masse, utili forse a riempire i talk show o a distrarre chi crede ancora che i destini del pianeta si scelgano nelle urne, ma funzionali solo al divide et impera.
Fa sempre una certa tenerezza osservare il fervore con cui ancora oggi l'opinione pubblica si accapiglia lungo gli spalti ideologici di una volta, anche se poi, puntuale come l'ennesimo aggiornamento software, arriva la realtà a rovinare la poesia.

