"Non voglio intromettermi in questioni che non mi riguardano direttamente ma, avendo a disposizione pochissimi strumenti per opporci all'Olocausto palestinese, un segnale, per quanto modesto, potrebbe consistere nel ritirare l'amicizia su FB ai vostri "amici" ebrei, anche a quelli "buoni", che si dichiarano disgustati da quello che sta facendo il governo di Israele e le IDF. Mentono e con la loro menzogna contribuiscono a coprire l'orrore: è una piccola, piccolissima cosa ma cominciamo a farli sentire soli, faccia a faccia con la mostruosità di cui sono complici".

Questo "banalissimo" post pubblicato sul proprio account Facebook da un signore che si chiama Luca Nivarra è diventato un caso nazionale.

Perché?

Perché secondo i complici che direttamente e indirettamente supportano il genocidio messo in atto dallo Stato ebraico di Israele questo sarebbe un post antisemita. 

Per quale motivo? Non ci viene spiegato, ma, a logica, criticare degli ebrei (anche in relazione a dei fatti concreti e condannabili) è antisemitismo. Dato che lo stesso signor Nivarra, dopo esser stato messo in croce dalla stampa (post) fascista e da quella pseudo liberal (composta in realtà da scribacchini che non conoscono nulla della pulizia etnica messo in atto da Israele fin dal 1948), ha spiegato le sue ragioni in un ulteriore post, conviene utilizzare le sue parole per far capire che quanto da lui sostenuto è giusto e sacrosanto:

"Poiché alcune mie recenti prese di posizione sull'Olocausto palestinese hanno indotto taluni "amici" di FB a ritirarmi l'amicizia (in casi di questo genere la prima cosa che mi viene in mente, fatte le debite proporzioni di statura intellettuale, è l'intramontabile: " Vittorini se ne gghiuto e da soli ci ha lassato" di Togliatti alla notizia della defezione dello scrittore siciliano) con l'accusa di antisemitismo, proverò a chiarire la mia posizione, non perchè avverta l'esigenza di giustificarmi, ma perché decisioni di questo tipo vengano assunte disponendo di tutti gli elementi necessari a formarsi un giudizio autonomo. In sintesi; l'antisemitismo è un fenomeno che attraversa tutta la storia dell'Occidente, si alimenta di ingredienti diversi per poi sfociare nell'orrore nazista. Il punto è che, a seguito della nascita dello stato di Israele, l'antisemitismo è stato scientemente usato come arma finale nei confronti di quanti manifestavano riserve sulla politica colonialista razzista e suprematista perseguita da Israele nei confronti dei palestinesi. Anche in questa occasione, che prelude alla soluzione finale della questione palestinese, gli israeliani hanno usato l'arma dell'antisemitismo per sottrarsi alle responsabilità che, via via che l' 'Olocausto palestinese procedeva, si andavano addossando. Insomma, la solita modalità argomentativa per cui, avendo gli Ebrei subito quello che avevano subito, a loro era concesso di fare qualsiasi cosa; un paradiso morale all'ombra del quale commettere ogni sorta di nefandezza. Ora che l'entità sionista sta viaggiando alla velocità della luce in direzione del genocidio palestinese l'argomento viene riproposto con larghezza; insomma, tenuto conto di quel che abbiamo subito, siamo legittimati a fare quello che ci pare. E questo discorso vale per tutta la società israeliana il cui senso morale è stato corrotto da decenni di violenza e sadismo nei confronti dei palestinesi, ecco perché ho scritto e lo ribadisco; in questo frangente storico non ci sono israeliani buoni. Ora, se c'è qualcuno che in questo ragionamento vede tracce di antisemitismo, pazienza: mi denunci a chi gli pare; a me non parrebbe vero. Figurarsi poi di quanto mi importa del ritiro dell'amicizia di qualche proNet neanche tanto ben travestito da persona ragionevole ed equilibrata, sensibile tanto alle ragioni dei carnefici quanto a quelle delle vittime'; meglio, un'occasione per fare pulizia.

E se qualcuno non avesse ben compreso il significato, tra l'altro chiarissimo, di tali parole, Nivarra le ha spiegate in un ulteriore post in cui mostra le immagini dell'assassinio dei 5 giornalisti (che si aggiunge a quello di altri 15 civili) nell'attacco all'ospedale Nasser a Khan Younis.

Chiarito il punto, c'è un'altra domanda da porsi. Perché politici, giornalisti e altri non si scandalizzano invece delle dichiarazioni complici e razziste di coloro che giustificano il genocidio in atto a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, provenienti anche, se non soprattutto, da ebrei italiani? Qualche nome? Fadlun, Pacifici, Di Segni, Parisi, Nirenstein, Meotti, Parenzo... a cui ne possiamo aggiungere infiniti altri che vengono applauditi dai pii appartenenti delle comunità ebraiche in Italia.

Perché nessuno si indigna per il loro indecente giustificazionismo nei confronti di uno Stato canaglia, qual è (e che è sempre stato) lo Stato ebraico di Israele?




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