Davos, Trump lancia il “Board of Peace”: l'ennesima follia di Donald Trump
Sul palco del World Economic Forum oggi non c'era solo Donald Trump. C'era la sua visione del mondo, messa nero su bianco in un nuovo organismo internazionale: il “Board of Peace”, Consiglio per la Pace. La cerimonia di firma, avvenuta a Davos, ha lasciato molti diplomatici interdetti, non solo per l'ambizione del progetto, ma per il modo in cui nasce: rapidamente, con contorni vaghi e con Trump saldamente al centro di tutto.
Il presidente americano presenta il Board of Peace come una piattaforma destinata a “collaborare con molti altri organismi, comprese le Nazioni Unite”. Ma il messaggio reale è un altro. Ai giornalisti Trump aveva già chiarito che il Consiglio “potrebbe” anche sostituire l'ONU. Un'ipotesi che scuote le fondamenta dell'ordine multilaterale costruito dopo la Seconda guerra mondiale.
Ad accompagnarlo sul palco i rappresentanti di 19 Paesi: dall'Argentina all'Arabia Saudita, dal Qatar al Kazakistan, dalla Turchia all'Indonesia. Un'alleanza ampia, ma sbilanciata: nessuno dei partner occidentali storici, molti, invece, quelli dei Paesi non allineati o apertamente critici dell'attuale sistema internazionale. Tra gli europei è presente il solo Viktor Orbán, primo ministro ungherese.
Trump, pur scherzando, una mezza verità l'ha detta, dichiarando che nel Consiglio ci sono leader “molto popolari” e altri “non così popolari”. Qualche risata in sala.
I dettagli sul funzionamento del Board of Peace restano più che nebulosi. In una prima fase l'idea sembrava legata alla sola ricostruzione della striscia di Gaza, progetto promosso dal genero del presidente, Jared Kushner che, nell'occasione ha mostrato una surreale diapositiva intitolata “Nuova Gaza”, dove spiccano grattacieli futuristici affacciati sul mare, turismo costiero, investimenti. Condizione preliminare: la smilitarizzazione di Hamas. Poi, il ruolo dei gazawi in tutto ciò resta un mistero.
Ora però il Consiglio viene presentato come qualcosa di più ampio: una nuova architettura della sicurezza globale, alternativa alle Nazioni Unite. Un sistema meno basato su regole condivise e più su accordi diretti, contributi economici e leadership personale.
La sala è piena, ma non quanto il giorno precedente, quando Trump aveva tenuto il suo discorso programmatico. Qualche posto vuoto racconta lo scetticismo che circonda l'iniziativa. Il presidente, però, non arretra: rivendica la vittoria alle elezioni del 2024, si attribuisce il merito di aver “mediato la pace in diverse guerre” e trasforma l'evento in una vetrina della sua politica estera.
“Tutti vogliono farne parte”, assicura. Ma i fatti dicono altro. Regno Unito e Francia hanno già escluso l'adesione, giudicando il Board of Peace un fattore di indebolimento dell'ordine internazionale esistente. Altri Paesi osservano con cautela, senza esporsi.
Il momento formale arriva con la firma della Carta da parte dei rappresentanti di Bahrein e Marocco. “La Carta è ora pienamente in vigore e il Board of Peace è ufficialmente un'organizzazione internazionale”, annuncia la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, invitando gli altri leader a sottoscrivere lo statuto.
Un'assenza pesa più delle altre: Israele. Il presidente Isaac Herzog è a Davos, ma non partecipa alla cerimonia. Tel Aviv fa sapere che aderirà in seguito, senza però fornire spiegazioni.
Intanto dalla Russia arriva un mezzo sì. Secondo l'agenzia Tass, Vladimir Putin sarebbe pronto a destinare un miliardo di dollari di asset russi al Board of Peace. Putin sostiene che i fondi potrebbero provenire da asset russi congelati negli Stati Uniti e che la questione sarà discussa con l'amministrazione Trump.
Anche la Cina è stata invitata, ma resta alla finestra. Pechino ha espresso “seri dubbi” e ribadito il proprio sostegno al sistema internazionale centrato sull'ONU. I media di Stato cinesi sono stati più espliciti, descrivendo il Board of Peace come un possibile “club privato” o un “consiglio di amministrazione con un biglietto d'ingresso da un miliardo di dollari”.
Il timore cinese è chiaro: Trump punta a svuotare o sostituire le Nazioni Unite, dove Pechino è membro fondatore e detiene un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza. Essere uno dei tanti membri di un organismo creato dagli Stati Uniti, con Trump come arbitro finale, non è un'opzione allettante. Allo stesso tempo, la Cina evita lo scontro diretto, mantenendo una linea diplomatica prudente.
Trump chiude ribadendo il concetto chiave: il presidente del Consiglio è lui. “Sono tutti miei amici”, dice guardando il palco. Per ora, più che un'assemblea multilaterale, il Board of Peace appare come la rappresentazione plastica della sua idea di mondo: meno regole condivise, più transazioni. E una pace costruita su misura per chi la guida.
Questo l'elenco dei rappresentanti dei Paesi firmatari presenti a Davos:
- Argentina — Presidente Javier Milei
- Armenia — Primo ministro Nikol Pashinyan
- Azerbaigian — Presidente Ilham Aliyev
- Bahrein — Sceicco Isa bin Salman Al Khalifa
- Bulgaria — Primo ministro Rosen Zhelyazkov
- Ungheria — Primo ministro Viktor Orbán
- Indonesia — Presidente Prabowo Subianto
- Giordania — Vice primo ministro Ayman Safadi
- Kazakistan — Presidente Kassym-Jomart Tokayev
- Kosovo — Presidente Vjosa Osmani
- Mongolia — Primo ministro Gombojavyn Zandanshatar
- Marocco — Ministro degli Esteri Nasser Bourita
- Pakistan — Primo ministro Shehbaz Sharif
- Paraguay — Presidente Santiago Peña
- Qatar — Primo ministro sceicco Mohammed bin Abdul Rahman Al Thani
- Arabia Saudita — Ministro degli Esteri Faisal bin Farhan Al-Saud
- Turchia — Ministro degli Esteri Hakan Fidan
- Emirati Arabi Uniti — Presidente dell'Executive Affairs Authority Khaldoon Al Mubarak
- Uzbekistan — Presidente Shavkat Miromonovich Mirziyoyev