La carenza di infermieri, l’aumento della domanda di cure e il burnout stanno mettendo in crisi i sistemi sanitari europei. Il risultato è diretto: cresce il rischio per i pazienti e peggiorano le condizioni di chi lavora in corsia.
L’allarme arriva dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – Ufficio regionale per l’Europa, che nel primo policy brief dedicato al tema indica una serie di misure concrete per garantire una dotazione infermieristica adeguata per numero, competenze e supporto. Le evidenze sono chiare: quando gli infermieri sono troppo pochi o non hanno la formazione necessaria, aumentano errori, complicanze e mortalità. E parallelamente crescono stress, infortuni e problemi di salute mentale tra il personale.
Già nel 2022 l’OMS Europa aveva definito la carenza di operatori sanitari una “bomba a orologeria”, stimando una mancanza di quasi un milione di professionisti entro il 2030 nella regione. In diversi Stati membri dell’Unione Europea il deterioramento delle condizioni di lavoro e le pressioni psicologiche stanno accelerando burnout, abbandoni e dimissioni, aggravando ulteriormente il vuoto negli organici.
“Gli infermieri rappresentano il 56% del personale sanitario, in gran parte donne. Garantire una dotazione sicura non è un dettaglio amministrativo, ma un investimento fondamentale per la sicurezza dei pazienti e per l’intero sistema”, ha dichiarato Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa. “L’Unione Europea affronta già una grave carenza: non possiamo permetterci di perdere altri professionisti”.
Dello stesso avviso Sandra Gallina, direttrice generale per la Salute e la Sicurezza Alimentare della Commissione Europea: “Gli infermieri sono la spina dorsale dei sistemi sanitari, ma tra i più colpiti da carichi di lavoro elevati e pressioni sulla salute mentale. L’interesse verso la professione è in calo”. Bruxelles sostiene gli Stati membri con iniziative come EU4Health, Nursing Action e Joint Action HEROES, oltre a strumenti di finanziamento come Erasmus+, il Recovery and Resilience Facility e i fondi di coesione.
Decisioni sotto pressione e senza dati
Troppo spesso, sottolinea il rapporto, le scelte sul personale vengono prese in emergenza, senza dati solidi, senza pianificazione di lungo periodo e senza investimenti adeguati sul benessere psicologico. Il nuovo documento offre ai decisori politici un quadro operativo basato su prove e su esempi concreti provenienti da 21 Paesi coinvolti nel progetto Nursing Action finanziato dall’UE.
Investire in una dotazione infermieristica sicura produce effetti misurabili: minore mortalità, migliore qualità dell’assistenza, maggiore benessere degli operatori e migliori performance complessive del sistema sanitario.
Dalla programmazione nazionale al letto del paziente
La sicurezza del personale infermieristico riguarda l’intero sistema. Da un lato servono scelte strategiche su quanti infermieri formare, come finanziarli, come distribuirli e trattenerli. Dall’altro occorre garantire che ogni giorno, negli ospedali e nell’assistenza territoriale, ci siano i professionisti giusti nel posto giusto, in base ai bisogni reali dei pazienti.
Le misure strategiche e quelle operative non possono procedere separate: si rafforzano a vicenda. Senza una visione integrata, il rischio è continuare a tamponare le emergenze senza risolvere il problema strutturale.
Margrieta Langins, consulente politica per l’infermieristica e l’ostetricia dell’OMS Europa, sottolinea che esistono prove solide sull’impatto negativo di organici insufficienti sulla salute mentale degli operatori. “Questi effetti non possono essere ignorati. Ora abbiamo l’opportunità di proteggere e promuovere il benessere di milioni di infermieri nella regione”.
Otto azioni prioritarie
Il policy brief individua otto linee di intervento per gli Stati membri:
- Riconoscere l’assistenza infermieristica come elemento centrale della sicurezza. La tutela del personale è inseparabile da quella dei pazienti.
- Gestire la complessità del sistema. Finanziamenti, tecnologia, lavoro di squadra e bisogni clinici crescenti richiedono soluzioni strutturali, non interventi spot.
- Costruire un impegno condiviso e duraturo. Governi, datori di lavoro, regolatori, sindacati e università devono agire insieme.
- Utilizzare dati più intelligenti. Servono sistemi informativi affidabili e interoperabili su organici e carichi di lavoro.
- Rafforzare monitoraggio e responsabilità. Standard chiari e rendicontazioni trasparenti sono essenziali.
- Investire in modo mirato. Non solo risorse economiche, ma regole e incentivi che rendano la sicurezza uno standard diffuso.
- Garantire formazione di alta qualità. Istruzione aggiornata e sviluppo professionale continuo sono decisivi.
- Rafforzare la leadership infermieristica. Autonomia e leadership solide sono fondamentali per tradurre le evidenze in scelte concrete.
Il messaggio è netto: senza infermieri in numero adeguato e messi nelle condizioni di lavorare bene, la sicurezza dei pazienti resta un obiettivo sulla carta. E il tempo per intervenire sta scadendo.


