Sanità allo sbando, PNRR al palo: case di comunità, liste di attesa, telemedicina... al momento sono sogni irrealizzabili
di Vincenzo Petrosino - Oncologo Chirurgo, Salerno - Che tutte queste riforme fossero poco più di fake news era evidente già anni fa. Purtroppo la sanità non è gestita bene a molti livelli, cose che ho ben scritto anni fa ai responsabili dei dicasteri. La situazione va peggiorando perché, spesso, la mano destra non sa cosa fa la sinistra.
Parliamo di Adi da decenni come un "piccolo ospedale che si muove a casa dell'ammalato", ma in realtà non è altro che una bassa assistenza gestita, come a Salerno, con pochi mezzi e credo personale preso altrove. Purtroppo senza soldi e capacità non si "cantano messe", se si aggiunge la politica, in Campania è un disastro... possiamo mettere il cartello "al completo".
La telemedicina? Forse l'unica la fanno i medici di medicina generale con i mezzi che hanno... utilizzando foto, Whatsapp, ecc., per il resto in Campania è zero.
I medici vengono bombardati da inutili circolari per inutili adempimenti e la gente bombardata da soluzioni miracolose in sanità per quanto riguarda le liste di attesa.
In Campani in realtà, almeno a Salerno, si continua a dire ai pazienti più agitati: "Fate scrivere urgente, fate scrivere prima visita urgente... fate... fate.... fate... Ma chi dovrebbe fare sono altri: le liste di attesa vanno abbattute davvero, non a chiacchiere .
Le case di comunità? Aft? Altro caos creato da incapaci dirigenti nazionali che senza mano d'opera cercano di dire armatevi e andate... La maggioranze dei medici è over 60 se non 65 e a breve andranno via e qualcuno vuole che operino fin oltre i 70 anni?
Ma secondo chi legge, un medico dopo 45 anni di professione ritarda la pensione di altri 2 anni per la gloria, lo stipendio uguale e tanta burocrazia? Mai una proposta seria per chi ipoteticamente volesse continuare oltre i 70. Pensionateli, date loro ciò che spetta e poi... dico e poi... continuate il servizio volontario pagato.
PNRR e Sanità: tra cantieri avviati e servizi assenti, la Missione 6 rischia il flop
A quattro anni dal lancio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e a poco più di uno dalla sua scadenza, il bilancio tracciato dal recente Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) sulla Missione 6 “Salute” non è affatto confortante. Dietro i numeri e i cantieri aperti, emergono ritardi, squilibri territoriali e una visione frammentata che mette a rischio l’effettiva trasformazione del Servizio sanitario nazionale (SSN).
I numeri non bastano: riforme sì, ma a metà
La Missione 6 ha in teoria tutte le carte in regola per modernizzare la sanità italiana, con oltre 15 miliardi di euro stanziati per potenziare l’assistenza territoriale, digitalizzare ospedali e promuovere ricerca e formazione. Due riforme chiave – il DM 77/2022 e il riordino degli IRCCS – sono già state approvate. Ma come avverte l’UPB, il rischio concreto è che nuove strutture e tecnologie rimangano inutilizzate o sottoutilizzate.
Case della comunità e Ospedali di comunità: cantieri sì, servizi no
È il caso emblematico delle Case della comunità (CdC) e degli Ospedali di comunità (OdC). Dei 1.038 CdC previsti, 943 cantieri risultano attivati o conclusi, ma solo 38 sono stati collaudati. Peggio ancora per i servizi: appena il 3% delle CdC offre oggi le prestazioni obbligatorie previste dalla normativa. In Molise, ad esempio, non è stato nemmeno avviato un cantiere. Nel Mezzogiorno, la spesa effettiva per queste strutture è ferma sotto il 20%, mentre il Centro-Nord corre avanti.
ADI e telemedicina: potenziale sprecato, diseguaglianze forti
Sulla carta, l’assistenza domiciliare (ADI) ha fatto passi avanti, superando nel 2023 l’obiettivo nazionale. Ma il quadro è tutt’altro che omogeneo: la Sicilia ha raggiunto solo l’1% del target, mentre Trento e Umbria l’hanno più che doppiato. A peggiorare il tutto, l’intensità delle cure rimane bassa, con visite mensili e scarsa integrazione tra sanitario e sociale.
La telemedicina? Ancora lontana dagli obiettivi. La piattaforma nazionale esiste, ma i numeri parlano chiaro: invece dei 300.000 pazienti assistiti entro il 2025, ne sono previsti appena 50.699 per il 2024.
Digitalizzazione e FSE: la realtà è più lenta del previsto
Altro nodo critico: la digitalizzazione. Nei Dipartimenti di emergenza-urgenza (DEA), solo il 21% dei fondi è stato effettivamente speso. Il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) è ostacolato da problemi di interoperabilità, ritardi nel caricamento e una gestione ancora troppo frammentata tra le Regioni.
Il personale manca. E senza personale, non c’è servizio
La carenza di personale sanitario resta il macigno più pesante. Il PNRR finanzia muri e macchinari, ma non copre i costi del personale necessario a farli funzionare. Le leggi di bilancio hanno aggiunto risorse, ma non risolvono il problema strutturale: la sanità pubblica non è attrattiva, medici e infermieri mancano, e quelli che ci sono fuggono verso il privato o all’estero.
Anche le nuove regole per facilitare i reclutamenti non bastano. Il passaggio dei medici di base al rapporto di dipendenza è ancora un’ipotesi, mentre l’Accordo collettivo nazionale punta ad aumentare le ore, senza però rendere il SSN più appetibile.
Una corsa contro il tempo. E contro la realtà
Ad oggi, dei 15,6 miliardi della Missione 6, ne sono stati effettivamente spesi solo 2,8. Il grosso – ben 12,5 miliardi – dovrebbe essere investito tra il 2025 e la metà del 2026. Un’accelerazione che, con i tempi medi italiani delle opere pubbliche (5-7 anni), appare irrealistica.
La vera posta in gioco non è il rispetto formale delle scadenze europee. È la possibilità di avere, finalmente, una sanità più equa, territoriale, digitale e vicina alle persone. Ma se alle nuove strutture non corrisponderanno professionisti, servizi reali e governance efficace, il rischio è altissimo: ritrovarsi con una rete sanitaria nuova solo sulla carta, e l’ennesima occasione storica gettata al vento.
Il PNRR Salute può ancora diventare il motore di una sanità rinnovata. Ma servono scelte politiche coraggiose, risorse stabili e una regia unitaria. Senza tutto questo, la Missione 6 non sarà che un gigantesco maquillage, costoso e inutile, sul corpo stanco del SSN.
Fonte: www.ildesk.it/campania/assistenza-domiciliare-adi-sbloccate-le-risorse-del-pnrr/