L’ASL Salerno conquista il primo posto al premio “Innovazione Digitale in Sanità 2026”, promosso dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, e si impone come uno dei modelli più avanzati della nuova sanità territoriale italiana. Un riconoscimento che premia non solo l’uso delle tecnologie, ma soprattutto la capacità di trasformarle in strumenti concreti per avvicinare cure e assistenza ai cittadini, anche nelle aree più difficili da raggiungere.

Il premio, nato nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Sanità Digitale attivo dal 2007, rappresenta uno degli appuntamenti più importanti del settore. Ogni anno mette a confronto i migliori progetti sviluppati dalle aziende sanitarie italiane, valutando innovazione, impatto reale sui cittadini e sostenibilità organizzativa. L’edizione 2026 è stata dedicata ai servizi digitali al cittadino, con l’obiettivo di valorizzare le esperienze capaci di migliorare accessibilità, continuità assistenziale ed efficienza del sistema sanitario attraverso le tecnologie digitali.

Tra decine di candidature provenienti da tutta Italia, il progetto dell’ASL Salerno è riuscito a superare la concorrenza nazionale, arrivando al primo posto davanti al Policlinico Campus Bio-Medico di Roma, all’AUSL di Ferrara e all’IRCCS di Reggio Emilia. Un risultato significativo anche dal punto di vista geografico: l’azienda sanitaria salernitana è stata infatti l’unica realtà del Sud Italia ad arrivare tra i finalisti.

Al centro del progetto premiato c’è la riconfigurazione della rete sociosanitaria digitale provinciale, costruita attraverso una struttura integrata di servizi territoriali innovativi. Il modello si basa in particolare sugli Ambulatori Virtuali di Comunità, gli AVC, che hanno già raggiunto quota 140 attivazioni sul territorio. A questi si aggiungono 55 Case di Telemedicina, 700 facilitatori digitali e un Virtual Community Hospital, la centrale clinico-operativa che coordina l’intera rete sociosanitaria digitale dell’azienda.

L’obiettivo è chiaro: portare la sanità vicino alle persone, ridurre le distanze territoriali e garantire continuità assistenziale anche nei piccoli comuni e nelle aree interne della provincia di Salerno, dove spesso la carenza di servizi e le difficoltà logistiche rappresentano un ostacolo concreto all’accesso alle cure.

Il progetto punta infatti a superare uno dei limiti storici del Servizio sanitario nazionale: la disuguaglianza territoriale. Attraverso la telemedicina, i cittadini possono accedere a visite, controlli e monitoraggi clinici senza essere costretti a lunghi spostamenti. Una trasformazione che assume un valore ancora più importante in territori caratterizzati da complessità geografiche e infrastrutturali.

La selezione del premio è stata particolarmente rigorosa. Su decine di progetti presentati da aziende sanitarie di tutta Italia, 45 sono stati ritenuti conformi ai requisiti richiesti e valutati da una commissione di esperti. Da questa prima fase sono stati individuati quattro finalisti. La scelta finale è avvenuta durante il convegno ufficiale del Politecnico di Milano, dove una giuria qualificata ha votato in diretta il progetto vincitore.

Secondo i criteri stabiliti dall’Osservatorio, le candidature sono state valutate sulla base di tre elementi fondamentali: il livello di innovazione tecnologica, la capacità di produrre impatti concreti sul sistema sanitario e sui cittadini, e la sostenibilità organizzativa del progetto in termini di governance e gestione operativa.

Ed è proprio su questo terreno che l’ASL Salerno ha fatto la differenza. Il progetto non si limita infatti all’introduzione di strumenti digitali, ma propone un vero modello organizzativo territoriale, già operativo e applicabile su larga scala. Una sanità digitale che non resta teoria o sperimentazione, ma che entra concretamente nei processi quotidiani di cura.

“La telemedicina è ad oggi la vera chiave di volta del nuovo SSN e questo riconoscimento rappresenta per noi un segnale di come ciò sia riconosciuto a livello nazionale. L’innovazione è una straordinaria opportunità per riqualificare i modelli di servizio, e attraverso le nuove tecnologie diventa possibile ripensare e riconfigurare i processi di cura senza i limiti prima imposti dalle diverse realtà territoriali, economiche e orografiche del nostro Paese”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’ASL Salerno e Vicepresidente nazionale di Federsanità, l’ingegnere Gennaro Sosto.

Sosto ha poi sottolineato come il premio rappresenti soprattutto il riconoscimento del lavoro svolto dall’intera azienda sanitaria: “Questo riconoscimento premia il lavoro di tutta l’Azienda di Salerno, che è orientata all’innovazione e alla prossimità delle cure attraverso la tecnologia”.

Sulla stessa linea anche il direttore della UOC Governance dei Processi di Telemedicina e Intelligenza Artificiale, Antonio Coppola, che ha evidenziato il valore organizzativo del sistema costruito negli ultimi anni.

“Il premio testimonia il lavoro svolto dalla UOC Governance dei Processi di Telemedicina e IA e da tutti i professionisti coinvolti nella costruzione della rete sociosanitaria digitale aziendale. Gli Ambulatori Virtuali di Comunità, le Case di Telemedicina e il Virtual Community Hospital rappresentano un nuovo modello organizzativo capace di integrare innovazione tecnologica, presa in carico territoriale e centralità del paziente”, ha spiegato Coppola.

Il riconoscimento ottenuto dal Politecnico di Milano certifica così il ruolo dell’ASL Salerno come una delle esperienze più avanzate della sanità digitale italiana. In un sistema sanitario pubblico che continua a fare i conti con carenze di personale, liste d’attesa e profonde differenze territoriali, il progetto salernitano mostra come la tecnologia possa diventare uno strumento strutturale di trasformazione, e non soltanto una vetrina di innovazione.

La sfida adesso sarà trasformare queste esperienze in modelli replicabili anche nel resto del Paese. Perché la vera partita della sanità digitale non riguarda soltanto software e piattaforme, ma la capacità di costruire una medicina più accessibile, più vicina ai cittadini e meno condizionata dal luogo in cui si vive.