Quel che fa paura della ostinazione di Donald Trump nel voler introdurre dazi in un mondo ormai totalmente interdipendente è l'Effetto Domino, oltre che una qualche forma di autolesionismo.

Infatti, l'analisi del potenziale effetto domino globale descrive con precisione la complessità di una guerra commerciale su così vasta scala: una manovra tariffaria che colpisce simultaneamente quasi un centinaio di nazioni innesca dinamiche macroeconomiche e geopolitiche interconnesse che si sviluppano lungo diverse direttrici principali, accelerando il processo già in atto di emancipazione economica, industriale e militare dagli USA.

E se questo già non si chiamasse autolesionismo, basterà il rimbalzo dell'inflazione negli Stati Uniti, causato dai dazi doganali, che ... vengono pagati dalle aziende americane che importano i beni, le quali solitamente compensano l'aumento dei costi aumentando i prezzi al dettaglio. 
Molte importazioni colpite sono componenti industriali; l'aumento del loro costo rende i prodotti finiti "Made in USA" meno competitivi e più cari. 
Un ritorno dell'inflazione potrebbe costringere la Federal Reserve a mantenere alti i tassi d'interesse, frenando gli investimenti e aumentando il costo dei mutui per i cittadini americani. 

Ma questi sono problemi degli Stati Uniti e di Washington, poi c'è l'Effetto Domino che riguarda anche noi, a partire dalla frammentazione geopolitica e l'allontanamento degli alleati
 
Non si tratta solo delle ritorsioni simmetriche, in cui i partner commerciali colpiti (inclusa l'Unione Europea) rispondono introducendo dazi di ritorsione su prodotti americani politicamente sensibili. 
Il Domino che inizia a cadere è lo spostamento delle alleanze: l'isolazionismo economico statunitense spinge gli alleati tradizionali a stringere accordi commerciali alternativi tra loro o con potenze concorrenti. Inevitabilmente, le regole del commercio globale basate sull'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) perdono di efficacia, lasciando spazio a blocchi commerciali contrapposti.

Poi, sempre come Effetto Domino, c'è l'impoverimento e gli shock asimmetrici nei territori esportatori, a causa del calo dei volumi commerciali.
I territori la cui economia dipende fortemente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti registrano una contrazione immediata degli ordini, che comportano tagli del personale, riduzione dei salari e stagnazione economica nei distretti industriali più esposti.
Per i paesi in via di sviluppo (ed anche quelli molto indebitati come il nostro), la riduzione delle entrate in dollari derivanti dall'export aggrava la difficoltà nel ripagare i debiti esteri.

Ovviamente, nel Domino rientrano anche le inevitabili bolle speculative e distorsioni di mercato. Uno dei rischi è l'eccesso di offerta globale, cioè se beni rifiutati dal mercato statunitense vengono reindirizzati verso altri mercati (come l'Europa), causando un crollo artificiale dei prezzi in quei settori.
C'è anche la corsa alle materie prime e soprattutto la volatilità valutaria, dato che i mercati finanziari reagiscono svalutando le monete dei paesi esportatori rispetto al dollaro, alterando i flussi di investimento globali. 

Tutti si chiedono "e adesso cosa fa l'Italia"?
Domanda ingenua, la domanda giusta è: adesso cosa farà l'Unione Europea, visto che buona parte dei dazi verte su accordi commerciali USA-UE e, soprattutto, perché l'UE fin dal 2023 si è dotata di una procedura standard chiamata Strumento Anti-Coercizione (ACI), che permette all'UE di superare l'obbligo di unanimità e di imporre contromisure rapide (tariffe, blocchi ad appalti e restrizioni agli investimenti) contro pratiche commerciali ostili.

Dopo di che, esistono tre percorsi già in cammino:

1. Riarmo ed Economia di Difesa: Non è rassicurante dover dipendere militarmente da un alleato che prende iniziative come quella dell'attacco improvviso all'Iran. La minaccia di dazi legata a tensioni geopolitiche (come le passate frizioni sulla presenza militare in Groenlandia) aveva già spinto l'UE a considerare la spesa militare non più come un costo, ma come un investimento industriale prioritario. Figurarsi ora .

2. La "Via della Seta" Europea (Global Gateway): Bruxelles sta accelerando la stipula di accordi di libero scambio alternativi. L'obiettivo è reindirizzare i flussi commerciali verso mercati amici (America Latina, Indo-Pacifico e Africa), riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti. 

3. Riforma del Patto di Stabilità: All'esigenza di dover finanziare la transizione energetica, l'innovazione tecnologica e il riarmo senza soffocare le economie nazionali, si è aggiunta anche quella del caro petrolio e dei dazi di Donald Trump, che rendono inevitabile lo scorporo degli investimenti strategici dal calcolo del "deficit deficitario", allentando i vincoli di bilancio tradizionali. 

Andando alla Borsa, è possibile azzardare qualche ipotesi a medio-breve termine.

Le aziende USA a piccola/media capitalizzazione (Russell 2000) sono - almeno in teoria -le beneficiarie di flussi in entrata poiché sono focalizzate sul mercato interno americano e protette dalla concorrenza estera dai nuovi dazi.
I titoli Difesa e Aerospazio globali prevedibilmente registreranno acquisti guidati dalle prospettive di riarmo forzato e dall'aumento dei budget militari in Europa e Asia.

Gli indici Bancari e Finanziari globali dovrebbero salire grazie alle aspettative di tassi d'interesse più alti per un periodo più lungo, scenario necessario per combattere l'inflazione da dazi.

Anche i megatrend strutturali legati a energia, data center, e minerari continuano a correre, trainati da una combinazione di tensioni geopolitiche e necessità di infrastrutture, ma con dinamiche interne differenti: mentre il petrolio e l'uranio vivono fiammate di prezzo storiche, i titoli minerari tradizionali e i data center, seppur il settore è in crescita, potrebbero risentire dei crescenti costi dell'elettricità e all'effetto dei dazi.

Viceversa, dovrebbe scendere tutto quello che è dipendente 'in negativo' dal valore del dollaro, che prevedibilmente crescerà, visto che la manovra 'dazi' serve a Trump per rinviare di un anno l'ufficialità del deficit che sta creando.
Dunque, nel tritacarne potrebbero finire le valute dei mercati emergenti (es. Peso messicano) con una potenziale forte svalutazione a causa della fuga dei capitali verso asset rifugio denominati in dollari.

Saranno prevedibilmente sotto pressione diversi mercati: Hong Kong e Shanghai a causa dei timori di un rallentamento globale e della vulnerabilità delle catene di fornitura, il DAX tedesco dovrebbe pagare il prezzo più alto in Europa per via della sua fortissima dipendenza dall'export manifatturiero e dall'automotive, anche il Nasdaq dovrebbe registrare prese di profitto dovute all'aumento dei costi dei componenti intermedi importati e alle minacce di ritorsioni globali.

Andando ai territori e all'occupazione, è inevitabile che i dazi colpiranno quà e là, ma le aziende solide resisteranno, soprattutto chi con il Covid-19 apprese la lezione che va diversificato non solo l'investimento ma anche la destinazione dell'investimento. Va da se che situazioni già deteriorate o meramente speculative non avranno vita facile con l'aggravio causato dai dazi.

Si diceva all'inizio di Effetto Domino globale e di autolesionismo statunitense: se le reazioni prevedibili e plausibili dei Mercati saranno queste,  sarà anche fisiologico, anzi naturale, che l'Unione Europea acceleri il reindirizzamento dei flussi commerciali verso mercati amici (America Latina, Indo-Pacifico e Africa), riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti. 

Lo sapevate che l’accoppiata tra effetto domino e autolesionismo ha una precisa espressione colloquiale tra gli economisti anglosassoni come "shooting oneself in the foot"?