C'è una costante che accompagna l'azione del governo Meloni: ignorare o minimizzare tutto ciò che non si incastri nella narrazione ottimista del "va tutto bene". Le cattive notizie? Silenzio. Se i dati non confermano il racconto del miracolo italiano, vengono semplicemente ignorati. E così, mentre si celebra il presunto boom occupazionale – che, nei fatti, è solo un aumento di lavoro precario e sottopagato – il Paese reale arranca.
Ieri è arrivata l'ennesima mazzata: l'Istat ha registrato un nuovo aumento dei prezzi del cosiddetto "carrello della spesa", quello che misura i beni alimentari e di prima necessità. A giugno l'aumento è stato dello 0,2% rispetto a maggio e dell'1,7% su base annua. Nel frattempo, l'inflazione generale è tornata a salire. Tutto questo accade mentre milioni di italiani si apprestano a partire per le vacanze. Ed è proprio in questo momento che scatta, puntuale, la trappola estiva: i prezzi di beni e servizi aumentano, colpendo soprattutto chi può permettersi poco o nulla.
Non si tratta di semplici cifre: l'Unione Nazionale Consumatori calcola che una famiglia con due figli spenderà in media 630 euro in più a causa dell'inflazione. Di questi, 337 euro serviranno solo per coprire l'aumento del costo degli alimentari. E i rincari sono ovunque: burro +19,7%, caffè +24,8%, frutta fresca +7,2%, pomodori +7,4%, e persino i gelati +4,6%. Non va meglio con i trasporti e le vacanze: voli nazionali +38,7%, traghetti +19,6%, hotel e villaggi turistici più cari di circa il 3%.
Ma il vero colpo basso arriva dall'Inps. Nel suo rapporto annuale, l'istituto certifica che i salari contrattuali in Italia hanno perso circa 9 punti percentuali di potere d'acquisto tra il 2019 e il 2024. In altre parole, in cinque anni gli stipendi sono stati divorati dall'inflazione. Tutti i bonus, gli sconti contributivi e gli interventi a pioggia del governo non sono serviti a riformare una struttura salariale ormai allo stremo.
E mentre si discute poco o nulla di questi temi, si affaccia all'orizzonte un altro rischio: i dazi di Trump. L'Italia è tra i paesi europei più esposti, con il 22% delle esportazioni dirette agli USA. Le conseguenze potrebbero essere pesanti: aziende in difficoltà, cassa integrazione in aumento e nuovi tagli all'occupazione. Il governo? Ancora una volta, nessuna risposta concreta. A parte una vaga promessa: 20 miliardi per le imprese. I lavoratori, ancora una volta, fuori dai giochi. Per non parlare della tariffa doganale generalizzata del 10% che per Meloni sarebbe da considerarsi equa, nonostante le gravi conseguenze occupazionali ipotizzate da Confindustria.
I sindacati europei hanno chiesto alla Commissione UE un fondo sul modello SURE per affrontare le conseguenze di eventuali crisi. Ma tra riarmo e rigidità di bilancio, Bruxelles difficilmente accoglierà l'appello. E a Roma, la questione sociale continua a rimanere fuori dall'agenda.
Le opposizioni provano a sollevare il caso. Fratoianni accusa il governo di "negare la realtà", Patuanelli parla di "un'accozzaglia lontana dai problemi veri", Renzi ammette che "il ceto medio non ce la fa". Ma il dibattito politico resta dominato da altro: simboli, ideologia, propaganda.
Ed è qui che la metafora del "paracadute" usata da Meloni prende forma. Il suo governo ha imparato a sopravvivere separando il racconto simbolico di stampo sovranista ("la Nazione", "l'orgoglio italiano") dai problemi materiali delle persone. E mentre il paese soffoca sotto rincari e salari da fame, la destra si limita a gestire la percezione. Finché gli sarà possibile. Per questo, in fretta e furia, ha provveduto a varare le nuove norme sulla sicurezza che limitano, fino a impedirlo, il diritto di manifestare il dissenso.
Ma fuori dal Palazzo, la realtà continua a presentare il conto. E non basteranno slogan o bonus a fermare la rabbia di chi non arriva più a fine mese.


