Guerra USA-Israele–Iran, escalation senza tregua: vittime civili a Teheran e ultimatum di Trump sullo Stretto di Hormuz
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra nel suo 38° giorno con una nuova, drammatica escalation militare e una crescente tensione dal punto di vista diplomatico. Nelle ultime ore, un attacco aereo congiunto americano-israeliano ha colpito la capitale iraniana, provocando vittime civili e distruzioni diffuse, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran che potrebbe aprire la strada a bombardamenti ancora più devastanti.
Secondo l'agenzia iraniana Tasnim, un raid nel distretto di Baharestan, a Teheran, ha ucciso almeno 15 persone, tra cui sei minori, e ferito numerosi civili. Quattro edifici residenziali sono stati completamente distrutti, mentre oltre quaranta abitazioni e diversi veicoli risultano gravemente danneggiati.
Le autorità iraniane parlano apertamente di attacchi indiscriminati su aree civili. Nella stessa notte, altri bombardamenti hanno colpito zone sensibili della capitale, tra cui l'area attorno alla Sharif University of Technology, dove è stata danneggiata una stazione di rifornimento causando carenze di carburante, oltre a strutture religiose del campus. In pratica, israeliani e americani stanno uccidendo le persone che dicevano di voler salvare dalla violenza degli ayatollah.
Un ulteriore fronte di tensione riguarda il settore nucleare: l'Organizzazione iraniana per l'energia atomica ha denunciato come “crimine contro la scienza e la salute umana” l'attacco al sito di produzione di acqua pesante di Khondab, reso inutilizzabile dopo i raid del 27 marzo.
Sul piano diplomatico, Teheran mantiene una linea di fermezza. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato che l'Iran ha già definito le proprie condizioni per un eventuale accordo, respingendo però il piano statunitense in 15 punti, giudicato “ambizioso, insolito e illogico”.
Baghaei ha sottolineato che il dialogo attraverso mediatori non rappresenta un segnale di debolezza, ma una scelta strategica: “Abbiamo formulato le nostre risposte fin dall'inizio e le presenteremo quando sarà necessario”.
Il rischio di una nuova escalation è legato soprattutto alle dichiarazioni di Donald Trump, che ha imposto a Teheran una scadenza precisa: entro le 20:00 ET del 7 aprile (mezzanotte GMT), l'Iran dovrà riaprire completamente lo Stretto di Hormuz.
In caso contrario, Washington minaccia attacchi su infrastrutture civili strategiche iraniane, incluse centrali elettriche e ponti. In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha usato toni estremamente aggressivi e volgari, oltre ogni misura, parlando apertamente di un'operazione senza precedenti.
Tuesday will be Power Plant Day, and Bridge Day, all wrapped up in one, in Iran. There will be nothing like it!!! Open the Fuckin’ Strait, you crazy bastards, or you’ll be living in Hell - JUST WATCH! Praise be to Allah. President DONALD J. TRUMP
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei nodi centrali del conflitto: attraverso questo passaggio marittimo transita una quota significativa del petrolio mondiale, e la sua chiusura ha già avuto effetti destabilizzanti sui mercati e sulla sicurezza energetica globale.
L'escalation non riguarda solo l'Iran. Nei Paesi del Golfo, gli Emirati Arabi Uniti hanno attivato i sistemi di difesa aerea a Fujairah per intercettare missili e droni provenienti da Teheran. Un attacco ha colpito un edificio della compagnia di telecomunicazioni, causando il ferimento di un cittadino ghanese ad Abu Dhabi.
Anche l'Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato due droni, segnale di una crescente regionalizzazione del conflitto.
In Israele, le sirene d'allarme sono risuonate nel sud del Paese, inclusa Beersheba, per il lancio di missili iraniani, mentre a nord la città di Haifa è stata colpita in più punti (quattro le vittime di un edificio colpito direttamente da un missile balistico). A Petah Tikvah una donna di 34 anni è rimasta gravemente ferita, non da un missile diretto ma dai sistemi di intercettazione.
Il conflitto continua a produrre effetti anche negli altri teatri già instabili della regione. In Libano, droni israeliani hanno colpito il sud del Paese, mentre nella Striscia di Gaza un attacco ha ucciso un civile e ferito altre persone nei pressi dello stadio Yarmouk.
In Cisgiordania, un adolescente palestinese è stato ferito durante operazioni militari israeliane, e almeno tre persone sono state arrestate.
A oltre un mese dall'inizio delle ostilità, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran mostra segnali evidenti di allargamento e radicalizzazione. I bombardamenti su aree civili, le minacce esplicite contro infrastrutture strategiche e il coinvolgimento crescente dei Paesi del Golfo delineano uno scenario sempre più instabile.
L'ultimatum sullo Stretto di Hormuz rappresenta ora il punto di svolta: se Teheran non cederà, il rischio è quello di una nuova fase della guerra, ancora più violenta e con conseguenze potenzialmente globali.