Esteri

Israele rompe con l’ONU: scontro totale con Guterres sulle accuse di violenze sessuali


Il governo israeliano ha annunciato la rottura delle relazioni con l’ufficio del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, aprendo un nuovo capitolo nello scontro ormai permanente tra Tel Aviv e il Palazzo di Vetro. La decisione, resa nota dal ministero degli Esteri israeliano, arriva dopo l’inserimento di entità israeliane nell’allegato del rapporto ONU dedicato alle violenze sessuali legate ai conflitti armati. Una mossa che Israele considera inaccettabile e motivata politicamente.

Secondo la diplomazia israeliana, il rapporto avrebbe incluso accuse “prive di fondamento” contro lo Stato ebraico e le sue strutture, alimentando una campagna internazionale ostile proprio mentre la guerra in Medio Oriente continua ad accrescere tensioni politiche e diplomatiche in tutto il mondo. Nel comunicato ufficiale, il ministero degli Esteri ha accusato direttamente António Guterres di utilizzare gli ultimi mesi del suo mandato per “fabbricare accuse senza basi contro Israele”.

Parole durissime, che certificano un deterioramento ormai profondo nei rapporti tra il governo israeliano e le Nazioni Unite. Da mesi, infatti, Israele accusa l’ONU di avere un atteggiamento sistematicamente sbilanciato contro Tel Aviv, soprattutto dopo le numerose risoluzioni, denunce e rapporti internazionali relativi alla guerra a Gaza e alle operazioni militari israeliane nei territori palestinesi e nelle aree limitrofe.

Il nodo che ha provocato la rottura riguarda in particolare il rapporto ONU sulle violenze sessuali nei conflitti, uno dei documenti più sensibili prodotti dalle Nazioni Unite. L’inserimento di soggetti israeliani nell’allegato viene interpretato dal governo Netanyahu come un tentativo di equiparare Israele ad attori accusati di crimini sistematici contro civili e donne durante le guerre. Una lettura che a Tel Aviv viene considerata non soltanto offensiva, ma anche politicamente pericolosa sul piano internazionale.

La reazione israeliana si inserisce in un clima diplomatico già estremamente deteriorato. Dopo gli attacchi del 7 ottobre e la successiva offensiva nella Striscia di Gaza, il governo israeliano ha progressivamente irrigidito i rapporti con numerose organizzazioni internazionali. L’ONU è diventata uno dei bersagli principali delle accuse israeliane, soprattutto dopo le ripetute richieste di cessate il fuoco e le denunce sulla situazione umanitaria nei territori palestinesi.

Negli ultimi mesi, diversi esponenti del governo israeliano hanno accusato apertamente Guterres di ostilità politica nei confronti di Israele. In particolare, Tel Aviv ritiene che il segretario generale abbia progressivamente assunto posizioni troppo vicine alle critiche avanzate da una parte della comunità internazionale contro le operazioni militari israeliane. Le dichiarazioni del ministero degli Esteri rappresentano però un salto ulteriore, perché parlano esplicitamente di accuse “inventate” e di una strategia deliberata contro lo Stato ebraico.

Dal canto suo, il Palazzo di Vetro continua a difendere il lavoro delle proprie agenzie e dei propri organismi investigativi, sostenendo che i rapporti ONU si basano su raccolte di testimonianze, verifiche sul campo e documentazione indipendente. Tuttavia, il confronto politico ormai ha superato da tempo il livello tecnico o diplomatico. Ogni nuovo rapporto internazionale viene ormai interpretato da Israele come parte di una pressione coordinata contro il governo Netanyahu.

La rottura con l’ufficio del segretario generale non equivale formalmente all’uscita di Israele dalle Nazioni Unite, ma rappresenta comunque un gesto estremamente pesante sul piano simbolico e politico. Significa interrompere i canali istituzionali diretti con la figura più alta dell’organizzazione internazionale in una fase di fortissima instabilità regionale.

Il rischio, ora, è quello di un ulteriore isolamento diplomatico di Israele nei principali organismi multilaterali. Al tempo stesso, il governo israeliano sembra intenzionato a rafforzare una linea politica sempre più aggressiva verso le istituzioni internazionali considerate ostili. Una strategia che punta anche a consolidare il consenso interno, presentando l’ONU come un organismo incapace di comprendere la posizione israeliana e condizionato da logiche politiche anti-israeliane.

Lo scontro tra Tel Aviv e António Guterres appare quindi destinato ad aggravarsi ulteriormente nelle prossime settimane, soprattutto se le Nazioni Unite continueranno a pubblicare rapporti critici sulle operazioni militari israeliane e sulla situazione umanitaria nei territori coinvolti dal conflitto.

In sostanza, lo Stato di Israele pretende di delinquere senza pagar dazio - come ha sempre fatto negli ultimi decenni - facendosi scudo del fatto di definirsi Stato ebraico e, in conseguenza di ciò, impunibile a prescindere. Adesso, però, la musica è cambiata e i criminali di Tel Aviv non ne vogliono prendere atto.

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
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