Roma - L'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), guidato da Lilia Cavallari, ha presentato alla Camera e al Senato la propria valutazione sulla legge di bilancio 2026. Il giudizio generale è prudente: la manovra rispetta il percorso di consolidamento dei conti pubblici, ma offre stimoli economici modesti e si regge in parte su coperture ancora incerte, in particolare quelle legate alla rimodulazione del PNRR non ancora approvata da Bruxelles.
Crescita debole, impatto limitato
Il PIL italiano continua a crescere meno dell'area euro. La manovra avrà un effetto praticamente neutro sul PIL nel 2026, leggermente positivo solo negli anni successivi: +0,2% nel 2027 e +0,1% nel 2028 secondo le stime dell'UPB.
Il Governo utilizza quasi tutto lo spazio fiscale disponibile, lasciando pochi margini per eventuali interventi futuri. La crescita continuerà a dipendere dall'attuazione del PNRR e dagli investimenti pubblici.
Conti pubblici: deficit sotto controllo, debito in calo dal 2027
Il disavanzo resterà sotto la soglia UE del 3% per tutto il triennio, scendendo al 2,8% nel 2026 e al 2,3% nel 2028. Il debito-PIL, però, aumenterà ancora nel 2026 per poi iniziare a calare solo dal 2027.
Ma i conti si reggono anche su coperture ancora non dettagliate: la manovra dipende in modo "significativo" dai fondi derivanti dalla rimodulazione del PNRR, senza che siano indicati progetti e utilizzi precisi.
Famiglie: 18,6 miliardi di benefici, ma Irpef favorisce solo i redditi alti
Le famiglie sono le principali beneficiarie della manovra, con un saldo positivo di 18,6 miliardi nel triennio.
La riforma Irpef riduce l'aliquota dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro: metà del beneficio va ai redditi sopra i 48.000 euro.
Solo il 30% dei contribuenti ne usufruirà, e l'8% (redditi oltre 48.000 euro) assorbirà circa il 50% del vantaggio fiscale.
Imprese: contributori netti e incentivi dal ritorno lento
Per le imprese, il bilancio è negativo: nei tre anni contribuiscono per 7,4 miliardi netti.
Gli incentivi agli investimenti abbassano il costo del capitale più che in passato, ma sono meno efficaci perché basati su ammortamenti maggiorati – l'impresa beneficia solo se ha utili e capienza fiscale.
Inoltre, manca una revisione organica dell'Ires: abolita l'ACE, non è stata rinnovata l'Ires "premiale" introdotta nel 2025.
Sanità: più fondi, ma senza una strategia chiara
Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale sale a 142,9 miliardi nel 2026, pari al 6,1% del PIL.
Ma l'UPB nota che le risorse sono frammentate tra molti obiettivi e manca una linea chiara di potenziamento del sistema sanitario, già sotto pressione per carenza di personale.
Commento finale: prudenza sì, visione no
La manovra è coerente con gli obblighi europei e tiene i conti sotto controllo. Ma l'impatto sulla crescita è marginale e molte misure chiave – dalle coperture PNRR agli incentivi per le imprese – hanno basi fragili o effetti differiti.
La politica fiscale resta prudente, forse troppo per un Paese con bassa crescita e investimenti privati stagnanti.
Audizione della Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio nell’ambito delle audizioni preliminari all’esame del disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”


