La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un'intervista al Tg5, ha lanciato accuse pesantissime contro la magistratura e, di riflesso, contro l'opposizione. Secondo lei, alcune decisioni dei giudici sarebbero parte di un disegno politico per frenare l'azione dell'esecutivo, in particolare sul fronte dell'immigrazione. Ma non ha chiarito quali decisioni, e il presunto giornalista si è ben guardato dal chiederglielo. 

Possiamo però fare un'ipotesi. Nei giorni precedenti, due fatti hanno agitato i salotti della destra: la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea sui "Paesi sicuri" e la decisione del Tribunale dei ministri sul caso Almasri. Due episodi totalmente scollegati, ma diventati benzina nel motore della propaganda governativa. E come da copione, sono stati trasformati in prove della "guerra" tra toghe e politici.

Nel primo caso, la CG dell'UE ha semplicemente ribadito un principio di civiltà giuridica: i migranti hanno diritto a sapere perché un Paese viene considerato "sicuro" prima di essere rispediti indietro, e i giudici nazionali hanno il dovere di valutare ogni elemento aggiornato che possa smentire quella sicurezza. Tradotto: rispetto delle regole europee, nulla di più. Ma per il governo è già interferenza, complotto, freno all'azione sovrana.

Nel secondo caso, quello di Almasri — accusato di crimini gravissimi e rimpatriato con volo di Stato — non ci sono condanne, non ci sono manette, c'è solo una richiesta di archiviazione. Ma tanto basta a Meloni per raccontarsi come vittima di un sistema che vuole impedirle di governare. Non importa se il caso rivela un evidente cortocircuito politico-istituzionale. Si butta tutto in caciara e si cambia discorso.

La strategia è vecchia ma sempre efficace: non discutere i contenuti, ma attaccare chi osa sollevare dubbi. E così, perfino un esposto alla Corte Penale Internazionale da parte di Avs — su eventuali responsabilità del governo italiano nei rifornimenti di armi a Israele — viene spacciato come un tentativo di "eliminare gli avversari per via giudiziaria". Un'accusa di eversione, bella e pronta, rivolta a chi esercita un diritto democratico.

Per capirci: non si tratta di un'inchiesta della magistratura, né di un'azione autonoma di qualche pm "rossissimo". È l'opposizione che ha presentato un esposto, come prevede lo Stato di diritto. Eppure, per Meloni questo basta per affermare che la sinistra ha rinunciato alla via democratica. Un'accusa gravissima, lanciata da un capo di governo, senza uno straccio di prova, senza uno straccio di contraddittorio.

Il messaggio è chiaro: chi si oppone non è un avversario, ma un nemico. E chi fa domande, esercita controllo o critica le scelte del governo è parte di un disegno eversivo, da screditare e delegittimare. È un clima velenoso, pericoloso, che mira a polarizzare il Paese e far passare qualsiasi riforma (giustizia in primis) come necessaria a difendersi da "attacchi" esterni.

Questa la risposta dell'Associazione Nazionale Magistrati nell'intervista rilasciata dal segretario Maruotti al Corriere della Sera.

Rocco Maruotti, da pm e segretario generale dell'Anm, il procedimento Almasri è una vendetta dei magistrati contro il governo?
«È assolutamente falso e comunque era solo questione di tempo, che a Palazzo Chigi sarebbero arrivati a collegare l'esito di questa indagine con la riforma della magistratura era scontato. Verrebbe da pensare che sia una anticipazione della decisione di difendersi dal processo invece che nel processo».

La premier dice che il governo ha agito nel rispetto della legge e a tutela della sicurezza degli italiani.
«E una valutazione giuridica che non collima con quella fatta dai componenti del Tribunale dei ministri, che, per quanto estratti a sorte, hanno pur sempre superato un concorso in magistratura. Forse sarebbe il caso che a decidere se vi è stato favoreggiamento di un presunto torturatore, omissione di atti d'ufficio e peculato sia un giudice».

Non c'è stata un'invasione di campo della magistratura?
«Alla luce delle dichiarazioni della presidente del Consiglio Meloni forse si potrebbe obiettare che l'invasione di campo, in questo caso, sia da parte della politica».

Perché?
«Perché lei dice che i ministri hanno rispettato la legge, valutazione che compete all'autorità giudiziaria».

La premier dice che non governa a «sua insaputa». Perché archiviare la sua posizione?
«Il Tribunale dei ministri, all'esito di un'indagine estremamente accurata, ha operato una selezione delle posizioni dei diversi indagati ritenendo che solo per alcuni si potesse formulare una previsione di condanna. Non entro nel merito delle valutazioni fatte dai giudici, mi limito a dire che l'archiviazione è ampiamente motivata».

Ora che si è assunta la responsabilità, potrebbe essere di nuovo indagata, come chiede una vittima di Almasri?
«Non credo. Il decreto di archiviazione non è impugnabile e dalla ammissione di una responsabilità politica non deriva automaticamente una responsabilità penale, che si fonda su presupposti diversi. Sarà il magistrato competente a valutare».

Se il governo ha agito temendo ritorsioni è punibile?
«Intanto va detto che chi si difende invocando una scriminante, come lo stato di necessità, ammette implicitamente che ha commesso il fatto. Ad ogni modo, nella domanda di autorizzazione a procedere si legge che le prove raccolte escluderebbero che Nordio, Piantedosi e Mantovano abbiano agito mossi da uno stato di necessità. Forse sarebbe meglio che a stabilire se vi è stata o meno una simile scriminante sia un giudice, all'esito di un processo che però credo che non verrà mai celebrato per la prevedibile mancanza di autorizzazione a procedere».

Le dichiarazioni del presidente dell'Anm Cesare Parodi sull'eventuale coinvolgimento della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi hanno scatenato ulteriori polemiche.
«Polemiche a parte, che comunque ritengo pretestuose (non ha fatto lui alcun nome), non ritengo opportuno entrare nel merito di altre eventuali responsabilità. E in ogni caso la valutazione sulle conseguenze politiche competono alla politica».

Qual è il confine tra la lecita tutela dell'interesse dello Stato e il favoreggiamento di un torturatore?
«L'indagine ha accertato che vi sarebbe stato un bilanciamento tra il rispetto degli impegni di collaborazione con la Corte penale internazionale e il tentativo di evitare riflessi negativi per la sicurezza dello Stato. Viene da dire perché non dirlo prima invece di nascondersi dietro un cavillo?».

C'è un disegno per frenare il contrasto all'immigrazione illegale come dice Meloni?
«E un'accusa assolutamente infondata che ci sentiamo rivolgere da più di due anni. Forse prima di vedersi bocciare le proprie iniziative legislative in materia di immigrazione anche dai giudici della Corte di Giustizia europea sarebbe stato sufficiente tenere conto dell'apparato di norme nazionali e sovranazionali esistenti che non consentono, neppure a chi ha vinto le elezioni, di fare ciò che vuole sulla pelle degli esseri umani, anche se si tratta di migranti».