Un pò di te


Fammi capire questa vita angelo
fammi capire dove sto andando
se sto andando
se una speranza c'è
anche per me
Fammi capire se tutto questo grigiore d'anima
andrà via
Fammi capire di più oltre la nostalgia
Fammi capire di più oltre il mal di vivere
Fammi capire se tu mi vuoi bene oppure no
Angelo. Fammi capire chi sono io
e cosa ne sarà di me. Fammi capire
un pò di te


Questa poesia è un grido nudo, disarmato, privo di qualsiasi maschera letteraria. È la voce di un’anima che si trova nel punto più buio della propria esistenza, dove il senso delle cose si è smarrito e il futuro appare come una nebbia indistinta. L'autore si rivolge a un "angelo", una figura che può essere intesa in senso spirituale, ma anche come una proiezione di purezza, un interlocutore ideale o una persona amata capace di portare luce. Non c'è finzione in questi versi: c'è solo il bisogno umano, viscerale, di ricevere una direzione e una conferma.Il cuore del testo è racchiuso in quel "grigiore d'anima", una definizione perfetta e dolorosa della depressione, dell'apatia e di quel "mal di vivere" di montaliana memoria che anestetizza i giorni. Chi scrive non sta chiedendo grandi verità filosofiche, ma risposte elementari e vitali: sto camminando o sono fermo? C'è una speranza anche per me, che mi sento escluso dalla luce? La richiesta culmina in una domanda di una fragilità assoluta: "fammi capire se tu mi vuoi bene oppure no". In questo punto la poesia si spoglia di tutto il resto e rivela che la radice del dolore è spesso la solitudine, il dubbio di non essere degni di amore. Senza l'amore dell'altro, l'identità stessa si frantuma, tanto che l'autore ammette di non sapere più chi è e cosa ne sarà di lui. Chiedere "un po' di te" significa cercare un'ancora, un pezzetto di certezza altrui per ricostruire se stessi.