Con una carriera costruita sul palco e tra le band, Marco Lorenzon approda alla dimensione solista con lo pseudonimo Seivox. “Poesia” è il suo nuovo singolo: romantico, diretto, e con qualcosa da dire.

 

 

Il brano ha un ritmo che spinge avanti fin dall’inizio. Musicalmente, quali sono stati i riferimenti o le influenze principali durante la composizione e la registrazione?

POESIA è il brano che forse più di tutti ha beneficiato dell’influenza degli arrangiamenti di Alex De Rosso, la mia preproduzione era piena di archi, pianoforte e chitarra acustica. Lo avevo scritto immaginando di partecipare a Sanremo. Poi Alex ha fatto la magia e ha tirato fuori questa batteria che ti entra nel petto fin da subito, seguita a ruota da quel pizzicato sulla chitarra elettrica che è veramente fantastico, dandole un grandissimo tocco di classe in puro stile rock. Le mie influenze qui si sono sicuramente rifatte a Bon Jovi, ma anche a Nek. Le ballate romantiche sono sempre delle belle sfide perché è facile cadere nelle banalità, mentre con questo lavoro insieme a De Rosso siamo riusciti a fare qualcosa di molto radiofonico ma allo stesso tempo ricercato. Diciamo che quando scrivi qualcosa puoi capire solo dopo da chi hai tratto ispirazione, ma poi quando arrivi al prodotto finito magari è completamente diverso rispetto a quello che ti aspettavi.

Hai fondato e guidato una quantità impressionante di band nel corso degli anni: Bad Medicine, Euro5, KickAss, Audience, 50 Meters, GM Duo, SugarDaddies, Men In The Box. Cosa ti ha portato alla fine a cercare uno spazio tutto tuo, come Seivox?

Ho sempre sperato che nelle mie bands a un certo punto ci saremmo dedicati a scrivere qualcosa di nostro, ma la strada della musica inedita è piuttosto complicata e richiede molta dedizione e fiducia in se stessi. Crearsi un seguito è piuttosto complicato, quantomeno in periferia da dove provengo io: i locali puntano molto di più sulle cover band perché è materiale più spendibile, e dall’altra parte chi ci prova con brani originali sa che dovrà necessariamente a scendere a tutta una serie di compromessi artistico/commerciali per poter portare avanti un progetto sostenibile. Ecco perché nel 2024 ho deciso che se non mi fossi organizzato io non lo avrebbe fatto nessun altro con me, perciò mi sono caricato di coraggio e mi sono rivolto a un professionista per incidere quello che ho sempre sperato di poter realizzare. Un disco tutto mio è un progetto che era nei mie più profondi desideri di ragazzo e finalmente è arrivato. Le innumerevoli bands? Quando ci si avvicina alla musica con un approccio amatoriale, come passatempo, prima o poi deve cedere il passo alle priorità quali lavoro, famiglia eccetera. Ogni elemento del gruppo ha comunque una propria vita e socialità, alle quali rende conto con priorità squisitamente personali. Ecco che a quel punto bisogna rimboccarsi le maniche e ripartire con un progetto diverso. Però è stato bello conoscere così tanti musicisti e condividere con loro molti generi musicali suonandoli alla nostra maniera.

Nel comunicato che accompagna il brano si parla di “un porto sicuro per qualcuno di speciale che si vuole proteggere”. Ma poi nel finale hai tenuto “un angolo per te”, come dici tu stesso. Sembra quasi che il brano racconti due esigenze opposte: il desiderio di proteggere e quello di restare libero. Come le tieni insieme?

Il messaggio che voglio far passare è tutt’altro: alla fine di una storia d’amore autentica e sincera (“fa che il tempo non rubi la tua magia”) che dura molto tempo, ci si augura che magari nella vita successiva si possa ripartire con una nuova pagina, consapevoli di quanto sia bello un rapporto sincero e complice, che offra protezione e sicurezza a chi lo vive ma senza costrizioni. La mia visione è proprio quella di voler rivivere qualcosa di bellissimo ma avendo la possibilità di riscriverlo dall’inizio, senza costrizioni ne’ condizionamenti (“voglio una pagina mia”). Che sia reincarnazione o meno, consapevole o inconscia, “rubare ancora una vita” vuol dire proprio voler godere di nuovo della bellezza dell’amore e dei sentimenti onesti, o quantomeno augurarselo. Puntare sempre ad avere la stessa bellezza nella propria vita. Questo è il messaggio che voglio trasmettere. Poi la musica è bella perché è interpretabile, perciò ognuno è libero di vederci quello che vuole. Una POESIA in fondo non è ne’ più ne’ meno che una serie di frasi che emozionano ed evocano delle immagini e delle sensazioni molto personali, che dipendono dal proprio vissuto. Spero che possa anche creare empatia tra me e chi vorrà ascoltare questo mio lavoro.

“Fuit Tempus” ha trovato spazio in radio nei mesi scorsi. Pensi che “Poesia” possa allargare ulteriormente il pubblico che ti segue, o è una variabile a cui non guardi troppo?

FUIT TEMPUS è un lavoro che contiene tutto ciò che sono riuscito a portare in preproduzione, e da soli è una montagna da spostare! Richiede molto tempo e degli strumenti adeguati perché deve riuscire (la preproduzione) a trasmettere ai musicisti quale sia l’intento del brano che si vuole proporre. In alcuni casi poi si improvvisa, come è successo con CONSAPEVOLEZZA (altro brano che trovate in FUIT TEMPUS e che mi ha dato la motivazione per incidere l’album): si entra in sala prove e si mette sul piatto ciò che si vuole dire, senza paura di sbagliare o di sembrare stucchevoli o banali. La parte creativa è bellissima perché ti permettere di spogliarti da tutte le paure ed esprimerti in totale armonia con le persone che sono lì con te.

 Difficile dire se POESIA lo possa aiutare o meno. Credo alla sinergia delle due cose: sicuramente POESIA è un bel singolo adatto a chi è abituato a fruire di playlists per passare la giornata, ma chi invece come me è più legato al lavoro che c’è dietro ad un album, compreso il supporto fisico, il brano è un altro che insieme a RISPETTO può suscitare curiosità sia tra gli addetti ai lavori che agli appassionati. Alcuni dicono che per vivere bene non bisogna crearsi aspettative. Però è difficile quando si crede fortemente nel proprio progetto, e chi come me vuole fare della musica l’attività principale non avere aspettative è un po’ come non credere in ciò che si sta facendo. Si, si fa per passione… tutte belle parole. Ma alla fine un progetto come questo viene promosso perché si crede che possa avere i numeri per poter contare un po’ di più e riuscire ad emergere dal mero cassetto della propria camera da letto. Voglio provare a vedere dove riesco ad arrivare con FUIT TEMPUS. Io credo in quello che faccio, sempre. Perciò guardo al futuro con ottimismo, ma coi piedi piantati per terra. Di sicuro sogno, e molto. E questo mi rende molto felice.

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