Il panorama politico israeliano è stato scosso mercoledì sera dall'annuncio del movimento religioso Shas di ritirarsi dal governo. Una mossa tanto improvvisa quanto strategica, che segue a distanza di pochi giorni il passo indietro dell'altro partito ultra ortodosso Ebraismo della Torah Unito. Al centro della crisi, ancora una volta, la controversa legge sull'esenzione dal servizio militare per gli studenti delle yeshivot, da anni motivo di attrito tra partiti religiosi e laici.

La scelta dello Shas è arrivata dopo una riunione d'emergenza del Consiglio dei Saggi della Torah, la prima dall'inizio della crisi. In una dichiarazione ufficiale, il Consiglio ha chiarito che il ritiro dal governo non comporta l'uscita dalla coalizione parlamentare. Un dettaglio fondamentale: lo Shas si sfila dall'esecutivo, ma evita di innescare una vera e propria crisi di governo. È una manovra politica pensata per esercitare pressione su Netanyahu, senza però far cadere l'esecutivo... almeno per il momento.

Netanyahu avrebbe tentato in extremis di convincere i leader dello Shas a posticipare la decisione. Ha chiesto tempo, nel tentativo di formulare una proposta accettabile per i partiti religiosi sul disegno di legge. Ma i tentativi sono stati vani. Lo Shas, per bocca del Ministro dei Servizi Religiosi Michael Malkieli, ha accusato il governo di condurre una "campagna di persecuzione contro gli studenti della Torah". Malkieli ha dichiarato che il partito non poteva più restare parte di un governo che non protegge il mondo della Torah, pur confermando la permanenza nella coalizione e il rifiuto di qualsiasi alleanza con la sinistra.

Una valanga di dimissioni
L'effetto immediato della decisione è stato l'annuncio delle dimissioni in blocco dal governo di ministri e viceministri dello Shas:

Moshe Arbel – Ministro degli Interni
Uriel Bosso – Ministro della Salute
Yoav Ben-Tzur – Ministro del Lavoro
Yaakov Marji – Ministro del Welfare
Michael Malkieli – Ministro dei Servizi Religiosi
Haim Biton – Ministro dell'Istruzione
Moshe Abu Taboul – Vice Ministro dell'Agricoltura

Come si può capire, quelli lasciati vacanti, non sono certo incarichi di secondo piano, il che complicherà e non poco le prossime decisioni di Netanyahu, per mantenere intatti gli equilibri dell'esecutivo.

In risposta alla crisi, Ofir Katz (Likud) ha assunto temporaneamente la guida della Commissione Finanze della Knesset, sostituendo Moshe Gafni (Ebraismo della Torah Unito), anch'egli dimessosi. La mossa serve a garantire la continuità legislativa, in particolare per l'approvazione di un piano di compensazione a favore dei cittadini colpiti dalle recenti crisi.

In questo momento, il margine d'azione del Primo Ministro si restringe ogni giorno di più, e la sua capacità di tenere insieme i pezzi di una maggioranza sempre più instabile sarà messa ancor più a dura prova nelle prossime settimane, considerando anche che nel suo partito (Likud) cresce la tensione per condividere una linea unitaria in risposta alle pretese dei partiti ultra ortodossi.

La crisi interna, però non ferma i crimini dello Stato ebraico che oltre a continuare ad ammazzare civili a Gaza e in Cigiordania, oggi ha deciso di riprendere a bombardare la Siria, lanciando un missile vicino al quartier generale del ministero della Difesa, nel centro di Damasco. In precedenza, il ministro della Difesa Katz aveva avvertito il regime di Damasco di pesanti attacchi se le forze del regime non si fossero ritirate da Sweida, una città drusa nel sud dela Paese.