Nel dopoguerra, storici e intellettuali hanno a lungo discusso del silenzio di Pio XII davanti allo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, ritenendo che il Papa fosse al corrente delle deportazioni e dei campi di concentramento. Questo atteggiamento – giustificato da alcuni come prudenza diplomatica, bollato da altri come colpevole inerzia morale – è sempre rimasto un punto non del tutto chiarito, soprattutto in relazione a chi, di volta in volta, sollevasse la questione.

I rappresentanti del tempo al vertice delle comunità ebraiche italiane – Riccardo Di Segni, Riccardo Pacifici e Renzo Gattegna – scrissero nel 2009, in occasione del decreto vaticano sulle "virtù eroiche" di Pio XII:

«Non possiamo in alcun modo interferire su decisioni interne della Chiesa… Se la decisione comportasse un giudizio definitivo sull’operato storico di Pio XII, ribadiamo che la nostra valutazione rimane critica. […] Non dimentichiamo le deportazioni degli ebrei di Roma e d’Italia, partite nel silenzio di Pio XII».

Oggi di fronte alla catastrofe umanitaria di Gaza, mentre migliaia di civili palestinesi muoiono sotto i bombardamenti che causano anche la distruzione sistematica di tutto ciò che è presente nella Striscia, molte istituzioni che in passato hanno rinfacciato alla Chiesa il non aver agito per fermare o almeno denunciare l'olocausto rimangono mute o peggio, schierano apertamente a sostegno delle politiche di Benjamin Netanyahu e del suo governo di estrema destra.

Non si tratta di negare che nel mondo ebraico – in Israele come nella diaspora – esistano voci coraggiose che denunciano apertamente l’operato del governo israeliano: movimenti come Breaking the Silence, Jewish Voice for Peace o i rabbini progressisti che chiedono la fine delle ostilità ne sono la prova vivente. Ma il punto è che le leadership ufficiali, spesso rappresentate da comunità organizzate o da governi occidentali complici, hanno scelto la stessa linea che un tempo contestavano alla Chiesa: il silenzio, o peggio l'acquiescenza.

Ecco il vero paradosso: ieri si chiedeva alla Chiesa cattolica di avere il coraggio morale di denunciare l'orrore nazista. Oggi, quando Gaza brucia, quando la popolazione civile paga il prezzo delle politiche di occupazione e rappresaglia, molte voci che dovrebbero essere sentinelle morali scelgono di tacere.

La storia non assolve i silenzi... quelli del passato e, ancor di più, quelli del presente. Allo stesso modo, i silenzi – e i sostegni impliciti – davanti alla distruzione di Gaza resteranno come una colpa morale collettiva. Perché la verità è questa: chi allora chiedeva coerenza, oggi la deve praticare.

Ma la comunità ebraica, a partire da quella italiana, ha evidentemente una memoria selettiva che le impedisce sia di porsi che di interrogarsi su questo tipo di domande.