Il professor Vincenzo Musacchio a Radio Vaticana sulla richiesta di proporre Rosario Livatino come patrono dei magistrati.


Professor Musacchio, cosa pensa della richiesta di proporre Rosario Livatino come patrono dei magistrati?

Ritengo che il suo impegno incrollabile per la giustizia, il suo legame stretto al valore della legalità, il suo stile di vita integerrimo, parlino per lui. L’elezione del giudice Livatino a patrono dei magistrati è una scelta giusta e condivisibile per tutti, a prescindere dalla fede che si abbia.


Secondo lei quale sarebbe il suo significato?

Sarebbe quello di individuare il modello e l’esempio per eccellenza percepito da tutti come il magistrato in cui tutti crederemmo e a cui affideremmo con serenità i nostri diritti e le nostre libertà.


C’è qualcosa che l’ha colpita in modo particolare del giudice Livatino?

Mi colpì molto il suo discorso sul ruolo del giudice nella società tenuto a Canicattì nel 1984 dove egli sostenne con forza e vigore che il giudice dovesse non solo essere ma anche apparire indipendente per garantire la credibilità della giustizia agli occhi dei cittadini. Mi colpì il suo principio in base al quale un magistrato deve dimostrare la propria imparzialità anche attraverso la moralità fuori dagli uffici, le normali relazioni sociali e la scelta oculata delle amicizie. Il giudice vive in un contesto sociale e deve essere percepito come figura super partes, poiché la forma è sicuramente un’ineliminabile complemento della sostanza.


Perché secondo lei Livatino chiudeva sempre i suoi appunti con la frase “Sub Tutela Dei”?

E’ una frase che proviene dal latino e significa "sotto la protezione di Dio". Credo che la utilizzasse come segno di integrità morale e professionale, il motto indica l'agire quotidiano e le proprie scelte affidati alla guida divina, liberi da condizionamenti mafiosi e interessi di parte.


Quanto è attuale il pensiero di Rosario Livatino?

È attualissimo perché simboleggia il lavoro di un giudice che non applicava mai asetticamente la legge. La sua è una missione che vuol dire profondo rispetto per la vita umana, per l'imputato e per la giustizia. Questo secondo lui era il vero fine ultimo della legge. Questo resta il pensiero più attuale e più profondo da trasmettere soprattutto ai più giovani.


Quanto è importante oggi “essere credibili” per un magistrato?

È fondamentale. La credibilità è strettamente collegata alla coerenza. Essa si lega al rispetto delle norme, alla radice del diritto, mentre, spesso, oggi rimaniamo in superficie, accontentandoci solo di una dimensione positivistica della giustizia. La giustizia non è solo forma è anche sostanza.

Vincenzo Musacchio è professore di strategie di contrasto della criminalità organizzata, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS), Rutgers University, Newark (USA).