Il furto, avvenuto alla fine di giugno 2026 presso la farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, di ottanta fiale di fentanyl deve determinare un livello di allerta massima per le autorità sanitarie e di polizia, con l’attivazione immediata del Piano nazionale di prevenzione.
I rischi connessi a un episodio di questa portata si concentrano principalmente su due fronti: l’elevatissima tossicità intrinseca della sostanza e l’impatto potenzialmente devastante sul mercato nero dello spaccio.
Il fentanyl a uso medico è altamente concentrato. Secondo le stime fornite dagli inquirenti e dalle autorità sanitarie, il pericolo è elevato: da 80 fiale ospedaliere si potrebbero ricavare circa 8 mg di sostanza pura e fino a circa 20.000 dosi da strada. È noto che due milligrammi di fentanyl puro possono essere letali per un adulto medio non assuefatto agli oppioidi. Le circa 20.000 dosi derivano dal fatto che il farmaco è notevolmente diluito (“tagliato”) per renderlo utilizzabile sul mercato. Ne consegue che la sottrazione di un numero apparentemente contenuto di fiale può tradursi in un volume potenziale di vendita e consumo di dimensioni considerevoli. Il fentanyl è un oppioide sintetico ad altissima potenza: è circa 50 volte più potente dell’eroina e 100 volte più potente della morfina.
In caso di assunzione incontrollata, il rischio principale è rappresentato dal blocco dei recettori respiratori nel cervello. Il consumatore può interrompere la respirazione nel giro di pochi minuti dall’assunzione, spesso prima ancora di riuscire a riconoscere il sovradosaggio.
Il pericolo più insidioso per la salute pubblica emerge quando i trafficanti impiegano il fentanyl per “tagliare” altre sostanze — ad esempio eroina, cocaina o pillole sintetiche contraffatte — all’insaputa degli acquirenti, con l’obiettivo di aumentarne l’effetto a costi più bassi. In questi casi, chi assume non sa che nella miscela è presente fentanyl. L’assenza di un dosaggio chimico di precisione, inevitabile in un ambiente clandestino, produce i cosiddetti “hot-spot”: dosi con concentrazioni letali, capaci di generare cluster di overdose improvvise.
Il fatto che il furto sia avvenuto in una cassaforte senza segni di effrazione solleva gravi interrogativi sulla sicurezza interna delle strutture sanitarie. Il rischio sistemico riguarda la vulnerabilità della catena di custodia dei farmaci ad alto rischio, i cosiddetti farmaci della Tabella dei narcotici. Per questo motivo il Ministero della Salute ha avviato ispezioni rigorose e una nuova circolare per inasprire i controlli in tutti gli ospedali italiani.
Avendo studiato a fondo il fenomeno negli Stati Uniti, si può ricordare che la diffusione incontrollata di fentanyl ha prodotto una crisi sanitaria senza precedenti, con oltre 70.000 morti l’anno attribuite alle overdose da oppioidi sintetici. L’allarme lanciato in Italia è finalizzato a interrompere sul nascere qualsiasi tentativo d’infiltrazione della sostanza nelle piazze di spaccio fisiche e sui canali del dark web.
Vincenzo Musacchio, professore di strategie di contrasto della criminalità organizzata, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS), Rutgers University of Newark (USA).


