L'articolo 32 della Costituzione italiana è chiaro: la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Ma, alla prova dei fatti, questo diritto continua a essere sistematicamente ignorato in nome di calcoli politici, pressioni economiche e interessi industriali.

L’inquinamento atmosferico è il primo fattore di rischio ambientale per la salute in Europa. Lo dice l’Agenzia Europea per l’Ambiente, non un gruppo di attivisti radicali. E l’Italia è nel mirino della Commissione Europea da anni per il mancato rispetto delle norme sulla qualità dell’aria. Tre condanne della Corte di Giustizia UE non sono servite a cambiare rotta. Anzi, continuano i rinvii, le deroghe, le scappatoie.

La Pianura Padana è uno dei luoghi più inquinati d’Europa. Secondo l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile – coordinato da Kyoto Club e Clean Cities Campaign in collaborazione con ISDE Italia – la maggior parte delle 26 città monitorate ha già superato, nei primi sei mesi del 2024, i limiti previsti dalla nuova Normativa Europea 2881/2024, che entrerà in vigore solo nel 2030. E anche questi limiti sono più permissivi di quanto raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per proteggere davvero la salute umana.

Nel 2023, un decreto legge aveva previsto lo stop alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 a partire da ottobre 2024. Ma il provvedimento è stato prima rimandato di un anno, e ora posticipato ancora. Il risultato? Milioni di persone continueranno a respirare aria tossica, con effetti gravi sulla morbilità e mortalità. L’accumulo di sostanze nocive nel tempo ha conseguenze pesantissime, che nessun governo può più permettersi di ignorare.

La risposta del mondo medico e ambientalista è netta: basta compromessi, basta scuse, basta anteporre interessi industriali alla salute pubblica. I Medici per l’Ambiente (ISDE Italia), da anni impegnati nel progetto nazionale “Salute e Inquinamento Atmosferico nelle Città Italiane”, si uniscono alla protesta contro l’ennesimo rinvio, insieme a Clean Cities Campaign, Cittadini per l’Aria, il Comitato Torino Respira e il Kyoto Club.

La loro dichiarazione è durissima:"Non è bastato lo scandalo Dieselgate, la più grave truffa industriale per occultare le emissioni reali di una tecnologia estremamente inquinante. Non sono bastate tre condanne da parte della Corte di Giustizia Europea. E soprattutto, non bastano al ministro dei Trasporti le oltre 50.000 morti premature ogni anno in Italia causate dall’inquinamento atmosferico".
Una domanda scomoda viene posta, ed è impossibile ignorarla:
"Vale più il diritto di guidare un mezzo vecchio e inquinante, o quello di respirare aria pulita e vivere in salute?"

Gli ambientalisti concludono:"Quella di oggi è l’ennesima misura dilatoria populista. Si finge di voler tutelare i cittadini, ma si tace il fatto che l’inquinamento costerà all’Italia, tra il 2024 e il 2030, il 6% del PIL nazionale. Anche questo è un danno economico diretto sulle tasche delle persone".
È il momento di scegliere da che parte stare. O si difende la salute pubblica, o si continua a proteggere i privilegi di pochi a scapito di tutti. Non c'è più tempo per l'ambiguità.