Arrivati al 2026, la Politica inizia a scaldare i motori per le Elezioni Politiche da tenersi entro ottobre del 2027 e, per prima cosa, c'è la disanima interna di come è andata questa compagine. E' da questo che verranno le scelte elettorali e le alleanze.

Lo fanno al loro interno, lo fanno in coalizione, facciamolo anche noi.
 
Innanzitutto, il governo italiano del 2026 si presenta come un mosaico complesso, unendo diverse anime politiche e competenze differenti. Non litigano e non si "distinguono" come a sinistra, ma l’analisi delle scelte concrete mette in luce alcune contraddizioni forti nella gestione reale delle politiche pubbliche.

Infrastrutture: il Ponte e l’illusione della modernità
Il ministro Matteo Salvini continua a concentrarsi sul progetto simbolico del Ponte sullo Stretto, annunciando conferenze e studi di fattibilità, mentre le infrastrutture esistenti soffrono di carenze croniche. Secondo dati del Ministero delle Infrastrutture, circa il 25% delle strade provinciali e comunali risulta in condizioni critiche, con ponti e viadotti che non sono stati adeguatamente manutenuti negli ultimi dieci anni. La campagna elettorale parlava di “sviluppo concreto del territorio”, ma nella pratica il focus rimane su un’opera simbolica, a discapito delle reti ferroviarie regionali, ponti urbani e messa in sicurezza del territorio. Soprattutto, Salvini non ha mancato di proporre e pretendere dal Governo posizioni di politica interna e di ordine pubblico profondamente divisive, senza parlare della fascinazione che ha su di lui l'estrema destra internazionale.

Ambiente: sovranità alimentare vs foreste e protezione ecologica
Il ministro Francesco Lollobrigida ha promosso con enfasi la “sovranità alimentare”, ma l’attenzione alle foreste, agli ecosistemi e alla gestione sostenibile del legno e della biodiversità resta marginale. Secondo ISPRA, negli ultimi cinque anni l’Italia ha registrato una perdita di circa 4.500 ettari di bosco per urbanizzazione e incendi, un dato che contraddice la retorica della campagna elettorale incentrata sulla tutela del territorio e delle risorse naturali.
Parallelamente, Pichetto Fratin, titolare dell’energia, si occupa principalmente di infrastrutture energetiche e politiche di approvvigionamento, trascurando temi ambientali chiave come la riduzione dei gas serra, la tutela dei fiumi e delle aree protette, che sono invece urgenti per la resilienza climatica italiana.

Istruzione e concorsi: la precarietà non risolta
Il ministro Giuseppe Valditara ha ottenuto critiche diffuse per la gestione dei concorsi pubblici e per la persistente presenza di personale precario nella scuola. A fronte di promesse di riforma, ancora oggi decine di migliaia di insegnanti e personale ATA lavorano con contratti a termine, con un impatto diretto sulla qualità dell’insegnamento e sulla continuità educativa.
Intanto, senza la riforma degli scrutini e delle prove d'esame, le scuole non possono fare altro che sfornare gli stessi ignoranti di sempre.

Salute: non cambiare nulla per non cambiare tutto
In campo sanitario, c'è solo da rimanere basiti, se Schillaci tollera l’utilizzo dell’obsoleto ICD9, ancora in vigore fino almeno al 2027, mentre altre nazioni europee hanno ormai adottato sistemi più aggiornati, penalizzando la classificazione stessa delle patologie, da cui le cure appropriate, la pianificazione sanitaria e l’accuratezza statistica.
Quanto alla riforma delle autonomie regionali, inclusa la Sanità, attendiamo sempre che il Parlamento dia la parola a Calderoli e che poi ne discuta per davvero.

Welfare e riforme sociali: metà del guado
Il ministro Locatelli, responsabile della riforma della 104, ha introdotto modifiche parziali, lasciando il sistema “a metà del guado”, arretrato su un concetto di "compromissione" ottocentesco, con famiglie e persone con disabilità che continuano a segnalare difficoltà nell’accesso e nell’erogazione dei servizi, mentre non è affatto chiaro quali saranno i requisiti di accesso per il futuro.

Turismo, Cultura e l' addio ai fondi pubblici
Al Turismo, come c'era da aspettarsi, Daniela Santanchè non ha prodotto risultati rilevanti, mentre Alessandro Giuli alla Cultura dopo tanto vanto ha previsto un taglio strutturale di circa 150 milioni di euro al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo nel biennio 2026-2027, riducendo la capacità dello Stato di sostenere produzioni indipendenti e progetti culturali innovativi.

Per quanto riguarda Paolo Zangrillo e la Pubblica amministrazione, non c'è stato uno sciopero o una protesta che lo riguardi e questo già basta per farsi dubbi sull’effettiva capacità di trasformare le campagne elettorali in politiche concrete.

In sintesi, il governo mostra una contraddizione tra promesse e pratica: si annunciano interventi simbolici (Ponte, sovranità alimentare) mentre infrastrutture, ambiente, scuola e sanità restano aree con criticità croniche. Gli elettori si aspettavano concretezza e attenzione alle emergenze quotidiane, ma in molti settori la gestione è rimasta parziale o simbolica.

Non mancano però aspetti positivi, altrimenti non sarebbero durati finora. 
Che piaccia o meno, è da riconoscere la capacità politica di Giorgia Meloni, Giancarlo Giorgetti, Antonio Tajani e Guido Crosetto: nonostante le divergenze tra ministeri e personalità fortemente eterogenee, pur navigando negli erti flutti della disastrosa situazione internazionale, sono riusciti a mantenere il governo coeso, tenendo insieme un vero “accrocco” politico con interessi e priorità spesso contrastanti.
Inoltre, la senatrice Anna Maria Bernini ha finalmente bloccato l’iscrizione a Medicina per chi non dimostra competenze scientifiche di base, preservando il livello qualitativo degli studi e la sicurezza futura dei pazienti. E non è affatto poco.

Il quadro attuale mostra un governo efficace nell’apparenza ma parziale nella sostanza, con promesse di campagna elettorale che si scontrano con ritardi, tagli e disattenzioni in settori chiave. Allo stesso tempo, la capacità di alcuni ministri e della leadership politica di gestire le tensioni interne mantiene un equilibrio complesso ma necessario per garantire la stabilità dell’esecutivo.
La sfida rimane quella di tradurre annunci in risultati tangibili, soprattutto nelle infrastrutture, nell’ambiente, nella scuola e nella cultura.
L'elemento critico della coalizione rimane la Lega, con i suoi atteggiamenti internazionali fuori cliché, il suo collocarsi  "più a destra" possibile (semmai possibile) e i suoi ministri senza esperienza e dalle tante carenze.