DRUSILLA FOER E “VENERE NEMICA”: un mito rivisitato tra ironia e profondità
*_©Angelo Antonio Messina
Drusilla Foer, poliedrica artista nota per il suo stile unico e per la capacità di coniugare eleganza e sagacia, torna alla ribalta teatrale con “Venere Nemica”, la sua seconda prova autorale presentata con la regia di Dimitri Milopulos, la partecipazione di Elena Talenti e la direzione artistica di Franco Godi. Dopo il successo di “Eleganzissima”, Foer si cimenta in un’opera che non è semplicemente un recital o un musical, bensì una pièce teatrale di prosa supportata da musica dal vivo, che rilegge con piglio contemporaneo e tagliente la celebre favola di Apuleio “Amore e Psiche”. Con 128 repliche sold out che suggellano il gradimento del pubblico, “Venere Nemica” conferma l’originalità e la profondità espressiva della performer, che riesce a rendere attuale e toccante un mito classico spesso relegato all’archeologia culturale.
La forza di “Venere Nemica” risiede nell’abile contaminazione tra tragedia, commedia e musical: un equilibrio sottilissimo mantenuto grazie a una scrittura originale, ironica ma anche commovente, che mette in scena temi immortali declinati in chiave moderna. Venere, dea dell’amore e della bellezza, viene rappresentata come un personaggio complesso, lontano dall’ideale mitologico stereotipato: è un’eterna immortale che vive una sorta di esilio dall’Olimpo, la cui condizione di immortalità diventa quasi una prigione di tempo e solitudine. Il suo trasferimento a Parigi, città simbolo del lusso ma anche della caducità dell’esistenza umana, è emblematico: in essa Venere trova la possibilità di confrontarsi con l’imperfezione della vita mortale e, paradossalmente, di desiderarla. La sua malinconia verso l’effimero rappresenta una riflessione profonda sull’attualità, sul disagio dell’essere e sul senso della bellezza nella società contemporanea, ormai frantumata e globalizzata.
Foer accende un faro sui conflitti eterni tra generazioni, in particolare su quello tra suocera e nuora, mettendo al centro la figura di Venere come madre frustrata e tradita, la cui possessività nei confronti del figlio Amore (Cupido) diventa il motore di una rivincita feroce contro Psiche, l’eroina mortale del mito. È interessante come in questa rilettura moderna la narrazione si sposti dall’epopea classica di scontri tra Dei a uno scontro più umano, fatto di gelosie, rancori famigliari, e desideri inappagati. La dimensione del dramma umano, e ancor più quella della famiglia, viene così forgiata in uno specchio universale dove ognuno può riconoscersi, e dove le dinamiche ancestrali della relazione materna diventano metafora di conflitti interiori e sociali.
La scelta di rendere Venere una donna ironica, tagliente e lievemente spietata amplifica ulteriormente l’effetto emotivo dello spettacolo. Drusilla Foer, con la sola presenza scenica, riesce infatti a incarnare l’archetipo divino, rendendolo sì distante per immortalità ma profondamente vicino per sensibilità e fragilità. La complicità con Elena Talenti, nel ruolo di cameriera e confidente, crea un dialogo vibrante dove si alternano la dolcezza e l’amarezza, il sarcasmo e il lirismo. Questa interazione scandisce il ritmo narrativo, permettendo alla pièce di evolversi da un’atmosfera languida e nostalgica a momenti di tensione e risate liberatorie.
Musicalmente, la scelta di inserire un repertorio inaspettato e intenso aggiunge un ulteriore livello di coinvolgimento emotivo. La musica dal vivo, elemento fondamentale nella messa in scena, va oltre la semplice funzione decorativa: diventa voce delle emozioni più profonde dei personaggi e strumento per sottolineare i passaggi narrativi chiave. La regia di Dimitri Milopulos contribuisce a creare un ambiente teatrale ricco di suggestioni visive e sonore, capace di trasportare lo spettatore dalla mitologia antica ai quartieri parigini moderni, senza mai perdere di vista la coerenza stilistica e tematica.
Dal punto di vista storico e culturale, “Venere Nemica” si pone come un’opera di grande valore perché rilegge un mito classico con sensibilità contemporanea, ponendo l’accento sui motivi di eternità degli archetipi mentre li adegua allo sguardo odierno. La competizione tra generazioni, la paura della perdita della giovinezza e della bellezza, la necessità di riconciliare amore e odio sono temi che affondano le radici in una cultura millenaria ma risuonano fortemente con le inquietudini dei nostri tempi. Questa tensione tra antico e moderno, tra mito e quotidiano, costituisce il cuore pulsante della pièce e rende l’esperienza teatrale ricca di significati stratificati.
Un aspetto che rende “Venere Nemica” particolarmente toccante è la rappresentazione di Venere non solo come antagonista, ma anche come madre capace di un amore infinito e incondizionato, nonostante il rancore e la delusione. Questo passaggio emotivo, delicatamente tratteggiato nel finale dell’opera, enfatizza la complessità del personaggio e il suo percorso attraverso il dolore e la vendetta fino a una forma di perdono e comprensione. È un momento di autentica umanità che smaschera la divinità, rivelando la vulnerabilità che accomuna dei e uomini.
“Venere Nemica” di Drusilla Foer si presenta come un’opera di grande freschezza intellettuale e sensibilità artistica, capace di affascinare un pubblico ampio e variegato. L’approccio ironico, a tratti pungente, alle tematiche classiche e universali, sostenuto da un’eccellente esecuzione artistica, fa di questo spettacolo una testimonianza viva del potere eterno del mito e della sua capacità di reinventarsi attraverso il teatro. Drusilla Foer, con la sua arte raffinata e penetrante, invita lo spettatore a riflettere non solo sul passato mitologico, ma anche sui conflitti, le passioni e le contraddizioni dell’esistenza contemporanea, rendendo “Venere Nemica” un momento culturale, emotivo e popolare di rara intensità.
Dal 9 al 12 aprile 2026
feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Best Sound
in collaborazione con Savà Produzioni Creative
presenta
DRUSILLA FOER
VENERE NEMICA
Scritto da Drusilla Foer
con la partecipazione di Elena Talenti
Regia Dimitri Milopulos
Direzione artistica Franco Godi
Foto: *_©Serena Gallorini
BIGLIETTI
Prestige € 45,00 - Poltronissima € 40,00 - Poltrona € 29,00 - Poltronissima under 26 anni € 21,50
Per acquisto:
biglietteria del Teatro
online https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=3637469
circuito Ticketone
Teatro Manzoni
Via Manzoni 42 - 20121 Milano
Tel. 02 7636901
Fax 02 76005471
*_©Angelo Antonio Messina
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Note di Drusilla Foer
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Ad affascinarmi nella figura di Venere, tanto da rappresentarne l’inaspettata vulnerabilità, è stata la noia e il fastidio di essere inattaccabile dal punto di vista della Dea, della sua perfezione in quanto divinità. Anzi, lei vuole essere imperfetta, finalmente stando fra gli uomini può stare a contatto con quelle piccole fragilità umane che sono ricche di informazioni, ricche di sentimenti, di emozioni, di scelte, di fallimenti. E quindi Venere, infastidita dalla natura dell’Olimpo da cui proviene, dall’immaturità, dalla ringhiosità, dai capricci degli Dei, invece di vivere una bolla interminabile di tempo con questa gente seduta fra le nuvole bianche dell’Olimpo, preferisce buttarsi nel mare e scappare, raggiungere gli uomini e stare fra loro, cedere alla vanità, ai bei vestiti, alla messa in piega e soprattutto stare fra gli umani che, a differenza di lei, hanno questa urgenza di vivere che è possibile solo se sai di morire. Nell’urgenza di vivere c’è sicuramente più densità di sentimento, densità di emozione e di intenzione.
I miti sono un contenitore eterno di temi con cui l'uomo si trova a fare i conti. In questa favola - come in ogni favola - ci sono molti luoghi da indagare, su cui soffermarsi: l'amore della madre, la sua possessività, il tema della bellezza e del suo valore, il tema dell'eternità, dell'immortalità, della competizione. Insomma è una favola molto complessa, infatti il testo viene recepito su tantissimi livelli: qualcuno ne coglie solo l'aspetto un po' comico, croccante, fragrante e altri accolgono anche la parte più riflessiva e drammatica.
Nella favola greca di Apuleio - che ha un mito praticamente sovrapponibile in moltissime culture e religioni diverse, c’è in India e in Africa, segno che tratta archetipi che albergano nell’animo umano da tanto tempo - Venere viene sostituita in terra da Psiche perché tutti la credono l’incarnazione di Venere, quindi nella narrazione c’è questo conflitto fra le due, ma alla fine si scopre che dove c’è un conflitto c’è sempre un dolore simile. L’una riconosce nell’altra il dolore comune di essere stata punita per il proprio aspetto: Venere aveva l’ostilità di tutto l’Olimpo, non era considerata una dea importante; Psiche, nella propria bellezza e nello sposare un Dio, rinuncia alla propria umanità per diventare immortale. Ambedue sono immortali, ambedue sono bellissime, ambedue sono condannate a un’eternità di bellezza che però le rende sole. Questa è anche una piccola sottolineatura a questa attitudine che il mondo attuale, in modo più delineato che nel passato, ci impone: essere belli, essere giovani, essere presentabili. A volte questa cosa porta a un luogo di solitudine, perché non si è mai contenti di come si è, perché si cerca l’approvazione degli altri.