ROMA - Il Vangelo di Giuda: qualcosa nel modo in cui il cinema torna a raccontare i grandi archetipi religiosi negli ultimi anni sta cambiando, e non poco. Non si tratta più solo di mettere in scena storie già sedimentate nell’immaginario collettivo, ma di smontarle, ribaltarle, cancellarle come se fossero vecchi codici da riscrivere. Ed è esattamente qui che si inserisce Il Vangelo di Giuda, il nuovo film di Giulio Base, presentato fuori concorso al Locarno Film Festival e in arrivo nelle sale italiane il 2 aprile 2026.

Giulio Base, nato a Torino il 6 dicembre 1964, è un regista, attore, sceneggiatore e produttore italiano di origini piemontesi da parte di madre, mentre il padre era un emigrato dal Sud Italia che lavorava vendendo pop-corn al cinema. Cresciuto a Torino, si è formato artisticamente alla Bottega Teatrale di Firenze sotto la guida di Vittorio Gassman.


Non è un film che prova a rassicurare lo spettatore. È uno di quelli che ti prende, ti scuote e ti lascia con quella sensazione un po’ disturbante tipica delle storie che non vogliono darti risposte facili. Perché qui il punto non è raccontare Giuda come lo abbiamo sempre conosciuto, ma provare a capire cosa significhi davvero essere “il traditore” quando tutto sembra già scritto.

È Giulio Base, regista e autore stesso del film, ad interpretare il ruolo di Giuda - ci ha anticipato don Pasqualino Rubino, in un recente incontro, lui che ha visto il film in anteprima. Nel film Giuda è rappresentato sempre a volto coperto o in ombra non riconoscibile questo a voler significare che Giuda può avere mille volti e poter essere ognuno di noi. Buona pasqua e buona visione.