Il clima politico e militare tra Israele e Hamas si inasprisce nuovamente dopo la consegna, avvenuta lunedì notte, di resti umani che Hamas ha presentato come "appena ritrovati", ma che secondo le autorità israeliane apparterrebbero a Ofir Tzarfati, detenuto già dichiarato morto e sepolto in Israele oltre un anno fa. Tzarfati, 27 anni, era stato rapito il 7 ottobre 2023 dal festival musicale Nova e il suo corpo era stato recuperato dall'IDF il 1° dicembre 2023.

La famiglia, convocata martedì mattina dai rappresentanti militari, è stata informata che frammenti aggiuntivi del corpo del figlio sono stati riconsegnati da Hamas. Ma la modalità della consegna ha creato nuove tensioni: fonti militari israeliane accusano Hamas di aver messo in scena il ritrovamento, scavando una buca nell'est di Gaza City e simulando la scoperta del corpo davanti alla Croce Rossa, nonostante avesse avuto in possesso i resti da tempo.

Secondo l'IDF, l'intera operazione è stata ripresa da un drone militare. Le immagini, viste dalla famiglia ma non ancora diffuse pubblicamente, mostrerebbero – secondo i parenti – "una manipolazione disumana, progettata per sabotare l'accordo sugli ostaggi".

Violazione dell'accordo di cessate il fuoco
Il governo israeliano ha definito la consegna "una chiara violazione" del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, che obbliga Hamas a restituire i corpi dei 13 detenuti deceduti ancora sepolti a Gaza. Hamas, secondo Israele, starebbe rallentando deliberatamente le restituzioni per ottenere ulteriori concessioni politiche e militari.

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione straordinaria con i vertici della sicurezza per valutare contromisure. Tra le opzioni sul tavolo vi è lo spostamento della cosiddetta "Linea Gialla", che divide la Striscia di Gaza, ampliando il controllo militare israeliano per aumentare la pressione su Hamas. Secondo media israeliani, Washington non si opporrebbe.

Frattura politica interna in Israele
La vicenda ha riacceso lo scontro politico in Israele. Il Forum delle Famiglie degli Ostaggi ha chiesto la sospensione dell'accordo di tregua fino alla restituzione completa dei corpi. I ministri di estrema destra spingono apertamente per tornare alla guerra e "distruggere Hamas una volta per tutte".

Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha dichiarato: "Non dobbiamo chiedere un prezzo. Dobbiamo togliere a Hamas la sua stessa esistenza". Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha chiesto la riunione immediata del gabinetto di guerra per pianificare risposte "decisive e irreversibili", proponendo persino di arrestare di nuovo tutti i prigionieri palestinesi rilasciati nell'ambito dell'accordo sugli ostaggi.

Anche l'ex primo ministro Naftali Bennett ha chiesto senza mezzi termini "la distruzione di Hamas, un cancro che va estirpato".

Opposizioni e linea diplomatica
Non tutti, però, appoggiano un ritorno alla guerra aperta. Il leader dell'opposizione Yair Lapid ha criticato Hamas per non aver rispettato l'accordo, ma ha respinto le richieste dei ministri estremisti: "La violazione non giustifica la ripresa totale delle ostilità. L'obiettivo deve restare il rientro di tutti gli ostaggi, vivi o morti".

La risposta di Hamas
Da Gaza, un portavoce di Hamas ha respinto le accuse israeliane parlando di "bugie costruite per giustificare l'aggressione" e ha accusato Israele di ostacolare le operazioni della Croce Rossa. Secondo Hamas, "è Israele a creare impedimenti deliberati" e a utilizzare la questione dei corpi "per fini politici e militari".

Una situazione sempre più instabile
La restituzione dei resti di Tzarfati, invece di rappresentare un passo verso la distensione, ha fatto esplodere nuove tensioni. Il gesto, interpretato da Israele come una provocazione, rischia di far naufragare completamente il processo di cessate il fuoco e di trascinare la regione verso una nuova fase del conflitto.

Le richieste delle famiglie degli ostaggi continuano a dominare il dibattito pubblico. Come ha detto Ruby Chen, padre di un soldato israeliano-americano ancora trattenuto a Gaza: "Questo accordo non funziona. Hamas non ha alcun incentivo a restituire i nostri morti. Il governo deve cambiare strategia, ora, prima che sia troppo tardi".

 
La questione dei corpi non restituiti è diventata il nuovo epicentro della lotta politica, diplomatica e militare, che lo Stato ebraico e parte dell'opinione pubblica utilizzano per giustificare iol prosieguo del genocidio nella Striscia, visto che a Gerusalemme est e in Cuisgiordania, nelfrattempo, non si è certo interrotto. 

Da ricordare che i cosiddetti ostaggi sono stati bombardati, assassinati e sepolti proprio da coloro che adesso pretendono che i loro resti vengano restituiti! Sono gli stessi che, nonostante sia previsto negli accordi del cessate il fuoco, impediscono che a Gaza entrino mezzi pesante per scavare e rimuovere le macerie. I resti dei prigionieri israeliani sono sepolti sotto tonnellate di cemento... come è possibile recuperare quei corpi con pale e picconi?