Hamas accetta il piano di Trump per la fine della guerra a Gaza: un passo verso la pace o una nuova fragile tregua?
In una mossa che potrebbe segnare una svolta dopo quasi due anni di assedio, Hamas ha ufficialmente approvato il piano statunitense per la cessazione della guerra nella Striscia di Gaza.
La proposta, articolata in 20 punti e presentata dal presidente americano Donald Trump, prevede un cessate il fuoco permanente, il rilascio reciproco di prigionieri, il ritiro graduale delle forze israeliane e la ricostruzione del territorio devastato... anche se i palestinesi in tutto questo hanno un ruolo che definire marginale appare molto ottimistico.
La posizione di Hamas: "Responsabilità nazionale e fine del massacro"
In un comunicato diffuso nella serata di venerdì, il movimento di resistenza palestinese ha spiegato di aver raggiunto la decisione "dopo ampie consultazioni con le proprie istituzioni, le fazioni palestinesi, e i mediatori internazionali".
Hamas afferma di agire "per fermare il genocidio contro il popolo palestinese e per difendere i suoi diritti fondamentali", ribadendo la volontà di porre fine all'aggressione israeliana e garantire una pace fondata sulla giustizia e sull'autodeterminazione.
La leadership del movimento ha inoltre dichiarato di apprezzare gli sforzi arabi, islamici e internazionali — compresi quelli di Washington — pur precisando che "ogni discussione sul futuro di Gaza e sui diritti del popolo palestinese dovrà avvenire all'interno di un quadro nazionale condiviso".
I termini dell'intesa
Secondo la bozza resa pubblica, Hamas rilascerebbe tutti i 48 ostaggi israeliani ancora detenuti, compresi i corpi di coloro rimasti uccisi durante il conflitto, entro 72 ore dall'entrata in vigore del cessate il fuoco permanente.
In cambio, Israele dovrebbe liberare oltre 2.000 prigionieri palestinesi e avviare il ritiro delle proprie truppe da ampie aree della Striscia.
Il piano prevede inoltre la creazione di un'amministrazione palestinese indipendente composta da tecnocrati, con il sostegno dei Paesi arabi e islamici. Si tratta, almeno sulla carta, di un tentativo di superare l'attuale divisione politica interna e avviare una gestione unitaria del territorio. In realtà, prima che i palestinesi possano farlo, a governare Gaza sarà un Consiglio di amministrazione governato da speculatori o predatori (quello è il loro scopo) disposti a trasformare un genocidio nell'ennesima occasione di business... senza contare che il piano non parla di Cisgiordania, coloni ebrei e diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi.
Trump: "Hamas è pronta per una pace duratura"
Dalla Casa Bianca, Trump ha accolto con favore la risposta di Hamas, definendola "un segnale storico".
"Credo che Hamas sia pronta per una pace duratura — ha dichiarato su Truth Social —. Israele deve fermare immediatamente i bombardamenti per permettere il rilascio in sicurezza degli ostaggi e l'avvio del processo di pace."
Da sottolineare l'atrocità di tale affermazione. Al delinquente che siede alla scrivania dello Studio Ovale non importa di fermare anche il genocidio dei palestinesi... a lui interessa unicamente la sorte dei prigionieri israeliani.
In ogni caso, è la prima volta dall'inizio del suo nuovo mandato che il presidente statunitense chiede apertamente a Israele di interrompere i raid aerei su Gaza.
Trump ha inoltre ribadito che la fine del conflitto "potrebbe aprire la strada a una pace più ampia in Medio Oriente" e ha ringraziato i Paesi che hanno sostenuto la mediazione, tra cui Qatar, Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Giordania.
Tel Aviv reagisce con cautela
Poche ore dopo l'annuncio, l'ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso una nota affermando che Israele è "pronto all'attuazione immediata della prima fase del piano", relativa al rilascio degli ostaggi.
Tuttavia, il comunicato non ha fatto alcun riferimento al cessate il fuoco, e secondo fonti militari citate dai media israeliani, l'esercito avrebbe ricevuto solo l'ordine di limitare le operazioni offensive, passando temporaneamente a una postura difensiva. Infatti, Al Jazeera riporta l'uccisione di 7 palestinesi dopo l'appello di Trump.
All'interno del governo israeliano emergono divisioni: mentre alcuni ministri vedono nella proposta una via d'uscita dal pantano militare, altri temono che l'accordo rafforzi politicamente Hamas e implichi una sconfitta simbolica per Israele.
Il nodo del disarmo e della sovranità
Uno dei punti più controversi resta il futuro ruolo di Hamas e la questione del disarmo. Intervistato da Al Jazeera, Musa Abu Marzouk, membro del politburo del movimento, ha dichiarato che Hamas "non consegnerà le proprie armi finché l'occupazione israeliana non sarà terminata". "Le nostre armi appartengono al popolo palestinese e saranno consegnate solo a un futuro Stato palestinese libero e sovrano", ha aggiunto.
Un messaggio chiaro: nessuna resa, ma disponibilità al compromesso politico. Una risposta logica.
Una mossa che cambia la narrazione
L'accettazione del piano di pace da parte di Hamas mette in difficoltà la narrativa israeliana e occidentale secondo cui il movimento sarebbe irriducibilmente ostile a ogni soluzione diplomatica. Al contrario, l'iniziativa mostra una volontà pragmatica di uscire dal conflitto, pur nel rispetto delle rivendicazioni nazionali palestinesi.
Resta ora da capire se Israele — e con esso i suoi alleati — saranno disposti a cogliere l'occasione o continueranno sulla strada dell'occupazione e dell'assedio.
Prospettive
Dopo quasi due anni di guerra, e circa 200mila vittime palestinesi , e una crisi umanitaria senza precedenti, la risposta di Hamas segna una rara apertura diplomatica in una regione segnata da sfiducia e violenza.
Se la comunità internazionale intende davvero perseguire la pace, dovrà esercitare pressioni concrete su Israele affinché rispetti gli impegni, sospenda le operazioni militari e consenta l'ingresso massiccio di aiuti nella Striscia.
Per ora, Gaza resta sospesa tra la speranza di una tregua storica e il timore dell'ennesima promessa tradita.