Un recente studio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) lancia un allarme chiaro: lo stress e una dieta ricca di grassi durante la gravidanza hanno effetti profondamente simili sul cervello in via di sviluppo dei nascituri, aumentando il rischio di disturbi mentali. La ricerca, condotta su modelli animali e pubblicata sulla rivista Molecular Psychiatry, è parte del progetto europeo EMBED ed è frutto della collaborazione tra diversi enti di ricerca europei, tra cui il German Institute for Human Nutrition e il Charité di Berlino.

Effetti biologici evidenti e differenze tra maschi e femmine

Lo studio, guidato da Francesca Cirulli, dirigente di ricerca presso il Centro per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’ISS, ha documentato alterazioni significative sia nella struttura che nella funzionalità della placenta, in seguito all’esposizione materna a stress o dieta iperlipidica. In particolare, sono stati osservati marcatori di infiammazione e stress ossidativo nei cervelli dei feti, con effetti distinti a seconda del sesso.

Nei feti maschi, i cambiamenti placentari suggeriscono un possibile aumento del rischio di malattie cardio-metaboliche future. Nelle femmine, invece, il cervello risulta maggiormente colpito, con una forte attivazione di geni legati a infiammazione e stress ossidativo. Questo indica che lo stesso fattore ambientale può avere impatti neurobiologici diversi a seconda del sesso del nascituro, un aspetto che la medicina non può più permettersi di ignorare.

Prospettive di intervento: antiossidanti e prevenzione

Oltre a descrivere i danni potenziali, la ricerca ha esplorato anche possibili contromisure. In particolare, sono stati testati alcuni composti antiossidanti per contrastare gli effetti dello stress prenatale. Tra questi, l’N-acetilcisteina (NAC), derivato dell’aminoacido cisteina, si è dimostrata promettente. NAC è nota per la sua capacità di neutralizzare i radicali liberi e potrebbe, secondo i ricercatori, contribuire a ridurre l’infiammazione cerebrale e migliorare la trasmissione dei segnali neuronali.

Un cambio di rotta: prevenzione e stili di vita

Il presidente dell’ISS, Rocco Bellantone, ha sottolineato l’importanza strategica della prevenzione in gravidanza, fase cruciale nella vita di una donna. “Cambiare stile di vita in questo momento – ha dichiarato – può garantire benefici duraturi sia alla madre che al bambino. Serve un approccio integrato, che parta da una corretta informazione e includa il monitoraggio attivo dei progressi durante la gestazione.”

L’obiettivo futuro è ambizioso ma realistico: sviluppare interventi combinati, farmacologici e nutrizionali, in grado di proteggere la salute mentale dei nascituri riducendo i danni da stress o alimentazione sbilanciata. Secondo Cirulli, l’integrazione nella dieta di antiossidanti naturali e acidi grassi omega-3, unita a supporto psicologico mirato, potrebbe rappresentare una strategia semplice ed efficace, anche per le donne in situazioni a rischio di obesità o disagio psichico.

Ricerca solida, collaborazioni internazionali

Lo studio è stato finanziato nell’ambito del programma Eranet-Neuron e ha coinvolto numerosi centri dell’ISS – dal Centro per la salute mentale a quello per la medicina di genere – insieme a partner internazionali. Primo autore Chiara Musillo, corresponding author Alessandra Berry. Un lavoro corale che potrebbe aprire la strada a nuovi protocolli di prevenzione in ambito perinatale.


Lo stress e una cattiva alimentazione in gravidanza non sono fattori trascurabili. Le evidenze parlano chiaro: hanno un impatto reale e duraturo sulla salute mentale dei futuri adulti. La scienza oggi offre strumenti per intervenire. Ignorarli sarebbe irresponsabile.